mercoledì 1 dicembre 2010

No comment

Sarei felice se l'onorevole Paola Binetti chiedesse ufficialmente scusa ai parenti e agli amici di Mario Monicelli.
Se poi la prossima volta riflettesse prima di parlare, sarebbe ancora meglio.

sabato 20 novembre 2010

La politica tra visione del mondo e persuasione

Le polemiche sulla trasmissione di Fazio e Saviano tengono banco, da prima che andasse in onda la prima puntata.
Mi ha fatto molto riflettere l'indignazione di molti che ritenevano inopportuno l'invito fatto a Fini e Bersani per elencare, rispettivamente, i valori della destra e della sinistra. Attenzione. Non il loro programma elettorale, ma un elenco di valori.
Poi le polemiche si sono sgonfiate con un niente di fatto, loro hanno fatto il loro intervento e se ne sono tornati a casa.
Ma il giorno dopo, un giornale online titolava: "Fini e Bersani: chi vi ha convinto di più? Votate."
E allora non ci siamo capiti.
Ma cosa vuol dire "chi vi ha convinto di più"?
La politica non è necessariamente persuasione, quella è una campagna elettoriale.
La politica è un modo di vedere il mondo, la società, il vivere insieme. Chi è più convincente?
Ognuno dei due ha spiegato cosa pensa la destra e cosa pensa la sinistra. Non loro, ma in generale.
Forse in questo paese non riusciamo più a capire che esiste la destra ed esiste la sinistra, a prescindere da chi la rappresenta.
Fini è stato convincente nel presentare i valori della destra. Sono i valori della destra che, per me, non sono convincenti. Ma questo è davvero molto diverso.

mercoledì 17 novembre 2010

Allora non posso più dire niente

Si narra che questa mattina il mio capo abbia incrociato la signora che pulisce l'ufficio.
Pare che con estrema gentilezza e dolcezza le abbia chiesto di prestare maggiore attenzione alla pulizia del bagno. A questo punto la storia sarebbe precipitata in un inatteso epilogo: la signora sarebbe scoppiata a piangere e tra i singhiozzi avrebbe detto "non sono una ladra".
A voi la libertà di interpretare il simpatico aneddoto e di immaginare i toni delicati con cui sarà stata espressa la critica costruttiva.


Nota a margine. Lavoro qui da anni e posso affermare con orgoglio di non essere ancora scoppiata a piangere. Per ora il mio capo ogni tanto mi tende un agguato e mi chiede cosa sto facendo, soprattutto quando sente lo strano rumore dei tasti della tastiera. Per chi se lo fosse perso, io sarei pagata per scrivere tutto il santo giorno.

sabato 13 novembre 2010

Spientino va alla guerra

Nuova puntata della vita in agenzia.
In un microcosmo che ormai da oltre due anni si è costruito tutto al femminile, è arrivata a luglio la comparsa maschile, nel ruolo (che nel corso dei mesi rivendicherà da protagonista) di creativo-programmatore-flashettaro-art-illustratore e sicuramente molto altro.
Lo dico subito: se volete leggere questo post cvome guerra tra i sessi, lasciate stare che non è da me. Ma la puntata odierna lascia in effetti spazio a nuove interpretazioni.

Sapientino (lo chiameremo così in simpatia) arriva nella versione "cagnolino bastonato che attraversa un brutto momento" e con tutto rispetto per il brutto momento oggettivo, il gineceo lo adotta. Come ciliegina sulla torta, il piccolo genio va all'altare, come previsto nonostante sia proprio nel bel mezzo delle sue altre disavventure familiari. Questo intenerisce ancora di più il cuore molliccio e la mente evidentemente instabile delle inconsapevoli donne.
Sì è vero, ogni tanto sparisce e non si presenta al lavoro per giorni. Sì è vero, questo destabilizza un po' i progetti in corso, ma insomma questo per lui è un brutto periodo, lo si deve e lo si può capire.

Poi, appena dopo l'estate, succedono alcune cose.

1) Io comincio a rendermi conto che collabora in modo del tutto anomalo con me e che non sembra apprezzare i testi che produco. Ad esempio, mentre lavoriamo insieme ad uno storyboard, mi chiede con insistenza se sono convinta dei testi, perchè evidentemente lui non lo è affatto. Io gli confermo che ci terrei a tenere la frase che ho scritto, come l'ho scritta, perchè mi piace abbastanza. Alla presentazione con il direttore creativo, prende lui la parola e sostiene che tutta la parte copy è provvisoria e sarà ovviamente da rivedere.
Che simpatico burlone. Io sorrido senza ribattere e penso che forse non aveva capito.

2) Al montaggio del suddetto lavoro, conclude la mia headline con tre punti esclamativi.
Gli dico di toglierli. Mi dice di no. Rido, e gli ripeto di toglierli. Non ride e mi ripete di no.
Allora gli faccio predente che non stiamo mandando un sms spiritoso e che non stiamo nemmeno decorando la Smemo, così gli ribadisco di toglierli. Lui sembra accettare.
A montaggio ultimato, procedo con il controllo testi e mi sembra tutto ok.
Lui soddisfatto, mi mostra tutto rallentato e mi fa notare che i tre punti esclamativi ci sono ancora, ma che l'animazione è talmente veloce che non si vedono.
Per la prima volta lo vedo con occhi diversi. Questo non è del tutto equilibrato.
Lo prego di nuovo di toglierli e lui, questa volta divertito, mi dice di no. Mi arrendo per sfinimento e gli dico di fare un po' quello che vuole, facendogli con garbo notare che in tutto questo c'è della follia.

3) Un bel giorno lui si sveglia male. Purtroppo si sveglia male anche il direttore creativo.
A questo si aggiunge che il direttore creativo è una donna con carattere di certo non privo di spigoli e nel giro di tre minuti d'orologio, lei gli sta urlando contro. Lui sembra reagire da gran signore e le intima di non farlo più, pena la rinuncia alla sua presenza (sottointeso preziosa) in ufficio. In un clima da guerra fredda, si depongono le armi e viene dichiarato un silente patto di non belligeranza.
La congrega di fanciulle tiene per sapientino, giudicandolo incompreso e ingiustamente assalito.
Con il senno di poi, non tanto per difendere lui. Più che altro perchè quelle erano giornate molto tese e il direttore creativo aveva già abbondantemente preso di mira ognuna di noi.

4) Sapientino dà una simpatica interpretazione dell'accaduto. Sostiene infatti che il direttore creativo non sappia relazionarsi con lui perchè non abituata ad avere a che fare con una persone di carattere. Evidentemente l'unica persona di carattere è lui.
Il sorriso si gela sui nostri volti e in un momento capiamo che ci ha dato delle femminucce prive di spina dorsale. Molto bene.

5) Sapientino comincia la sua battaglia per il suo compenso. Lui è molto bravo e molto richiesto. Sottolinea più volte di ricevere ogni giorno innumerevoli proposte di lavoro. Nonostante questo, pare che lui non abbia concordato lo stipendio all'inizio della collaborazione e che ora non sia soddisfatto di quanto ha ricevuto. Buffo, considerata l'esperienza che dice di avere.
Proprio nel bel mezzo dei giorni della contrattazione con i soci dell'agenzia, porta in agenzia il numero di un famoso giornale economico e mostra un progetto pubblicato in prima pagina, spiegando di esserne l'artefice.
Peccato che nel frattempo racconta anche di una storia macabra capitata ad una sua amica ("non sapete cosa è successo alla sorella del mio migliore amico...") e che stranamente ritroviamo in un sito di storie metropolitane. Chissà quella prima pagina...

6) In un modo o nell'altro, trova il modo di chiedere quasi a tutte noi l'ammontare del proprio stipendio. A me lo chiede specificando che si tratta di una domanda "in confidenza", anche se siamo tutt'altro che soli. Io gli rispondo senza troppi problemi e gli chiedo se secondo lui, lui che "ne sa", il mio è uno stipendio giusto, basso o alto. Questo perchè sono comunque un'ingenua, e ho l'impressione che potrebbe darmi un'opinione sensata, visto che mi lamento spesso ma non amo farlo senza averne motivo. Il piccolo genio mi risponde che il mio compenso gli sembra adeguato.

7) Sapientino spiega meglio la sua posizione e i suoi propositi ad una mia collega. Le dice che in Italia ci sono solo 5 persone con le sue competenze e che lui tra questi 5 è il migliore. Poi aggiunge che gli dispiace che in agenzia la persona con la maggiore anzianità (la sottoscritta) sia pagata meno di un cameriere, ma lui pretende di più.

Facciamo un pausa per chiarire meglio.
Il mio stipendio è adeguato. Io guadagno meno di un cameriere (non ho idea di quanto guadagni un cameriere e mi sfugge per quale motivo dovrebbe essere un metro di paragone). Lui merita di più, ma io no. La conclusione, rigorosa come un sillogismo aristotelico, è che io prendo poco, perchè merito poco. Molto bene, grazie per la considerazione. Chiusa parentesi.

8) La situazione precipita velocemente. Nel giro di una manciata di giorni trova il modo di offendere ognuna di noi: dice a una che non ha saputo costruirsi una professionalità, ignora il ruolo di un'altra e invece di riconoscerla come account la elegge a sua assistente-schiava personale. La nostra reazione ovviamente è quella di fare gruppo e di non offrirgli più il nostro appoggio. Nemmeno lo mettiamo in difficoltà, intendiamoci. Facciamo solo un passo indietro e decidiamo di osservare quello che succede.

L'epilogo è chiaro. Tutti ormai vedono Sapientino sotto una luce diversa, l'incanto di è rotto.
Insulta tutti, se la prende con chiunque, si dichiara troppo bravo e intelligente per sottostare a qualsiasi regola. In breve provoca rabbia, delusione, fastidio. Alla fine divertimento.

Oggi ci siamo salutati, senza troppi dispiacere. Se n'è andato. Lui non può mica lavorare così.
Forse i soci maschi dell'agenzia credono sia stata colpa nostra e che un uomo faccia fatica a lavorare nel nostro gruppo. Noi sappiamo che non è vero e che non è questo il problema. Qualcuna di noi ritiene piuttosto che gli uomini siano incapaci di sostenere ritmi e tensioni come noi. E che spesso soffrano la direzione creativa di una donna. Chi lo sa, io non sarei portata a leggere la faccenda in questi termini.
Ma questa volta, non mi sento nemmeno di escluderlo.

In ogni caso, caro il mio Sapientino, tanti auguri. Magari la prossima volta pensaci prima di metterti contro sei donne che hai classificato come prive di carattere.
E comunque, evita i tre punti esclamativi alla fine delle frasi.

sabato 9 ottobre 2010

Inizia il corso pratico: "Apri anche tu un'agenzia di pubblicità"

Regola 1:
Lavorando 11 ore al giorno si lavora male.

Se richiedi ai tuoi dipendenti di iniziare alle 9.30 e terminare ogni giorno tra le 20.30 e le 21.30, tieni conto delle conseguenze, soprattutto se non prevedi un pagamento degli straordinari.
Probabilmente non ti ameranno alla follia, soprattutto se tu te ne andrai ogni giorno due ore prima di loro.
Probabilmente saranno un po' nervosi, soprattutto se urlerai alla vista di ogni piccolo errore che, è bene saperlo, ci sarà inevitabilmente.
Probabilmente si risentiranno se gli dirai di non tardare nemmeno 5 minuti al mattino e di evitare di cincischiare. In particolare, evitare questa parola sarà decisamente saggio.

giovedì 16 settembre 2010

X-Day

GranCiambellano: Vorrei che questo evento avesse un nome figo, che esprimesse lusso, eccellenza.
Pris: Tipo?
GranCiambellano: Tipo D-Day.
Pris: Ma sai che cos'è il D-Day?
GranCiambellano: Beh non importa, ma se non avessero inventato già il D-Day, sarebbe quello il nome.

domenica 12 settembre 2010

Questione di prospettive

A febbraio 2010 ho registrato il mio blog su Wikio e la sua posizione in classifica era 12.970.
Oggi ho scoperto che ho conquistato posizione 4.030.
Bisogna sapersi accontentare di piccoli successi.

Le regole d'oro per il colloquio perfetto

La rete è piena zeppa di guide pratiche per affrontare al meglio un colloquio. Sono tutte guide per chi cerca lavoro. Ma vogliamo dire qualcosa anche di chi si occupa di effettuare le selezioni?

1. Se hai convocato una persona, ascoltala. Se questa persona è un creativo e si presenta con un portfolio, dagli un'occhiata. Se no come fai a capire con chi stai parlando?

2. Se una persona ha le idee chiare su quello che vuole o non vuole fare, prendila sul serio. Se la assumi senza dare peso alle sue aspettative, prima o poi dovrai fare i conti con un dipendente insoddisfatto e arrabbiato.

3. Non parlare male dei clienti dell'agenzia e dei lavori che vengono svolti. Se il dipendente non pensa almeno in fase di colloquio che lavorare lì sarà un idillio, figuriamoci dopo.

4. Non parlare male dei dipendenti dell'agenzia. Soprattutto, non raccontare ad un candidato cosa non andava del suo predecessore nello stesso ruolo. Inevitabilmente immaginerà cosa potresti dire tra qualche tempo di lui.

5. Non dare per scontato che per lavorare nella tua agenzia una persona sia disposta a tutto, compreso mollare il precedente lavoro con cinque minuti di preavviso. Se lo chiedi a qualcuno, questo qualcuno un giorno lo farà a te. In quel caso, non te ne lamentare.

Temo che nelle prossime settimane avrò occasione di proseguire questa lista.

mercoledì 1 settembre 2010

Settembre è il mese dei ripensamenti

Gran rientro in ufficio. Tutti si vogliono bene, sono abbronzati e sorridenti. Mentre i miei capi cercano di capire dove sono e cosa devono fare, li osservo e provo a immaginare se loro come me vorrebbero essere da tutt'altra parte. E fin qua la risposta è facile. E poi immagino che anche loro non avevano alcuna voglia di vedere me, come del resto io di vedere loro.
Ma comunque sia, ovunque mi volto mi accorgo che il primo giorno di settembre è una data quasi più significativa del primo giorno di gennaio. Forse i ritmi da anno scolastico ci imbrigliano ancora tutti, ma tant'è.
C'è chi si mette a dieta, chi si iscrive in palestra, chi decide di cambiare lavoro, chi formatta il computer, chi comincia ad allenarsi per la corsa, chi inizia a organizzare un matrimonio.
Io avrei tutta la voglia di fare una lista, visto che è da un po' che non ne faccio una e comincio a soffrire l'astinenza, ma mi trattengo. Mi ripeto che è tutta frustrazione futura che riuscirò a risparmiarmi quando tra un mese mi accorgerò di non aver fatto nulla.
Perchè la sindrome di settembre è bastarda: se una cosa non la inizi in questi giorni, al massimo settimane, è andata. Basta, tutto rimandato all'anno prossimo, non ne vale la pena. Inutile iniziare un corso di inglese a ottobre. Troppo tardi. Inutile rientrare al lavoro e dopo un mese e mezzo decidere di cambiare l'ordine in cui si archiviano i documenti. Fatica sprecata.
Quindi, attenzione. Settembre è alle porte, manovrare con cautela.

venerdì 13 agosto 2010

Firmato Lucarelli

Quasi mi vergogno ad ammetterlo, ma era da un sacco di tempo che non mi compravo un libro. Come spesso capita nella vita, quando le cose sono troppo semplici, ci si adagia. E in effetti la mia vita, limitatamente al rapporto con i libri, è lastricata d'oro. Vivo con una persona che ha un invidiabile gusto, o quanto meno un gusto che io condivido in pieno. Il risultato è che leggo alternativamente i libri che lui copiosamente mi regala e i libri che provengono dalla sua parte di libreria. Una goduria, insomma.

Oggi però sono uscita a farmi un giro. Da sola. Tranquilla. Senza guardare l'orologio. Sono entrata in una libreria e l'ho visto. Ho visto il libro che raccoglie i tre romanzi scritti da Lucarelli sul personaggio dell'ispettore Coliandro. Non è che potevo lasciarlo lì. Ora è vicino a me, che mi fa l'occhiolino dal tavolino in fianco al divano. Stai buono, devo finire di leggere Eraldo Baldini e poi sono subito da te. Mi piacciono i libri che chiedono attenzioni.

mercoledì 11 agosto 2010

Visto si stampi!

Si sa che durante le vacanze io mi dedico alla mia attività parallela, infilando perline, perlustrando la rete in cerca di nuove ispirazioni e girovagando tra negozietti di materiali vari.
Anche quest'anno trascorro così il mio agosto.
Oggi stampa dei nuovi cartoncini per presentare gli orecchini. E siccome alla fine sono sempre un copy, ho letto e riletto almeno 10 volte quelle quattro parole che ci sono scritte sopra.
Deformazione professionale, ma almeno non ho siglato gli esecutivi.

martedì 10 agosto 2010

Tutto tace

Ieri mi è successa una cosa strana.
Era domenica mattina.
Mi sono svegliata. Sono rimasta a letto con gli occhi ancora chiusi, ma capivo già che c'era qualcosa di strano.
C'era silenzio.
Non è una battuta, sono incredibilmente seria.
Non c'era nessuno che urlava sulle scale. Nessuno che si chiamava da una parte all'altra del cortile. Non c'erano gli operai al lavoro per smantellare pezzi di marciapiede e sostituire tubi del riscaldamento sotto al mio balcone.
E' vero che era domenica mattina. E' vero che siamo ad agosto. Ma non è la prima volta che passo l'agosto a Milano e questa cosa non mi era mai successa.
Piacevole comunque.
E non credete a quello che dicono su Studio Aperto. Non è vero che Milano si è svuotata, che la crisi non esiste e che la gente alle vacanze non sa resistere. Credo che semplicemente i milanesi abbiano imparato a dormire la domenica mattina. E questo mi riempie immensamente di gioia.
Buona città a tutti quelli che rimangono.

lunedì 2 agosto 2010

Quello che non ho

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.


Quello che non ho è di farla franca 
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.


Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.


Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.


Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.


Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

martedì 22 giugno 2010

Elogio della follia del copy - Insegnamento del giorno

Quando in agenzia arriva una persona nuova che ha tanta voglia di imparare e di collaborare, questa è una manna dal cielo.
Quando questa persona ti presenta quello che scrive, è assolutamente necessario apportare solo ed esclusivamente le correzioni necessarie.
Non bisogna riscrivere tutto in modo complusivo solo perchè non lo si è scritto personalmente.
Le altre persone hanno pieno diritto ad un proprio stile.

Corregere oltre il dovuto può essere seriamente frainteso.
Si può passare per gente che ha bisogno di segnare il territorio.
E' difficile che qualcuno capisca che si tratta solo di follia, senza secondi fini.
E' difficile che qualcuno creda davvero che lo si fa anche con i propri testi, basta che siano stati scritti almeno un mese prima (quindi in realtà non più riconosciuti come propri).
In ogni caso, sorridere non serve.

Ok, ce la posso fare. Oggi sono stata brava e ho cercato il più possibile di attenermi a questa nuova e importante regola che forse eviterà di farmi odiare...

sabato 5 giugno 2010

che si fa?

Pris: Mi sa che domani mi dovrò comportare come si conviene a una signorina.
Deckard: E come si comporta una signorina?
Pris: Non lo so, è un po' quello in problema...

domenica 30 maggio 2010

5° Fiera di Primavera - San Giuliano Milanese

Per me è davvero un piacere segnalare che nella giornata di oggi si svolge a San Giuliano Milanese la 5° Fiera di Primavera, più precisamente tra via Monte Nero e Campoverde.
La cosa non mi riguara direttamente, ma espone Beads and Tricks, una delle mie blogger preferite. Siccome realizza pezzi davvero meravigliosi, lavorando direttamente il metallo (non come me che compro tutto e assemblo... dilettante che sono!) io sono certa che valga davvero la pena fare un salto e andarla a cercare.
Io farò davvero di tutto per esserci e per conoscerla finalmente di persona.
Quanto a voi, se siete della zona e se in questo momento, di domenica, siete ridotti/e a leggere il mio blog, probabilmente non avete una giornata così densa di impegni. Quindi, forza, coraggio e uscite di casa!

domenica 9 maggio 2010

La noia dei luoghi comuni

E' ufficiale, non sopporto la comicità di genere.
Mi riferisco a quella comicità in cui le donne parlano dei difetti di TUTTI gli uomini e gli uomini dei difetti di TUTTE le donne.
In genere gli uomini sono: pigri, non particolarmente amanti della pulizia, disattenti nei confronti di trucco e parrucco femminili, allergici allo shopping, fanatici dello sport, adoratori della propria mamma e della sua cucina, incapaci di trovare le proprie mutande nei cassetti predisposti.
Di contro, in genere le donne sono: geneticamente inadatte alla guida e al parcheggio, prive di senso pratico, refrattarie al sesso (in molti casi siamo ancora alla leggenda metropolitana del mal di testa), incapaci di capire cosa sia un fuori gioco, fanatiche dello shopping, impegnate ad estorcere soldi al genere maschile, impedite nel comprendere la tecnologia, naturalmente predisposte ad essere noiose e petulanti.

Sembra incredibile, ma anche i comici su cui avrei puntato qualcosa, presto o tardi si sono ripiegati su questi cliché. Vedi Luciana Littizzetto che adesso, pur di fare lo spot Coop, decanta il suo impegno nell'acquistare cibi sani perchè suo figlio non diventi come suo marito. Ma lei non ha un figlio. Perchè deve fare così? E perchè anche lei deve abbassarsi a parlare sempre di uomini che non sanno centrare la tazza quando fanno pipì?
Per non parlare di quando le attrici comiche partoriscono. E' la fine, perchè da lì in poi non parleranno mai più d'altro.

Va bene, vi direte voi, ma cosa me ne importa? C'è sempre la libertà di cambiare canale o di scegliere gli spettacoli cui partecipare.
Giustissimo, sacrosanto.
Quello che mi infastidisce è il messaggio che serpeggia.
L'idea che esistano due scatoloni con appiccicata fuori un'etichetta bella grande. Perchè così è più semplice, siamo sempre sicuri di sapere cosa c'è dentro e chi abbiamo davanti.

Va bene, ma non è così.
Mi piace il calcio e mi diverto ad andare allo stadio. Ma più di una volta mi sono sentita dire di stare zitta, essendo donna.
Mi piace guidare anche se non sono un'amante dei motori. Eppure spesso quando mi accosto per parcheggiare, trovo qualche egregio signore che si ferma apposta per vedere se ce la faccio.
Mi piace fare shopping, è vero, ma mi annoio con estrema facilità e voglio quasi subito tornare a casa.
La tecnologia mi affascina, così come la fantascienza, fin da quando ero bambina. Però a volte nei negozi di informatica rispondono alle mie domande come se parlassero a un bambino e quando di recente ho chiamato la Telecom per segnalare che l'ADSL non funzionava, il tecnico mi ha chiesto se ero sicura che il computer fosse acceso.

Sarà solo comicità, saranno solo giullari, ma non è così semplice secondo me.

mercoledì 14 aprile 2010

Dubbi e perline

In questi giorni mi sono un po' eclissata, per esplorare il mondo delle handcrafter italiane.
Non solo blog, come avevo fatto fino ad oggi, ma anche Facebook dove sono approdata (profilo e fan page, per non farmi mancare nulla) e siti di vendita online, nella cui moltitudine ho scelto DaWanda per i miei primi esperimenti (è nato anche il mio primo shop online, su piattaforma inglese e francese).

Ho capito che ho tantissimo da imparare, visto che capisco poco o niente di quello che mi capita intorno. Aste, concorsi, vendite, richieste... ci arriverò.
Intanto sto conoscendo un sacco di persone simpatiche, divertenti, accoglienti e disponibili. Oltre che molto creative! Quindi diciamo che in attesa di orientarmi meglio, mi godo la loro compagnia.

E poi ho capito che seguire un blog, un profilo Facebook, una Fan Page e uno shop su DaWanda richiede un bel po' di tempo. Anche perchè vorrei scattare nuove foto e realizzare nuovi pezzi. Insomma, sarebbe un lavoro, se non fosse che durante il giorno mi trovo a dovermi occupare di altro.

Ma, lo dico piano perchè non ne ho davvero il coraggio, per la prima volta da quando ho cominciato a lavorare come copy (e sono già alcuni annetti), ieri sera tornando a casa mi sono chiesta: "Ma io farò questo mestiere per tutta la vita?"
Onestamente, l'ho sempre dato per scontato. Ma è ancora così?
E cosa potrei fare d'altro?
E sono sicura che sarei più felice?

E nel crogiolarmi in mezzo ai miei dubbi esistenziali, che potenzialmente potrebbero arrivare molto più in là di quanto io non abbia scritto in questo post, mi sono anche chiesta se il fimo faccia per me.
Non ne sono mica sicura e non so se sono brava a modellare.

Magari almeno a questo interrogativo proverò a dare risposta in tempi brevi. Per il resto, si vedrà.

martedì 13 aprile 2010

Questione di stile

Account: Posso raccontarti cosa ci ha detto il cliente nella riunione di ieri?
Direttore Creativo: Non voglio che me ne parli, voglio che scrivi un meeting report. Ne parliamo solo quando ci sarà qualcosa di scritto.

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Account: Ti ho mandato via mail il meeting report della riunione. Quando hai tempo di leggerlo, ne possiamo parlare?
Direttore Creativo: Non mi far leggere questa roba... non me lo puoi raccontare?

martedì 30 marzo 2010

Amministrative 2010

E' andata anche questa volta. Prendi e porta a casa. Non prima, però, di tre considerazioni. Giusto tre.


NUMERO UNO: IL COMMENTO DI UMBERTO BOSSI

Corriere della Sera titola:








Sorvolando su questa foto che lo ritrae con il figlio, mi piacerebbe molto che qualcuno spiegasse a Bossi che l'annientamento della sinistra non è un vantaggio neanche per la destra. Chi ha creduto in una sinistra non è più rappresentato. Chi si vede rappresentato dalla destra non ha più un'opposizione. Questo in un paese democratico non dovrebbe essere considerato come fatto positivo. E sottolineo in un paese democratico. Lo sottolineo perchè un paese democratico presuppone un sistema legislativo che garantisca la pluralità e una coscienza civica che la sostenga. Ultimamente abbiamo problemi sia con l'una che con l'altra cosa e comincio a domandarmi cosa sia più grave.


NUMERO DUE: UN CANDIDATO, UN DESTINO SEGNATO

In Lombardia il centro sinistra candida Filippo Penati alla Presidenza, contro l'uscente Formigoni. Quando hanno presentato le liste mi sono chiesta come prima cosa come fosse possibile ritrovarmi lì ancora Formigoni, perchè avevo l'impressione che governasse da almeno 15 anni. Sono andata a verificare, e ho scoperto che non era solo un'impressione, ma che effettivamente è alla Presidenza della Regione Lombardia dal 1995 e che non sono stata certo l'unica a chiedersi se e quanto fosse legittima questa sua nuova candidatura...
Come seconda cosa, mi sono chiesta chi fosse il folle che aveva deciso di candidare Penati. Intendiamoci: Filippo Penati è uno che di per sé ha una sua dignità politica non indifferente. E' uno che ha fatto politica partendo dal basso, facendosi le ossa nella gestione amministrativa del territorio della periferia nord di Milano. Per intenderci è stato Assessore al comune di Sesto San Giovanni, Sindaco di Sesto San Giovanni per poi arrivare a ricoprire il ruolo di Presidente della Provincia di Milano. Quando è arrivato a candidarsi a questa carica nel 2004, aveva insomma una storia politica da mettere sul tavolo, aveva gente che lo aveva visto lavorare e che si fidava di lui. Non la faccio lunga, non ho certo intenzione di tessere le sue lodi o di fare una tardiva campagna elettorale a suo favore. Personalmente, apprezzo di lui alcune cose e molto meno altre, quindi non è il mio idolo incontestato.
Il fatto è che, neanche un anno fa, Penati è stato clamorosamente sconfitto nella corsa per la riconferma come Presidente della Provincia di Milano. Al suo posto, è stato eletto un perfetto sconosciuto. Ora, quando un Presidente uscente non viene rieletto, a vantaggio di una faccia che nessuno ha mai visto, onestamente non è un bel segno.
E allora? Allora il PD ha l'illuminante idea di riproporlo come Presidente della Regione. Solo che questa volta, l'uscente Formigoni ha dietro di sé poteri leggermente più forti. Cosa mai avrebbe potuto giocare a favore di Penati? Assolutamente nulla. Fossi stata in lui, mi sarei rifiutata di fare da carne da macello, perchè non ha fatto altro che questo. Le ultime notizie dicono che ne esce con poco più del 33%.
Candidato reciclato, campagna elettorale reciclata. Volete le prove? Basta un rapido colpo d'occhio.

Campagna elettorale Provincia di Milano:












Campagna per il ballottaggio alla Presidenza della Provincia di Milano:














Campagna elettorale Regione Lombardia:










La foto è identica, non hanno neanche pagato una sessione fotografica nuova. Avranno pensato che era stata così efficace quella del ballotaggio, che era del tutto inutile investire tempo e fatica in nuovi scatti.
Però hanno dato un taglio nuovo, personalmente mai visto, quello ad altezza ginocchia... ma sicuramente sono ignorante io ed è famoso come il piano americano o poco meno. Insomma, Penati lo si può avere solo in versione con giacca e versione senza giacca, tipo Clint Eastwood con e senza cappello.

Quindi diciamocelo: non ci credeva nessuno, nemmeno lui. Mi spiace solo pensare che ci sia stato sicuramente qualcuno del suo comitato elettorale che abbia sperato che fosse possibile. Tant'è.


NUMERO TRE: BISOGNA IMPARARE QUALCOSA

Il centro sinistra sta andando male, è un dato oggettivo di cui bisogna prendere atto. Magari bisognerebbe piantarla di parlare sempre "contro" qualcuno che mi sono stufata di nominare. Magari bisognerebbe distinguersi ed essere un'alternativa anche nel modo di parlare e di fare campagna elettorale. Magari bisognerebbe essere un po' più concreti. Magari bisognerebbe osservare casi come quelli della Puglia, dove quando c'è meno centro e più sinstra si riesce anche a costruire qualcosa di cui la gente poi si fida. Magari.

domenica 28 marzo 2010

Ispettore Coliandro: resisti che chiamiamo rinforzi!

La Rai lo cancella. Due episodi (il primo per giunta poco pubblicizzato, quindi me lo sono clamorosamente persa) e basta, chiudiamola lì.
Pare che ci siano problemi di budget, che gli ascolti non siano sufficienti. Bla bla bla.
L'ispettore Coliandro se ne andrebbe dalla stanza lasciandoli parlare e commenterebbe con un "minchia", senza stupirsi più di tanto. Lui è uno che viene spedito come niente all'ufficio Passaporti, che sarà mai, poi in qualche modo se la cava, anche se magari poi non c'è nessuno che si ricordi di rendergli merito di qualcosa.
Lui del resto, si sa, è uno che non ne azzecca mai una.


E' anche per questo che molti fan si sono mobilitati con un vero e proprio mail bombing. Perchè insomma, già va un po' da schifo a tutti quant, almeno per lui cerchiamo di fare qualcosa. La cosa più divertente è che si sono mobilitati anche i poliziotti veri, che hanno aperto un gruppo su Facebook per chiedere che la serie non venga chiusa, sentendosi molto più rappresentati da Coliandro che dalle recenti (e inumerevoli) fiction macho-poliziottesche.

sabato 27 marzo 2010

Saturday & Beads

Le giornate sono state pesanti, urge un po' di relax, dedicandomi a quello che ultimamente è davvero il mio hobby preferito.

Complice anche il fatto che anche per questa settimana rimanderò l'acquisto di qualche pianta per il mio balcone (il mio pollice verde ha sterminato tutto questo inverno), devo approfittare di una grande occasione: l'Open House 2010 di Menoni.

Chi abita a Milano o nei dintorni sa che Menoni è uno showroom di perline e varie, riferimento obbligato per tutti quelli che condividono questa passione. Ma i suoi, sono orari impossibili per chi lavora: da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18.
Domani invece, mi precipito là, anche per scoprire finalmente la differenza tra Menoni e Menoni Due, ch non mi è ancora riuscito di capire! Se a qualcuno interessa, è previsto anche un aperitivo!


NOTA A MARGINE
Menoni è dedicato alla vendita all'ingrosso. Menonidue al dettaglio. Non ci voleva un genio per capirlo, me ne rendo conto anche da sola.
Ho guardato perline tanto, ho comprato poco, mi sono divertita tanto.
Ho trovato cose davvero molto carine, anche se i prezzi non sempre particolarmente convenienti.
Meno male che sono andata con la mia compare di perline-mania, così almeno nessuno ha potuto giudicare il nostro girovagare (apparentemente) a tempo perso per circa due ore.
E mia sorella avrà gli orecchini con abbinamento viola-verde acido per il compleanno della sua amica!

venerdì 26 marzo 2010

Affondo di fioretto

Oggi è stata una di quelle giornate.
Sì, lo sapete sicuramente anche voi, una di quelle giornate in cui pensi che una volta per tutte è stato oltrepassato un limite.
Solo che poi c'è sempre una volta successiva, quando capisci che allora non era stato nulla in confronto, che adesso sì che siamo arrivati al colmo della misura. E da questo circolo vizioso non si esce facilmente, finchè non si decide di farlo davvero.

Vi ricordate quella famosa giornata dell'autobus? Avevo accennato a fatto che mi erano stati comunicati provvedimenti economici dell'agenzia in cui lavoro, tali da ridurre i costi aziendali per rientrare nel bilancio.
Ci era stato chiesto un sacrificio, una cosa piccola, qualche mese soltanto. Erano i primi di ottobre e la riduzione di stipendio avrebbe riguardato lo stesso mese in corso. Una cosa da poco, appena qualche mese appunto. Diciamo fino a dicembre, poi ci avrebbero riparlato.

A dicembre siamo stati convocati. Ma tre mesi non sono sufficienti per uscire dai problemi. Dicono che siamo sulla buona strada però, che ne usciremo presto. Ma pare che tornare a regime adesso vorrebbe dire essere un po' incauti. L'agenzia non è ancora solidamente in salvo. Pare che sia necessario aspettare ancora un po', ma ci danno un appuntamento a marzo.

Eccoci qua. Qualcuno ci parlerà già negli ultimi giorni di febbraio per farci saper cosa potremo aspettarci dal mese di marzo?
No, troppo presto. Allora sarà marzo inoltrato, lo sarà sicuramente.
E infatti arriva una mail. Una mail che dice che siamo convocati in riunione, per aggiornarci sulla situazione dell'agenzia e sulle singole posizioni di ognuno di noi.
Bene. Ci sembra di cogliere un cauto ottimismo nell'aria, quindi forse potremo tornare a rivedere il nostro stipendio pieno.

Ma oggi succede una cosa nuova e tuttosommato imprevista. Oggi, sul più bello, arriva una nuova mail.
Dice che purtroppo la riunione è rimadata. Anzi, rinviata alla seconda metà di aprile.
Come mai? Perchè i nostri capi aspettano di sapere se e come saranno concluse alcune trattative commerciali con alcuni dei clienti dell'agenzia.
Ah certo.
E l'esito di queste contrattazioni influenzerà i nostri stipendi, evidentemente.
Ah certo.
Ma in che senso, con esattezza? Perchè nella mail c'è scritto che senza conoscere l'esito di queste vicende, non sarà possibile parlare delle prospettive lavorative del prossimo anno.
Le parole sono importanti. Cosa posso dedurre?
Che io lavoro in un posto in cui la firma di un paio di contratti blocca ogni capacità previsionale dell'azienda per il successivo anno. Che io lavoro in un posto dove non si è capito ancora che la parola "dipendente" indica una persona che "dipende economicamente dall'azienda stessa" e nei confronti di questa persona l'azienda si dovrebbe sentire responsabile.
Sembra che sfuggano le cose più importanti. Quelle basilari che dovrebbero far parte della coscienza civica e della cultura di una persona anche minimamente decente.

Mail mandata. Nei nostri computer si sente un suono di notifica. Tutti cliccano l'icona della posta e, in un meraviglioso quadro post moderno, ognuno nel proprio computer e tutti insieme nella medesima sorte, leggiamo. Semplicemente leggiamo. Ognuno ha un proprio gesto di stizza. Uno scambio di sguardi. Un silenzio in più. Nella stessa stanza, c'è la persona che quella mail l'ha inviata, che continua a lavorare, fingendo che tutto proceda nel migliore dei modi. O anche se non nel migliore, in un modo comunque normale.

Adesso ho davanti a me un mese. Un mese in cui riflettere attentamente a quello che dirò quando mi siederò davani ai miei capi e li guarderò in faccia.
Un altro mese di questo "sacrificio", chiesto da chi assegna a questa parola un significato del tutto particolare e che, in questi giorni di quaresima, fa il fioretto di non mangiare cioccolato.
Noi stiamo facendo un fioretto da oltre sei mesi e lo facciamo per pagare la macchina di qualcuno, le vacanze di qualcunaltro, e chissà cos'altro. Almeno sappiamo che rispiarmiano in cioccolato.

lunedì 8 marzo 2010

Dress Code: una lezione pratica.

Di dress code avevo già parlato qui e qui, ma poi in giornate come queste ho l'occasione di saggiare una lezione pratica.

Lunedì mattina.
Arrivo come al solito trafelata, ma ritardo per ritardo, il caffè me lo prendo lo stesso. E mentre lo trangugio alla velocità della luce, vedo arrivare la mia collega. Lei è un account e stamattina va in riunione dal cliente a presentare un lavoro. La ricopro di complimenti che giuro sono sinceri, perchè oggettivamente la trovo molto figa e professionale, quindi decido che se per cominciare bene a me spetta un caffè, alla sua autistima spetta un meritato ricostituente.
La realtà è che si è vestita elegante senza sembrare un imbarazzante burattino. Ha un paio di pantaloni grigi dritti (non quelli a sigaretta, per carità), una camicia bianca stretta e abbottonata fino al collo, un cardigan nero stretto e lungo e un cappotto nero che secondo me è il vero tocco di classe. A completamento di tutto, sfoggia da un po' di tempo un taglio biondo cortissimo che ve lo raccomando. Insomma, che figa.

Entro in ufficio. L'infighettamento è imperante perchè in riunione andranno in tre.
I miei due capi guardano la mia collega e la squadrano da capo a piedi.
"E la giacca ce l'hai?"
"No..."
"Perchè non hai la giacca?"
"In realtà perchè da questo cliente siamo già stati, ho visto che lui è molto tranquillo, vestito con pantaloni e maglione, normalissimo... quindi andare troppo tirata mi sembrava quasi fuori luogo. E comunque mi sono vestita a modo lo stesso..."
Alzata di sopracciglia. Mani congiunte.
"Vedi, non importa chi sia il cliente." Leggero ondeggiamento della testa. "E' una questione di rispetto."
Rispetto? La mia collega non lo dice, ma la domanda le si legge in faccia. E le si legge in faccia anche la lotta interiore per non urlargli addosso tutto quello che pensa.
"Ti devi vestire sempre con la giacca, per dimostrare rispetto nei confronti del cliente."
Ah ecco.
A quel punto, mi cade l'occhio sulla scollatura della mia capa. Sarà anche quella una questione di rispetto.

sabato 20 febbraio 2010

Carnevale

Oggi a Milano è sabato grasso. Il resto di Italia ha già chiuso i festeggiamenti, ma si sa che a Milano siamo sempre particolari.
Tra una chiacchiera e l'altra, ieri ricordavo i miei travestimenti da bambina.
Fatta eccezione per l'unico anno in cui mi toccò un vestito da fatina che non so neanche da che parte arrivasse... c'è stato il travestimento da Candy Candy, con tanto di parrucca bionda decisamente vaporosa e con fioccheti rossi, il travestimento da puffetta (l'anno successivo) che mi ha permesso di reciclare la parrucca di Candy Candy calcandogli sopra un berretto di lana bianco, il travestimento da damina del 400 che mi ha fatto trascorrere tutto un pomeriggio dicendo "sono una dama del 400, ma non del 1400". Trovavo insopportabie che si potesse non capire.
Poi nella mia personalissima classifica c'è il trasvestimento migliore e quello peggiore.
Il migliore è stato quello da Actarus. E non chiedetemi chi è Actarus.
Mia mamma aveva provveduto a tutto: avevo la maschera che ricreava esattamente il casco giallo, avevo un lupetto (forse non ero rosso, ma nero... vabbè, licenza poetica) e dei pantaloni con calza maglia sotto.

Poi mia mamma aveva confezionato il corpetto nero con la carta crespa e ci aveva attaccato davanti la decorazione con carta adesiva lucida blu. Uno spettacolo, davvero.

Il peggiore è stato quello da sirena. Anche lì c'è stata la mano, oggettivamente meno fortunata, di mia mamma.
Come base, ero vista più o meno da mimo, lupetto nero e calzamaglia nera. Sopra mi aveva cucito corpetto aderente e gonna lunga e stretta con un tessuto blu che sembrava quasi fosse una rete. Sulla gonna, aveva ritagliato e applicato tanti pesciolini colorati. Detto così non sembrava niente male.
Fatto sta che andai come al solito all'oratorio, e al mio rientro mia mamma mi chiese se mi ero divertita e se il vestito era piaciuto.
"Credo di sì" le risposi. "Ma cosa vuol dire battona? Perchè una bambina più grande mi ha chiesto se ero vetita da battona, ma io le ho risposto che credevo di no."
Mia mamma non rimase molto contenta.

martedì 16 febbraio 2010

Come rendere popolare un blog

Si fa presto a dire che per dare una botta di notorietà al proprio blog servirebbe infilarci un post a tinte forti, se ci fosse un po' di sesso sarebbe meglio.
E di blog in giro che seguono questo trend ce ne sono parecchi.
Ma con mia grande sorpresa scopro che, analizzando con attenzione le sorgenti di traffico del mio blog, un buon 30% di visite è rappresentato da persone alla ricerca di un riassunto del romanzo "La banalità del bene" di Enrico Deaglio, di cui avevo parlato tempo fa.
Altro che sesso. Riassunti per la scuola.
Non ci sono più i giovani di una volta.

lunedì 15 febbraio 2010

Wikio

Oggi ho scoperto e smanettato per lavoro sul sito Wikio. E poi è ovvio che non ho resistito alla tentazione di registrare il mio blog, andando subito a curiosare quale fosse la mia posizione.
La risposta è stata 12.970.
Poi Wikio mi ha chiesto se volevo pubblicare la mia posizione sul blog.
Magari no, dai.

venerdì 5 febbraio 2010

JDS


Qualche giorno fa è morto Salinger.
L'istinto, in questo sistema in cui ogni cosa va immediatamente postata, commentata e condivisa, sarebbe quello di creare un gran fragore intorno a questa scomparsa, per rendere onore e merito a cotanto talento.
Però.
Non appena la tentazione mi coglie mi viene in mente quell'unica foto rubata in cui, già attempato, Salinger cerca di proteggere il proprio volto di fronte all'obiettivo di una macchina fotografica, sorpreso nel parcheggio di un supermercato.
E ogni volta mi si stringe il cuore.
Penso a quest'uomo che non voleva in alcun modo essere famoso. Voleva solo scrivere e non capiva per quale motivo le due cose dovessero essere collegate. E chi può dargli torto?
Allora, volutamente con qualche giorno di ritardo, ricordo con discrezione questo grande scrittore e consiglio, a quanti non lo abbiano ancora fatto, di correre a leggerlo. Oppure a rileggerlo.

giovedì 4 febbraio 2010

I love my gloss

Entro nel mio abituale negozio di cosmetica, varie ed eventuali, e mi aggiro alla ricerca del mio lucidalabbra preferito.
Il negozio è abituale perchè ha un sacco di cosette divertenti, colorate, profumate e a basso costo.
Il lucidalabbra è il mio preferito perchè è comodo, colorato, buono e costa pochissimo.
Inutile dire che sono una cliente piuttosto facile da capire.

Solo che il mio lucidalabbra non è al suo solito posto. Chiedo alla commessa. Le scuote la testa (sembra partecipare profondamente al mio dolore) e mi risponde che non lo fanno più.
"Ce ne sono due però che gli somigliano. Uno costa 3,99 euro e l'altro costa 15,99 euro."
Riflessione breve, ma pregna di significati.
"A me sembra che gli somigli di più quello di 3,99 euro. Grazie."

lunedì 1 febbraio 2010

Corriere della Sera: Pd, la Binetti pronta all'addio

Sempre meglio tardi che mai.













Con l'occasione, ringrazio moltissimo il sito http://www.graziemoltissimo.com/, da cui prendo in prestito la campagna, ovviamente per una buona causa.

domenica 24 gennaio 2010

La mia maestra diceva: non bisogna parlare per dare aria alla bocca.

Leggo dai giornali che oggi pomeriggio il nostro amato ministro Brunetta ci ha omaggiato con una sua nuova perla di saggezza. Pare che abbia proposto di dare ai giovani che vogliono uscire di casa, ma che non ne hanno le possibilità economiche, una cifra mensile di 500 euro, da togliere alle pensioni di anzianità.

Ministro Brunetta, abbia pazienza: è quello che accade già oggi nelle famiglie italiane. I genitori tolgono soldi alla propria pensione di anzianità e la passano ai figli, che possono così uscire di casa, senza però riuscire mai a considerarsi davvero indipendenti.

Ultima nota. Il Corriere riporta questa affermazione, sempre del ministro: «L'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori».
Sia bene inteso, ministro: la colpa non è in alcun modo dei miei di genitori. Si assuma le sue responsabilità e faccia il suo lavoro, per cortesia.

giovedì 21 gennaio 2010

Giornalisti e deviazioni

Non ho capito quale sia la deviazione, tra quelle di cui si è parlato al famigerato corso.
Forse anche il giornalista del Corriere avrebbe bisogno di un corso di "educazione all'affettività".


lunedì 18 gennaio 2010

Non sono democratica

Finchè si tratta di belle parole, evidentemente me la cavo bene.
Ma poi a conti fatti non sono poi così democratica. Non credo che davvero tutti abbiano gli stessi diritti. O almeno non sempre.
Ad esempio, credo che Paragone non dovrebbe poter declamare il testo di "Un giudice" di Fabrizio De André per inaugurare il suo personale (?) attacco alla magistratura, all'interno della sua nuova (?) trasmissione. Non dovrebbe nemmeno avere le sue canzoni come sottofondo musicale.
Non so neanch'io se sia una questione di democrazia o di decenza, ma non riesco a sopportarlo.

sabato 2 gennaio 2010

Ancora in vacanza

Fortunatamente sono ancora in vacanza. Niente lavoro, niente alzatacce la mattina, niente orari assurdi la sera e niente stress. Quest'ultima è un'affermazione un po' impegnativa, ma facciamo finta sia vero.
Così ho deciso di limitare al massimo anche l'uso del computer e disintossicarmi un po'. Volevo evitare di trascorrere anche queste giornate sulla tastiera e ricordarmi di che colore fosse il tavolo della mia sala, normalmente invaso dal mio pc portatile e dalla pila di libri cui lo stesso computer portatile si deve appoggiare per restare aperto. Il che tra l'altro lo rende poco portatile, ormai.
I primi giorni sono stati un po' traumatici.
Mi sono accorta che mancare ai miei consueti appuntamenti webbici mi causava un leggero stato d'ansia. Come se stesse accadendo qualcosa di gravissimo e di urgente di cui non fossi informata. Come se il mondo stesse andando avanti senza di me. Quindi mi sono riservata brevissime incursioni: posta elettronica, home page di facebook, indice dei blog che seguo. Incredibile, nulla di particolare è accaduto in mia assenza.
Adesso ovviamente sono presa dalla seconda fase dell'ansia, quella che mi ricorda che tra meno di una settimana dovrò riprendere i miei soliti ritmi, forse addirittura un po' accelerati se il mio intuito me la dice giusta.
L'insegnamento che ne traggo è che non so fare a meno dell'ansia. Che non è la migliore considerazione con cui iniziare l'anno, ma bisogna pur saperlo.

Buon anno a tutti, se possibile sereno.