lunedì 28 settembre 2009

La verità mi fa male lo sai

Ero in terza liceo quando affrontai una delle mie prime lezioni di filosofia.
Ovviamente, il primo concetto con cui il mio professore tentò di farci prendere confidenza fu proprio la messa in discussione di una fantomatica Verità, intesa come un qualcosa capace di esistere a prescindere da una mente che la pensi.
Direi che si tratta di un incipit ovvio, senza il quale sarebbe piuttosto complesso addentrarsi in qualsiasi argomentazione filosofica, di ogni periodo e genere.


La cosa mi è tornata in mente in questi giorni, leggendo "Harry Potter e la filosofia" di Simone Regazzoni, ed in particolare un'interessante digressione tra magia e tecnica, tra dogmatismo ideologico e dogmatismo scientifico. E mi è tornato in mente quale fu il primo pensiero che mi attraversò la mente quella mattina lontana.
Forse alcuni miei compagni avranno collegato il concetto di "Verità" ad un'entità religiosa, attribuendogli un valore mistico.

A me venne in mente immediatamente un romanzo giallo o comunque un qualche mistero a sfondo poliziesco. Mi dissi: "Non è vero che la verità esiste solo se la penso. Il colpevole è comunque colpevole anche se io non lo scoprirò mai."
Non c'è niente da fare. Sono stata sempre poco portata al misticismo, evidentemente.

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