venerdì 26 marzo 2010

Affondo di fioretto

Oggi è stata una di quelle giornate.
Sì, lo sapete sicuramente anche voi, una di quelle giornate in cui pensi che una volta per tutte è stato oltrepassato un limite.
Solo che poi c'è sempre una volta successiva, quando capisci che allora non era stato nulla in confronto, che adesso sì che siamo arrivati al colmo della misura. E da questo circolo vizioso non si esce facilmente, finchè non si decide di farlo davvero.

Vi ricordate quella famosa giornata dell'autobus? Avevo accennato a fatto che mi erano stati comunicati provvedimenti economici dell'agenzia in cui lavoro, tali da ridurre i costi aziendali per rientrare nel bilancio.
Ci era stato chiesto un sacrificio, una cosa piccola, qualche mese soltanto. Erano i primi di ottobre e la riduzione di stipendio avrebbe riguardato lo stesso mese in corso. Una cosa da poco, appena qualche mese appunto. Diciamo fino a dicembre, poi ci avrebbero riparlato.

A dicembre siamo stati convocati. Ma tre mesi non sono sufficienti per uscire dai problemi. Dicono che siamo sulla buona strada però, che ne usciremo presto. Ma pare che tornare a regime adesso vorrebbe dire essere un po' incauti. L'agenzia non è ancora solidamente in salvo. Pare che sia necessario aspettare ancora un po', ma ci danno un appuntamento a marzo.

Eccoci qua. Qualcuno ci parlerà già negli ultimi giorni di febbraio per farci saper cosa potremo aspettarci dal mese di marzo?
No, troppo presto. Allora sarà marzo inoltrato, lo sarà sicuramente.
E infatti arriva una mail. Una mail che dice che siamo convocati in riunione, per aggiornarci sulla situazione dell'agenzia e sulle singole posizioni di ognuno di noi.
Bene. Ci sembra di cogliere un cauto ottimismo nell'aria, quindi forse potremo tornare a rivedere il nostro stipendio pieno.

Ma oggi succede una cosa nuova e tuttosommato imprevista. Oggi, sul più bello, arriva una nuova mail.
Dice che purtroppo la riunione è rimadata. Anzi, rinviata alla seconda metà di aprile.
Come mai? Perchè i nostri capi aspettano di sapere se e come saranno concluse alcune trattative commerciali con alcuni dei clienti dell'agenzia.
Ah certo.
E l'esito di queste contrattazioni influenzerà i nostri stipendi, evidentemente.
Ah certo.
Ma in che senso, con esattezza? Perchè nella mail c'è scritto che senza conoscere l'esito di queste vicende, non sarà possibile parlare delle prospettive lavorative del prossimo anno.
Le parole sono importanti. Cosa posso dedurre?
Che io lavoro in un posto in cui la firma di un paio di contratti blocca ogni capacità previsionale dell'azienda per il successivo anno. Che io lavoro in un posto dove non si è capito ancora che la parola "dipendente" indica una persona che "dipende economicamente dall'azienda stessa" e nei confronti di questa persona l'azienda si dovrebbe sentire responsabile.
Sembra che sfuggano le cose più importanti. Quelle basilari che dovrebbero far parte della coscienza civica e della cultura di una persona anche minimamente decente.

Mail mandata. Nei nostri computer si sente un suono di notifica. Tutti cliccano l'icona della posta e, in un meraviglioso quadro post moderno, ognuno nel proprio computer e tutti insieme nella medesima sorte, leggiamo. Semplicemente leggiamo. Ognuno ha un proprio gesto di stizza. Uno scambio di sguardi. Un silenzio in più. Nella stessa stanza, c'è la persona che quella mail l'ha inviata, che continua a lavorare, fingendo che tutto proceda nel migliore dei modi. O anche se non nel migliore, in un modo comunque normale.

Adesso ho davanti a me un mese. Un mese in cui riflettere attentamente a quello che dirò quando mi siederò davani ai miei capi e li guarderò in faccia.
Un altro mese di questo "sacrificio", chiesto da chi assegna a questa parola un significato del tutto particolare e che, in questi giorni di quaresima, fa il fioretto di non mangiare cioccolato.
Noi stiamo facendo un fioretto da oltre sei mesi e lo facciamo per pagare la macchina di qualcuno, le vacanze di qualcunaltro, e chissà cos'altro. Almeno sappiamo che rispiarmiano in cioccolato.

2 commenti:

Guisito ha detto...

Brutto momento. Certo, siamo in periodo di vacche magre, la crisi; ma mi sa che sono parecchi a marciarci sulla leggenda metropolitana della crisi. La crisi c'è solo per i poveri cristi. Gli imprenditori benestanti ne escono sempre più benestanti. Occorre che ritorni in auge la lotta di classe.
Guisito

Pris ha detto...

Eh sì, Guisito, la lotta di classe sarebbe gradita. Ma dovremmo veramente ricominciare tutto da capo, perchè ogni potere contrattuale la mia generazione se l'è già giocato.