lunedì 14 dicembre 2009

Smart Market 2009: i retroscena

La giornata comincia presto, quando esco di casa prima delle 7 e mi attraverso una città sonnacchiosa. Anzi, una città nel suo meritato coma della domenica mattina.
Alle 7.30 sono davanti al Forum di Assago. Nel parcheggio del Forum cercano di entrare gli espositori muniti di Pass. Siccome il nostro pass ce l'ha mia sorella e la sua amica che devono scaricare molta più roba di me, io mi dirigo tranquillamente al parcheggio che c'è prima della rotonda del Forum, tra l'altro felice  di evitare quella fila incredibile di macchine che cercano di entrare e chiedono un numero imprecisato di informazioni. Peccato che qualche genio pensa non sia necessario aprire così presto il parcheggio davanti al Forum e quindi rimango per un po' in attesa, ma poi rinuncio e mi vado a cercare un'altra soluzione. Se la saggezza popolare insegna che il buon giorno si vede dal mattino, avrei dovuto capire tutto subito e tornare a casa sotto la trapunta.

Invece entro con il mio borsone e raggiungo mia sorella. Tralasciamo il fatto che non notiamo da subito la differenza tra "Premium" e "Gallery" (non aiuta comunque molto che le sale del Mediolanum Forum abbiano gli stessi nomi dei canali del digitale terrestre Mediaset). Tralasciamo perchè è vero che i cartelli erano mal messi e l'assistenza dell'organizzazione assente, ma in questa particolare vicenda ci abbiamo messo del nostro, per carità.

In ogni caso, nonostante il repentino spostamento, allestiamo il nostro stand entro le ore 9.00, come previsto da regolamento. Infatti, tra le 9.00 e il 10.30 l'organizzazione deve verificare che sia tutto in ordine e che ci siano le condizioni per aprire.
Ecco.
Non è stato così semplice.
Fino alle 10.30 non si vede nessuno passare dalle nostre parti a controllare e noi ce la chiacchieriamo, beviamo il caffè e facciamo tutte quelle cose che poi, causa l'incredibile affluenza che invaderà il nostro stand, non potremo più fare. A questo punto cominciano a partire dall'altoparlante messaggi rassicuranti e al tempo stesso vagamente ammonitori: invitano i signori espositori a contenere la merce all'interno degli spazi delineati.
Spazi delineati? Abbiamo degli spazi delineati?
Guardiamo per terra e ci accorgiamo che ci sono dei segni fatti con un pezzo di scotch scolorito che ci darebbero ancora una quindicina di centimetri. Ma l'idea di portare il tavolo in avanti ci terrorizza e restiamo così (solo un quarto d'ora prima una simpatica espositrice ha buttato giù con il borsone che aveva a tracolla la mia cornice con gli orecchini appesi, quindi non sono ben disposta al fattore rischio).
Rimaniamo comode e fiduciose ad aspettare.
Intorno a noi in effetti ci sono alcuni stand un po' fuori dalle righe, ma sembra nulla di eccessivo.
In ogni caso, nonostante qualche altro messaggio, nessuno passa a controllare.
Alle ore 10.23 scrivo un sms a una mia amica: "Oh mamma... Sono tanto emozionata... Ho allestito lo stand e adesso sta aprendo la fiera, ma mi dicono che fuori all'ingresso c'è la coda! Tu poi ci vieni?"
Alle 11.00 siamo ancora chiusi e fatichiamo a capire il perchè.
Alle 12.00 si comincia a urlare, a fischiare, a chiedere spiegazioni in modo più o meno garbato. Ma c'è gente che viene da fuori Milano e che è al Forum dalle 7.30 del mattino, quindi non sembra fuori luogo un po' di insofferenza.
Le parole più gettonate sono "buffoni" e "vergogna". Tuttosommato poteva andare peggio.
Nel frattempo, qualche espositore prende armi e bagagli, imballa il tutto e se ne va. I signori affianco a noi abbandonano indignati, portando con loro un grammofono meraviglioso.
Ancora non si capisce bene cosa stia accadendo, ma si raccolgono mano a mano le seguenti informazioni.
- I vigili del fuoco stanno ancora facendo la ricognizione degli spazi insieme agli organizzatori, ma sembra che non vogliano dare autorizzazione all'apertura al pubblico perchè mancherebbero le distanze di sicurezza nei corridoi tra gli stand.
- Dalle 10.30 c'è gente davanti all'ingresso che aspetta di entrare. Nel frattempo è sceso un freddo da neve e anche loro urlano "buffoni" e "vergogna". A dire il vero, forse loro anche peggio, causa le temperature rigide.
- I vigili fermano le macchine alla rotonda davanti al Forum e invitano tutti a tornare indietro, dicendo che la manifestazione prevista non si terrà. Quando arriva questa notizia all'interno del Forum non è che si calmino gli animi.
- Si avanza l'ipotesi che il motivo di tutto questo delirio sia da ricercare nel fatto che, a causa di altre manifestazioni musicali in programma presso il Forum, l'organizzazione abbia deciso di ridurre lo spazio a disposizione e di conseguenza le distanze tra gli stand. In effetti a ben guardare il nostro tavolo è ben più piccolo di quello che ci aspettavamo.

Nel frattempo, gli espositori si riuniscono attorno alle signore che nelle settimane passate hanno raccolto le iscrizioni e che tentano di dare risposte che in realtà non hanno. A loro, devo dire che va tutta la mia comprensione e solidarietà, perchè non è mica facile dover difendere un'organizzazione che fa acqua da tutte le parti.
Ogni stand prende un foglio, scrive a mano in duplice copia una richiesta ufficiale di rimborso per la mancata apertura: una la consegna, l'altra la fa firmare come ricevuta e la tiene. Sì sì, qui dentro siamo tornati alla duplice copia scritta a mano...
Alle 12.21 scrivo il secondo SMS alla mia amica: "Prima di venire chiamami perchè stanno facendo un delirio e non hanno ancora aperto. Dovrebbero aprire da un momento all'altro, ma chiama che te lo confermo..."
Segue un suo SMS che mi dice di stare tranquilla, a cui rispondo un minuto dopo "Ok, appena aprono ti mando un SMS di conferma... Speriamo che si faccia, mi sto un po' deprimendo."
In effetti l'entusiasmo si sta leggermente spegnendo, ma soprattutto ancora non capiamo per quale motivo, all'alba delle 12.30, i vigili non siano ancora passati davanti al nostro stand, o quanto meno nella nostra area, per controllare.
Alle 12.38 le scrivo di nuovo: "Ok, abbiamo sfiorato la rissa ma hanno aperto... Meno male..."
Che ingenua. La questione è che c'è poca gente che gira tra gli stand, ma almeno sembra che cominci ad arrivare e siamo tutte contente. In posizione, schiena dritta e sorriso, siamo pronte ad accogliere la gente. Che però non arriva. Sono tre persone in croce e non si capisce bene il perchè. Metto il naso fuori e mi accorgo che c'è ancora la calca ai cancelli chiusi. Le parole che sento sono leggermente meno educate di un'oretta prima.
Torno dentro. Dall'altoparlante dicono che i vigili stanno prendendo una decisione e che ci sarà al più presto comunicata. Vado dalla signora-capro espiatorio e le chiedo cosa stia succedendo. Lei mi guarda come per dire "dammi tregua" e mi dice che anche lei vorrebbe saperlo, ma non lo sa e che la gente che c'è dentro che gira non si sa da dove sia entrata. Vicino a me, altri espositori mi dicono che questi sono quelli che hanno sfondato per entrare.
Sfondato per entrare?
Allo Smart Market?
Confusa e poco felice torno al mio stand per aggiornare le mie compagne di sventura.
Prendo il cellulare per mandare un nuovo SMS, poi mi sento un po' stupida e chiamo la mia amica. La quale, gentile ma risoluta, mi chiede la cortesia di stare tranquilla e di non preoccuparmi per lei. Che significa: con tutto l'affetto di questo mondo, la pianti di mandarmi messaggi ogni volta che uno lì dentro starnutisce?
Ha ragione pure lei.
Passa un'altra ora. Ci mangiamo un panino.
Alle ore 13.54 le mando l'ultimo messaggio della giornata: "Mo' si entra davvero e pure gratis! Boh, a dopo"
Questo infatti è quello che ci comunicano, nuovamente con l'altoparlante.
In realtà vengo poi a scoprire che non è vero che il pubblico entra gratis, perchè questo trattamento viene riservato solo a quelli che erano fuori ad aspettare. Io però non ho il coraggio di riscrivere alla mia amica, pace.

In sintesi, una giornata delirante e un'organizzazione imbarazzante, irresponsabile e incompetente.
E' stata la mia prima esperenza e mi sono comunque divertita, anche se ho capito che questa fiera non è quella giusta per noi, perchè la maggior parte degli stand era di vendita dell'usato e non di cose fatte a mano.

Appena mi riprendo, posto qualche foto.

venerdì 11 dicembre 2009

martedì 8 dicembre 2009

Un Natale al gusto di arancia


I preparativi per Natale sono iniziati a pieno ritmo, comprese le fette di arancio a seccare sul mio calorifero.

Per il resto, tra meno di una settimana sarà la volta dello Smart Market e io ho ancora un migliaio di cose da fare. Compreso tornare al lavoro domani, vabbé, questi sono dettagli.

La verità è che questo è il periodo dell'anno che sempre vorrei fosse perfetto, come appena uscito da un film, dove tutti sono vestiti ton sur ton (in abbinamento ovviamente alle decorazioni di casa), dove in forno cuociono i biscotti allo zenzero e cannella, dove con leggiadria si colloca l'ultima decorazione dell'Albero di Natale.

La verità è che in casa è il delirio puro. E che l'Albero è ancora imballatto e addobbarlo sarà tutto fuorchè leggiadro, ad esempio perchè le luci le metterò almeno cinque volte prima di essere soddisfatta della loro corretta distribuzione.

Per non parlare dei regali, questi gesti di puro amore natalizio che invece di diventare momento di condivisione e di amicizia rischiano sempre e inerosabilmente di farti andare tutto storto.
Ma quest'anno no. Sarà brava, sarò almeno un po' più brava. Sono molto impegnata a non farmi rovinare il Natale da tutto questo. Certo che ci vorrebbe anche un po' di collaborazione.

sabato 28 novembre 2009

Riassunto delle puntate precedenti - Misurare lo stress

Due settimane dense dense.
Ho lavorato tanto, probabilmente molto più di quello che avrei gradito, ma non è una cosa che si può dire a testa alta. Il motivo è che si oscilla tra il vecchio adagio "Il lavoro nobilita l'uomo" e il recente vivace "Meno male che almeno tu lavori".
Ci vogliono però degli indicatori attendibili per misurare lo stress. E' un periodo difficile quando:

1. La giornata del sabato viene dedicata alle telefonate di amici e parenti. Piacevole, ovviamente. Ma non sono telefonate che faccio restando seduta sul divano, giusto per rilassarmi. Voglio dire: non sono "di più". Sono le telefonate che rappresentano lo stretto indispensabile per avere dei rapporti umani vagamenti decenti. Si tratta di un solo giorno a settimana per rendere la vita socialmente decente.

2. Mi guardo allo specchio e mi rendo conto che ho delle occhiaie tali che da non possedere colori e prodotti sufficienti a risolvere la tragedia in corso. Quindi opto per una maschera rilassante per il viso. Poi scopro che deve rimanere lì sulla mia faccia per 10 minuti e mi stresso ancora di più perchè penso che non ho tutto questo tempo da perdere.

3. I miei hobby diventano manie con una facilità disarmante. Basta che io perda per pochissimo il controllo della situazione e mi ritrovo a visitare solo siti Internet che parlano di perline, prendere appunti per nuove realizzazioni con perline, organizzare fiere di perline, leggere giornali che parlano di perline. Evidentemente la mia valvola di sfogo richiede di diventare un'autostrada a tre corsie.

4. L'intervallo di tempo che separa  "calma - sconforto - stanchezza - indignazione - furiosa rabbia" si comprime ogni giorno di più. Il che significa che basta chiedermi due volte la stessa cosa perchè nel giro di 40 secondi netti io mi convinca che questa esistenza non ha più senso e che il mondo non mi merita.

Opterò a questo punto per un caffè, che come al solito mi concilia il sonno.

martedì 10 novembre 2009

Concorso Perles&Co

Senalo anche oggi qualcosa relativo al mondo handmade, visto che sono giornate di idee e di spunti...
Quelli di Perles&Co (da cui mi riforniscono di perline di tanto in tanto) pubblicano un concorso a tema Swarovsky intitolato "I tesori dell'oceano". Regolamento, modalità e premi li trovate qui.
Buon lavoro!

Smart Market - 13 dicembre 2009

Oggi mia sorella ha finalmente prenotato uno stand allo Smart Market, la fiera organizzata da Secondamano e dedicata all'usato e alle creazioni artigianali.

Sono molto elettrizzata dal progetto perchè, mentre mia sorella e la sua amica presenteranno le loro creazioni con la lana, io avrò un angolino nello loro stand per esporre i miei orecchini, braccialetti e (qualche) collana.
Era da un po' che l'idea era nell'aria, ma fino ad oggi la certezza non ce l'avevo. Ora mi devo proprio mettere al lavoro, ultimare quello che ho in testa e soprattutto organizzarmi per capire come esporre il tutto.

Per chi ama questo genere di articoli, consiglio davvero di fare un salto perchè secondo me sarà molto molto carino (sottoscritta a parte!). Lo Smar Market si terrà sabato 13 dicembre 2009 presso il Forum di Assago e saràun'ottima occasione per comprare un po' di regalini di Natale!
Se volete informazioni, le trovate qui.

lunedì 9 novembre 2009

Profumi e balocchi

Oggi sono stata piacevolmente accompagnata da uno dei miei gloriosi mal di testa e, dopo essermi accorta che la mia scorta di analgesici era terminata, sono andata alla ricerca di una farmacia di turno.
(Non è vero, in realtà ho trascorso alcune ore per vedere se passava da solo e potevo non uscire di casa, ma questa è un'altra storia.)
Esco, prendo la macchina e raggiungo la farmacia che, da sempre, ricordo perta per i turni serali e festivi.
Ma la farmacia è incredibilmente rinnovata.
Innanzi tutto non si chiama più "farmacia" ma "sistema salute".
Su strada ci sarà qualcosa come sei vetrine mega illuminate.
All'interno la vera sorpresa. Il negozio è una via di mezzo tra un minimarket e una profumeria. A pochi passi dall'ingresso un dispenser per ritirare il proprio numerino e una pila di cestini per raccogliere gli articoli che si desiderano acquistare. Sulla destra una sfliza di sei casse, e sopra di esse un display gigante per vedere quale numero viene servito.
Tutto intorno, una serie di corridoi e di espositori: di fronte alle casse tutti gli articoli "da banco", suddivisi per categorie, mentre dietro le casse e quindi non accessibili al pubblico tutti i materali che richiedono una ricetta medica.
In pratica il cliente entra e può tranquillamente girovagare tra i corridoi, facendosi venire in mente tutte le possibili sostanze che potrebbe assumere. Perchè alla fine diciamocelo, nessuno di noi si sente mai veramente bene. E quindi abbiamo complessi multivitaminici, farmaci per aiutare la digestione, terapie per le malattie da raffreddamento, alimentari per celiaci, prodotti per bambini e cosmetici vari. Tanto per fare degli esempi.
Secondo me, come capita per alcuni libri o siti Internet, anche all'ingresso di questo strano luogo dovrebbe esserci la scritta: "si sconsiglia l'accesso a soggetti ipocondriaci".
Anche se in realtà, trovo che sia mediamente pericoloso per chiunque. Tutte quelle scatolette colorate, quelle scritte rassicuranti, e dentro la possibilità di realizzare il sogno di un fisico perfettamente funzionante, tonico, giovane...
Comunque ho comprato le mie pastiglie per il mal di testa, e me ne sono tornata a casa.
Cercherò di stare lontana da questo luogo di perdizione.

giovedì 5 novembre 2009

Dubbio amletico

Ma nella pasta mare e monti, come ci si regola con il formaggio?
No, perché in casa mia abbiamo passato una vita a convincere mio nonno di non mettere il parmigiano sulla pasta alle vongole e ieri sera, di fronte a un piatto di mare e monti, sono stata colta dal dubbio.
Si mette metà sì e metà no?

martedì 3 novembre 2009

La comodità dei luoghi comuni

Seconda puntata della decima edizione del Grande Fratello.
Alessia Marcuzzi e Alfonso Signorini disquisiscono circa il personaggio Maicol.
Cose ovvie sul fatto che rappresenta una nota di colore nella casa, che è molto sensibile... Vabbè.

Poi la Marcuzzi chiede a Signorini cosa pensa dello sfogo di Maicol circa la sua difficoltà a trovare un lavoro.
E già qua io istintivamene penso: il lavoro è un casino per tutti, in un paese e in un momento come il nostro, per lui sarà ancora più complicato, no?
No, per Signorini questo è impossibile perchè l'Italia non discrimina i gay (strana definizione di  un paese dove i gay vengono semplicemente linciati, non sempre, ma spesso e volentieri).
Secondo Signorini basta guardare quanti commessi gay ci sono nei negozi di abbigliamento per capire quanto abbiano la strada spianata. E qui la Marcuzzi ci mette il carico, ricordando il proverbiale gusto estetico dei gay e confessando che lei si fida solo dei consigli dei commessi gay.

Meraviglioso.

Si sono dimenticati di dire che i neri hanno il ritmo nel sangue e giocano bene a basket.
Che gli ebrei hanno il senso degli affari.
Che i francesi non si lavano.
Che i liguri sono tirchi.
Che i torinesi sono falsi e cortesi.
Che gli uomini odiano fare shopping e non si accorgono di quando una donna si taglia i capelli.
Che le donne non sanno guidare e non sopporano il calcio e gli uomini che lo seguono.
Insomma, visto che avevano fatto 30, potevano fare 31.

Intanto, io sono orgogliosa del piglio con cui Maicol ha preso le difese di Pimpi. No, non sono una fan del Grande Fratello di per sé, ma se avessero fatto una cosa del genere al mio procione mi sarei alterata non poco.

domenica 1 novembre 2009

Frutta, verdura e saggezza

Madre: Erano buoni i kiwi che ti ho dato settimana scorsa?
Figlio: Sì, ma alcuni avevano un sapore strano... come chimico... come... di medicina!
Madre: E' perchè sono pieni di vitamine. Mangia, mangia!

sabato 31 ottobre 2009

Chi cerca trova

Pare che una persona sia arrivata sul mio bolg inserendo la seguente chiave di ricerca su Google: "cerco per scuola un riassunto di un film giallo di jessica fletcher".
Come prima cosa, vorrei tanto conoscere il malcapitato e mi spiace di non essergli stata di aiuto, perchè Google lo avrà rimandato a questo post.
Come seconda cosa, sarei tanto curiosa di chiedergli per quale motivo a scuola gli chiedono di fare il riassunto di un film giallo di jessica fletcher...

giovedì 29 ottobre 2009

Il copy che legge (e scrive) tra le righe

Giornata qualsiasi, pomeriggio qualsiasi, progetto qualsiasi da tirare in piedi.

J: Devi provare a ipotizzare tutte le attività che possono attirare la gente in un concessionario di auto. Non so, tipo quando c'è un gambe aperte...
Pris: ...
J: cioè, no, volevo dire... un braccia aperte...
Pris: ...
J: oddio, com'è che si dice?
Pris: intendi un "porte aperte"?
J: ecco brava...

E siccome sono un bravo copy, ho letto tra le righe e, sempre tra le righe, ho pensato di inserire nel progetto attività che prevedessero la presenza di hostess. Non era questo che voleva dirmi J?

domenica 25 ottobre 2009

Rockabilly in the bathroom

Premetto: tengo alla pulizia della mia casa e me ne prendo cura, quindi non mi giudicate.
E' solo che al termine di una settimana di lavoro decisamente impegnativa, se non uso l'anticalcare tutti i giorni, mi ritrovo a dover strofinare parecchio per pulire il bagno...
Va bene, premessa fatta.
Comunque, quando sabato mi sono alzata e sono andata in bagno, ho trovato il volto di un rockabilly nel tappo del mio lavandino. Lavoro del calcare oppure è un indizio sull'identità del mio poltergeist?


Essere un perfetta lavoratrice: dress code

Seconda puntata. Dress Code.
Ovviamete, sempre da Virgilio che dopo la prima puntata, ci offre adesso la seconda.
(O meglio io ho deciso che sia la seconda)

Riporto l'incipit dell'articolo.

Essere presi sul serio in ufficio è uno degli obiettivi più importanti, soprattutto se si appartiene al genere femminile e se si ambisce ad assumere ruoli di responsabilità. A questo scopo il look giusto può veramente fare la differenza.
Cominciamo bene. Io non ho voglia di scandalizzarmi di questo ritratto del mondo del lavoro in cui per le donne conta il look e non le attitudini, la preparazione, i titoli di studio, il talento. Scandalizzatevi voi, per cortesia.

Trucco e capelli: meglio una seduta in più dal parrucchiere per una sistemata piuttosto che aggirarsi per l'ufficio con la ricrescita bianca in vista o un colore sbiadito e improbabile.
Benissimo, immagino sia vero. Chiediamo ai parrucchieri la cortesia di restare aperti di notte, così avrò modo di avere un taglio e un colore sempre perfetti.

Quanto al make-up, uscire di casa senza avere operato qualche intervento migliorativo sul viso è come per un uomo andare al lavoro senza essersi fatti la barba: l'efferro sciatto è assicurato.
E qui c'è una luce in fodo al tunnel: le donne si devono truccare, tanto quanto gli uomini devono farsi la barba. Meno male, anche perchè in effetti credo di metterci molto meno io a truccarmi la mattina, rispetto che un uomo a radersi. E finalmente un punto per me.

Il trucco sarà ovviamente il più possibile naturale e luminoso, senza concessioni a colori shocking e a unghie dipinte di blu o rosso fuoco.

Ops. Quindi dovrei evitare il mio smalto viola? Vedremo...

Segue una lista di capi di abbigliamento vietati, e poi il consiglio illuminante:
Must del dress code da ufficio: una camicia bianca con sotto un reggiseno invisibile color carne, un blazer, un tailleur, una gonna nera al ginocchio, un paio di pantaloni neri a sigaretta, un cardigan in cashemere, una borsa capiente che possa ospitare tutti i vostri preziosi documenti, un paio di scarpe comode ma ben lucidate, con tacco medio e non appuntito.

Sembra tutti estremamente semplice e innocuo. Ma mi viene un dubbio. Perchè questo articolo, che è tutto sommato deludente nella sua banalità e in tutti i suoi luoghi comuni, riassume splendidamente una grande verità. Che la cosa più importante è che le donne sul lavoro riescano ad anestitizzare il proprio potenziale erotico, perchè si ritiene sia qualcosa di molto simile ad un'arma impropria.
Quindi da una parte ci sono donne super sexi e predatrici, dall'altra parte (unica alternativa) ci sono le donne vestite da bravi soldatini, con pantaloni neri a sigaretta e cardigan in cashemere.
E tutte le altre? Ma perchè l'abbigliamento deve essere considerato soltanto strumento di seduzione? Perchè non viene mai in mente che le persone utilizzano l'abbigliamento per esprimere parti della propria persona e del proprio carattere? La questione è che si ritiene che l'unica cosa che le donne possono esprimere di sé è la propria capacità seduttiva, ma questo è un problema che riguarda chi la pensa così, non certo le donne.

Io, che oggettivamente non sono mai stata considerata quel tipo di donna (anche perchè non ho il cosiddetto physique du rôle) mi vesto ogni giorno a seconda di come mi sento. Se indosso abiti neri o grigi, è perchè ho voglia di fare tappezzeria e di non dare nell'occhio. Indosso colori vivaci se ho voglia di mettere un po' di energia alla mia giornata. Indosso qualcosa a caso se ho troppo sonno per capire cosa mi sto infilando.
E' vero, sono fortunata perchè non ho un ruolo "di rappresentanza" e perchè non sono mai a contatto con il pubblico, né con i clienti. E ho sufficiente intelligenza per capire che è comunque un luogo di lavoro e che non è il caso di presentarsi come se mi recassi in spiaggia.
A parte questo, non riesco davvero a capacitarmi del fatto che si consigli a una donna di mettersi nell'esatto corrispettivo della "giacca e cravatta" per essere semplicemente come un uomo.
Mi sa che siamo proprio in alto mare.

giovedì 22 ottobre 2009

Essere una perfetta lavoratrice


I lanci presenti nell'home page del portale di Virgilio mi danno sempre grandi soddisfazioni. Oggi il mio occhio è caduto sulle 15 regole per essere una perfetta lavoratrice, che in tempi di crisi fanno anche comodo, diciamocelo. Mi rimane il dubbio del perchè serva un manuale per le lavoratrici e non per i lavoratori in generale. Ma evidentemente, gli uomini sono perfetti lavoratori per nascita, ça va sans dire!
Qualche commento ai punti più succosi.


Al punto 3
Abbiate un atteggiamento positivo. Siate briose, ottimiste e incoraggiate gli altri. È sempre apprezzabile e poi nessuno ha voglia di lavorare con la depressa di turno.
Dai, è vero. Non è divertente lavorare con una musona. Del resto mi è stato fatto realmente notare, in uno dei miei primi posti di lavoro. Il mio capo donna (e il fatto che fosse donna mi ricorda sempre che è troppo facile ritenere che l'appartenenza a un genere possa essere garanzia di qualità) mi chiamò nel suo ufficio un giorno per dirmi che uno dei motivi per cui lavoravo in quell'agenzia era la mia comprovata capacità di essere sempre sorridente e positiva. Quindi, ero pregata di non cambiare atteggiamento, perchè in caso contrario la signora in questione avrebbe potuto non avere più piacere a lavorare con me. In effetti mantenne la parola: mi licenziò in tronco quando mi permisi di lamentarmi, in modo per altro molto più concliante del dovuto, perchè né io né i miei colleghi avevamo ricevuto lo stipendio del mese precedente.
Vorrei anche segnalare che nella stessa agenzia, per oltre un mese un mio collega si presentò ogni giorno con la faccia da funerale: non salutava all'arrivo, non parlava con nessuno per tutta la giornata e se ne andava la sera senza emettere un suono. Aveva problemi suoi, per carità. Noi colleghi eravamo anche preoccupati per lui, ma in ogni caso la signora non fu sfiorata dall'idea di far parola di questo.
Forse è proprio vero che sono soltanto le lavoratrici ad avere bisogno di un manuale.

Al punto 4.
Non raccontate la vostra vita privata ai superiori. Perdereste credibilità.
Molto volentieri, non ci tengo. Al di là di qualche aneddoto, non amo mai raccontare i fatti miei. E' complicato però rispettare questa regola quando, chiedendo un permesso per motivi personali, si è sottoposti ad un terzo grado in pena regola, perchè il capo in questione vuole misurarsi in una nuova e avvincente partita del famoso gioco di ruolo: "organizziamo i fatti tuoi per dimostrarti che puoi occuparti delle tue vicende di notte e non nell'orario di lavoro".

Al punto 6.
Sappiate prendere l'iniziativa e rischiare. Osate accettare un compito che vi sembra difficile. È il solo modo per progredire.
Io sono la quintessenza del multitasking (e come me i miei colleghi, non sono certo una martire o un'eccezione). Questo però non mi fa progredire, mi fa solo sopravvivere.

Al punto 7.
Siate discrete riguardo al vostro stipendio. Questo argomento è quasi tabù. Sapere che la perfida Sofia guadagna più di voi potrebbe rendervi cattive.
Sì ma non con Sofia. Se guadagna di più, buon per lei.
Il vecchio adagio "non dire mai quanto guadagni" serve solo per tenere buona la gente, e per evitare che ci si renda conto delle piccole o grandi ingiustizie che serpeggiano in un ufficio.

Al punto 8.
Non sognate. Non è detto che il vostro capo vi concederà un aumento solo perché avete fatto gli straordinari qualche giorno prima di andare a chiederglielo.
No infatti, è vero. Sognare è stupido. Anche se gli straordinari non sono una tua iniziativa. E poi pagare gli straordinari "non si usa più". A me hanno detto così, e io ci credo ciecamente, perchè mi sembra un discorso legalmente ineccepibile.

Al punto 9.
Siate prudenti. Se un collega ottiene il posto cui ambivate, non diffondete voci su di lui né fulminatelo con lo sguardo. Al contrario, fategli le congratulazioni. Avrete sicuramente bisogno di lui prima o poi.
Più che essere prudenti o opportunisti, qui sarebbe il caso di essere persone appena decenti.

Al punto 11.
Non umiliate gli altri in pubblico. Se gestite un gruppo e dovete rimproverare qualcuno, fatelo in privato: il brutto anatroccolo umiliato cercherà sicuramente di vendicarsi.
Anche in questo caso, sarebbe sufficiente essere persone decenti. E che lo fossero anche gli altri se possibile.


Buon lavoro a tutti.

sabato 17 ottobre 2009

Piove, autista ladro (?)

Qualche giorno fa a Milano è venuta giù tanta di quella pioggia, ma tanta di quella pioggia, che la voglia era quella di tornare sotto le coperte e rimandare qualsiasi impegno al giorno dopo.
Invece sono uscita come al solito di casa e, come ogni settimana, ho fatto lo slalom tra le bancarelle del mercato sotto casa per raggiungere la fermata dell'autobus che mi porta al lavoro.
E lo slalom tra gli ombrelli e i teloni delle bancarelle carichi d'acqua può essere un'esperienza davvero formativa. Dopo i miei 10 minuti di attesa, l'autobus è arrivato. Piega e strizza l'ombrello, poi sali.
Tragitto normale, cosa ci sarà da raccontare? Gente pigiata, odore di pioggia e di dentifricio vario, nella migliore delle ipotesi.
Poi una fermata come tutte le altre. Una signora senza ombrello che corre per salire a bordo. L'autista che probabilmente non la vede arrivare, non l'aspetta, riparte e si ferma pochi metri più avanti, al semaforo rosso. Ed è qui che la donna ricomincia a correre, arriva alla porta davanti, quella proprio di fronte all'autista e si  mette a bussare forte sul vetro.
L'autista si volta, la guarda e le fa segno di non poter aprire, perchè non è più in fermata e non è autorizzato.
La donna bussa ancora, bussa più forte.
L'autista ribadisce di non poter aprire e la ignora.
Dall'autobus qualche voce che gli chiede di aprire, ma niente di più.
Solo che la donna non ci sta. Si mette davanti all'autobus e aspetta. In mezzo alla strada, anzi, in mezzo a un incrocio, alle ore 9 di una mattina milanese di ordinaria follia. Con la pioggia che aumenta, senza ombrello, con un impermeabile che ormai è così zuppo che non serve più a nulla.
Si mette davanti all'autobus e non si muove.
Sul mezzo comincia la guerra. C'è chi dice che la donna è una pazza e che si deve togliere dai coglioni. C'è chi dice che l'autista è uno stronzo e che dovrebbe aprire. C'è chi dice che questa storia di non poter aprire le porte non sta in piedi e che quando arriva correndo una ragazza carina, le viene sempre aperto. C'è chi dice che in realtà l'autista non ha aperto alla donna quanto l'autobus era ancora in fermata e che quindi adesso non può guardare troppo per il sottile. E poi c'è chi dice che vuole scendere, che non vuole restare chiuso sull'autobus e che se l'autista non apre le porte è sequestro di persona.
E a quel punto l'autista urla: "No che non posso farla scendere, le ho detto che non posso aprire le porte fuori fermata!" Non fa una grinza, in effetti.

Io non faccio e non dico nulla. In realtà mi viene molto da ridere. Questo piccolo pezzo di mondo che si scalda, si indigna, si arrabbia, si annoia, si schiera mi affascina e mi diverte.
E penso a quella donna sotto la pioggia, tanto che mi verrebbe voglia di scendere davvero e di andare ad abbracciarla. Perchè comincio a immaginare alla sua vita, che probabilmente è esattamente uguale alla mia, tante sono le offese, le delusioni, le amarezze, le ingiustizie. E lo so che poi arriva una mattina in cui non si può neanche sopportare un autobus che ti lascia a terra, facendo finta che tu non esista.
Poi un signore è arrivato, le ha offerto un ombrello, si è messo a parlare con lei e l'ha convinta a spostarsi e l'autobus è ripartito.
Io sono arrivata al lavoro con venti minuti di ritardo, ma non è stato grave.
Piuttosto io e i miei colleghi siamo stati convocati in riunione e ci sono stati comunicati i provvedimenti economici presi per contenere le difficoltà finanziarie dell'azienda. E avrei tanto voluto avere il coraggio di uscire sotto la pioggia e mettermi davanti all'autobus. Solo che non l'ho fatto.
Chissà, forse deve proprio arrivare la mattina giusta per ognuno di noi.

venerdì 9 ottobre 2009

Honest Scrap


miscredente08 mi ha fatto dono del premio Honest Scrap e io non posso che ringraziarlo, anche se si tratta di un dono collettivo di cui ho beneficiato semplicemente perchè sono inserita nel suo blogrol... se è il momento di essere onesti, devo esserlo fino in fondo!

 
Ecco le 10 verità che mi riguardano:


1) Non sono capace di litigare. In genere dopo un paio di battute incomincio a pensare che probabilmente ho torto, perchè mi immedesimo nella posizione dell'altro e mi vedo una merdaccia. Quindi, un qualsiasi accenno di litigata crolla miseramente ancora prima di prendere ritmo. Poi però ci soffro perchè non riesco mai a rivendicare con un po' di energia le mie posizioni.


2) Alterno momenti di estrema pigrizia (99%) a momenti di sorprendente iperattività (1%) il che rende la mia vita leggermente complicata. In particolare, nei momenti di pigrizia accumulo disordine, in quelli di iperattività devo riordinare a tutti i costi. Lascio a voi immaginare la mancata proporzione tra queste due fasi.


3) Associo spontaneamente numeri, giorni della settimana e lettere dell'alfabeto ai colori. Quando ho scoperto che la sinestesia era segno di genialità creativa ne sono stata orgogliosa. Poi ho scoperto che non avevo i sintomi della sinestesia e che, tuttosommato, era meglio così visto che poteva essere il segno di patologie cerebrali di varia entità.


4) Non sopporto l'arroganza e l'atteggiamento dogmatico, di qualsiasi genere sia. Le due cose, spesso, procedono accoppiate, il che mi facilita le cose perchè posso avercela con una stessa persona per i due motivi.


5) Non sopporto i luoghi comuni, soprattutto sulle donne e sulla politica.


6) Ho cominciato a scrivere a 5 anni e non ho più smesso. La prima poesia a circa 7 anni. Era orrenda e sembrava scritta da una vecchia signora dell'ottocento. Poi ho migliorato le mie letture.


7) Sono molto lenta a leggere. La questione è che leggo mentalmente come se leggessi ad alta voce, perchè mi piace il "suono" delle parole. Provate a declamare un romanzo e capirete quanto tempo ci si può mettere.


8) Sono molto curiosa e ho il brutto vizio di ascoltare le conversazioni altrui: sul tram, in pizzeria o in fila alla posta. Penso sempre che ne potrebbe venire fuori una storia interessante, ma in realtà sono solo curiosa.


9) Quando ho sonno rido. Quando bevo mi viene sonno. Quindi se bevo e mi metto a ridere, non è perchè mi ubriaco facilmente. E comunque non reggo l'alcool.


10) Sono da sempre vittima di un grande equivoco, perchè ho la faccia da buona anche se non lo sono per niente. Tra l'altro, molti confondono buona con scema e siamo a posto. Quest'ultimo punto si ricollega inevitabilmente con il primo e il cerchio si chiude.


Ecco le dieci proposte dei dieci blog che seguo con particolare attenzione, oltre a quello di miscredente08 ovviamente:

  1. Alianorah
  2. Beads and Tricks
  3. Comincio lunedì
  4. Freddy Nietzsche
  5. Il blog di Chit
  6. Life of a Misfit
  7. Macchianera
  8. Michela Murgia
  9. Petrolio Rosso
  10. The Indie Handmade Show

 Buon Honest Scrap a tutti!

mercoledì 7 ottobre 2009

Cabaret in pillole. Ancora.

Leggo questa mattina su Spot&Web della nuova "campagna abbonamenti e immagine coordinata di Prima ‘10, la rassegna di cabaret con la direzione artistica di Gino Astorina che ospiterà artisti come Paolo Caiazzo, Rita Pelusio, Bianchi e Pulci, il Gatto Blu e Alessandro Di Carlo". Guardando l'adv rimango perlessa...



Innanzi tutto perchè mi ricorda molto ma molto qualcosa che non solo ho già visto, ma che aveva avuto un successo notevole, visto che si trovava in tutte le librerie.








Secondariamente, perché mi fa molto riflettere (e un po' ridere) che nei credits riportati dalla testata giornalistica ci sia il direttore creativo e l'art director. Nessuna citazione per il copy.
E allora i casi sono tre. O il direttore creativo è anche copy (succede, lo so è strano ma succede!), ma sembra strano che non abbia sentito la necessità di segnalarlo. O si sono dimenticati del copy. O il copy non c'è mai stato e, magari, coinvolgerlo sarebbe stato utile.
Così, tanto per sperimentare qualcosa di nuovo...

martedì 6 ottobre 2009

Cambio rotta, cambio stile

L'insofferenza per me non è una novità. Eppure da un po' di tempo a questa parte ha raggiunto livelli che superano di gran lunga la normalità. O almeno quella che io considero la normalità.
E' uno di quei momenti in cui sembra che tutto possa accadere. Non c'è una sola cosa nella mia vita che non potrei decidere di cambiare, da un giorno all'altro. Resta solo da capire se ne avrò il coraggio.
Ecco, diciamo che un taglio di capelli non sarebbe sufficiente.

lunedì 5 ottobre 2009

Scrivere non basta

C'è una poetica del tutto particolare intorno alla scrittura e a chi si dedica a tale pratica. Basta vedere film e telefilm, per notare come viene rappresentato chi scrive. Così mi sono messa alla ricerca, e ne condivido i primi risultati.

La scrittura immersa nello spazio della follia, come quella di Jack Torrence nello Shining di Stanley Kubrick:



La stanza di Diane Keaton in Tutto può succedere. Legno scuro e particolari bianchi, con luce perfetta sia di giorno che di notte.





E perfetta, anche nella sua voluta imperfezione, anche Carry Bradshow che scrive di sera, da sola:



Persino la corrispondenza di Meg Ryan in You've got a mail ha una sua suggestiva scenografia:



E Tom Hanks non è da meno. Anzi, nella differenza tra queste due foto c'è tutto il film:



Per non parlare della montagna di libri tra i quali Sean Connery diventa il mentore del giovaneRob Brown, nel film Finding Forrest di Gus Van Sant:



E terminando con un classico dei miei pranzi a casa. Jessica Fletcher nella sua cucina del Maine:




Lo so, lo so. Molti altri esempi ci potrebbero essere e molti me ne verranno in mente.
Ma in generale, mi domando se forse non sia un problema di arredamento il mio. Magari con un altro contesto, avrei il giusto applomb per diventare una scrittrice famosa.

domenica 4 ottobre 2009

Le operazioni per le grandi pulizie d'autunno

Weekend trascorso a fare piazza pulita in casa. Anche per vedere se magari mi passa l'allergia o qualunque cosa sia. Che non è allergia alla polvere, in teoria, ma visto che sono stufa di attenermi alla teoria, cerco soluzioni alternative.

Due locali per due persone in teoria dovrebbe essere uno spazio sufficiente per trovare posto a tutto, ovviamente non è così.
E allora, perchè tutto entrasse dentro gli armadi e non rimanesse fuori, ho cominciato ad eliminare quello che era stipato dentro e che forse non era così necessario.

Tre sacchetti giganteschi di carta da buttare mi hanno fatto capire tre cose.

La prima. Mi viene spedita una quantità enorme di carta e io conservo tutto, il che rasenta il patologico. Ma ogni volta penso che magari c'è un'idea, un'ispirazione, magari può venire utile quando devo scrivere un mailing, una newsletter, un catalogo, una brochure, eccetera, eccetera, eccetera. Non è vero, ovviamente. Perchè la roba è talmente tanta che per essere utile dovrebbe essere archiviata e schedata in una stanza apposita, mentre così è solo un ammasso informe di roba, dove non troverei nulla neanche ricordando che c'è. E tra l'altro non lo ricordo.

La seconda. Non è sufficiente scrivere in calce alle mail di non stampare per rispettare l'ambiente. Non ci posso fare niente: se devo lavorare su qualcosa, io devo stampare. Sento sulle spalle la responsabilità ambientale di tutto ciò, ma almeno ho buttato tutto quanto nella raccolta differenziata, facendo attenzione a togliere le plastichine e tutto quanto.

La terza. La premessa iniziale si è rivelata infondata. Stranamente lo spazio non è lineare, quindi non è vero che buttando roba si crea spazio e ce ne sta dell'altra. Non so perchè, ma non è vero.

Però ho ottenuto un altro risultato. Dopo una giornata intera trascorsa a separare, strappare, buttare, archiviare carta, la mia allergia non è aumentata. Quindi a quanto pare, la polvere non c'entra.
Accontentiamoci.

sabato 3 ottobre 2009

Citazioni colte alla sprovvista

Qual è il limite tra citazione, omaggio e furto?
Oggi, nel pieno di un momento creativo in cui cercavo disperatamente di trovare una frase vincente e geniale che conquistasse il pubblico e lo facesse perdutamente innamorare del prodotto, sono caduta nella tentazione di usare il titolo di una famosa canzone.
E mi è tornata in mente la campagna pubblicitaria dei supermercati Pam, di circa tre anni fa. Se non ricordo male, un allegro peperone giallo spiccava su campo bianco. Quella che ricordo perfettamente era la headline "Senti come grida il peperone. Pam."
La leggenda narra che gli Eli non ne furono felicissimi.
Io mi immagino Rocco Tanica che esce felice da casa sua, attraversa la strada, volta l'angolo e... eccolo là. Proprio davanti a lui gli fa l'occhilino spavaldo il cartellone pubblicitrio incriminato.
E a Rocco Tanica, come a molti anni, quella frase è sufficiente per innescare in automatico il sottofondo musicale di Piattaforma.
E non perchè la frase ricordi la canzone, ma perchè è esattamente tratta dalla canzone stessa. Uguale. Compresa la parola "Pam".
E così la leggenda narra che Rocco Tanica sia tornato a casa e abbia telefonato alla direzione dei Supermercati Pam, per chiedere ragguagli e soprattutto per essere aiutato a ricordare il giorno e il luogo in cui lui (o chi per lui) avrebbe autorizzato l'utilizzo della canzone in una campagna pubblicitaria.
La storia si chiude in modo epico, con una risposta che lascia il segno: "no, ma non era necessario mettersi d'accordo in alcuni modo, si trattava soltanto di una citazione, di un omaggio a voi".
Che meraviglia.
Questo pomeriggio, ho scartato la possibilità di un'analoga citazione. Un minimo di dignità vorrei provare a conservarla.
Considerato che il titolo della canzone è talmente noto da essere diventato un modo di dire, mi sono limitata a costruire una frase che creasse un'evocativa assonanza. E fin lì, credo davvero nulla di male.

Ora mi vado ad ascoltare Parco Sempione, giusto prima di andare a dormire.

mercoledì 30 settembre 2009

L'amore al tempo della corriera

Questa sera ho raccontato a una mia amica le vicende sentimentali che mi hanno visto protagonista tra i 15 e i 18 anni circa. E mi sono accorta di come, a debita distanza, la storia potesse risultare incredibilmente comica e divertente. Non sto qui a dilungarmi, ma mi limito a dire che ero una sfigata patentata e che di conseguenza ero una maestra nell'attirarmi le situazioni più assurde e più patetiche. Ovviamente, ai tempi ero molto compresa nel mio ruolo di sentimentale incompresa e la sofferenza era autentica e profonda. Però fa ridere lo stesso.
In ogni caso, grazie al cielo non sono più là.
A tutti quelli che rimpiangono il primo amore: divertitevi voi.
Per me è stato non proprio edificante. Per me è stato sufficiente così e ci ho messo poi un buon numero di anni per disintossicarmi da tutte quelle menate.
Però una cosa buona l'ho portata a casa da quegli anni: non ho più accettato che il Lui Di Turno mi dicesse che non se la sentiva di prendere decisioni, che la fedeltà era un valore sopravvalutato, che il nostro sentimento era superiore alle convenzioni della coppia.
Non sono frasi a caso e con questo ho detto tutto.

martedì 29 settembre 2009

Martedì sera

Esco dal lavoro e ho bisogno di un pensiero positivo per trascinarmi fino a casa.

Accendo la televisione e vado su Rai2, per aspettare un nuovo episodio dell'Ispettore Coliandro. Intanto, seduta sul divano, sgranocchio qualche grissino pensando cosa potrei mangiare a cena (che alle ore 21.10 è ancora una prospettiva lontana).
Ed ecco che qualcosa non torna. Le riprese non sono quelle che mi aspettavo, i dialoghi sono loffi, il ritmo mi sta facendo addormentare. Ma soprattutto, invece di Giampaolo Morelli mi compare Luca Barbareschi.

No, non scherziamo su queste cose, per cortesia.
Non è uno scherzo divertente.

Colori d'autunno?

L'autunno è arrivato. L'umore è quello, i colori giustamente anche.





Però, se qualcuno desidera un'ispirazione più autorevole sui colori di questa stagione in arrivo, c'è la copertina di Vogue Italia di settembre 2009:



Oppure, visitate il blog di Beads and Tricks. Troverete sempre la risposta giusta al momento giusto.

lunedì 28 settembre 2009

La verità mi fa male lo sai

Ero in terza liceo quando affrontai una delle mie prime lezioni di filosofia.
Ovviamente, il primo concetto con cui il mio professore tentò di farci prendere confidenza fu proprio la messa in discussione di una fantomatica Verità, intesa come un qualcosa capace di esistere a prescindere da una mente che la pensi.
Direi che si tratta di un incipit ovvio, senza il quale sarebbe piuttosto complesso addentrarsi in qualsiasi argomentazione filosofica, di ogni periodo e genere.


La cosa mi è tornata in mente in questi giorni, leggendo "Harry Potter e la filosofia" di Simone Regazzoni, ed in particolare un'interessante digressione tra magia e tecnica, tra dogmatismo ideologico e dogmatismo scientifico. E mi è tornato in mente quale fu il primo pensiero che mi attraversò la mente quella mattina lontana.
Forse alcuni miei compagni avranno collegato il concetto di "Verità" ad un'entità religiosa, attribuendogli un valore mistico.

A me venne in mente immediatamente un romanzo giallo o comunque un qualche mistero a sfondo poliziesco. Mi dissi: "Non è vero che la verità esiste solo se la penso. Il colpevole è comunque colpevole anche se io non lo scoprirò mai."
Non c'è niente da fare. Sono stata sempre poco portata al misticismo, evidentemente.

Tutte le facce della medaglia

Dopo una lunghissima riflessione, arrivo a questo post.
Detto così sembra che bolla in pentola un argomento di particolare serietà... Non è così, ma ha richiesto ugualmente una lunga riflessione.


Negli ultimi mesi, ormai credo da un anno abbondante, mi dedico all'handmade, in particolare alla realizzazione di orecchini, braccialetti e collane con perline. E' una cosa che mi diverte e mi rilassa: dopo aver trascorso giornate a volte molto stressanti, è decisamente liberatorio dare libero sfogo a forme e colori con un'attività più manuale, per la quale è possibile dare vita ad un risultato concreto, un oggetto con un proprio peso specifico. Scrivere, alle volte, non è la stessa cosa, in questo senso.


In questi mesi molti blog hanno rappresentato una notevole fonte di ispirazione, mi hanno incuriosito e hanno fatto nascere nuove idee e nuovi progetti. E come accade in molti casi, i blog che seguo con più regolarità sono diventati quasi degli amici.


A questo punto ho deciso di pubblicare anch'io i piccoli lavori che realizzo volta per volta, per commentarli e condividerli. Il mio primo pensiero è stato aprire un blog parallelo a questo, per dedicaro esclusivamente alla mia nuova passione.
Ma poi ho cominciato a pensare ad un altro aspetto della faccenda. Al fatto che ogni giorno sono obbligata a vivere pezzi di quello che sono, in modo scisso, separato. Un volto per il lavoro, uno per la casa, uno per gli amici, uno per gli altri amici, uno per i parenti e gli affini. Dicono che sia per il mio essere nata sotto il segno dei Gemelli.
Sarà. Ma la schizofrenia è dietro l'angolo e se almeno qui voglio esprimere tutto quello che mi passa per la testa, almeno qui non ci devono essere separazioni.
Così verrà fuori quello che verrà fuori, si vedrà.


Verrà fuori, giorno dopo giorno, il blog di un copy milanese che nel tempo libero infila una perlina dietro l'altra. Che sarà mai. Spero che verrà fuori anche molto di più a dire il vero, spero che nel tempo io abbia modo di scoprire che ho molte più cose da dire e da fare. E spero che riuscirò a trovare spazio ed energie per la maggior parte di queste.

Inauguro quindi con uno dei miei pezzi preferiti:


venerdì 18 settembre 2009

Lista delle cose da fare

Avrei bisogno di tempo per fare alcune cosette...
- Seguire tutti i blog di perline e handmade che sto trovando in Rete ultimamente e che sono semplicemente meravigliosi. Uno tra tutti questo.
- Imparare a fare almeno la decima parte di quello che cercano di insegnarmi.
- Cominciare a fare seriamente i mercatini con mia sorella, che invece sta diventando sempre di più un mago della maglia (vedere per credere).
- Scrivere quel famoso romanzo che mi farà diventare ricca e famosa.
- Brevettare quella famosa cosa che mi farà diventare ricca e famosa.
- Frequentare il corso per ottenere la certificazione di Aiutante di Babbo Natale, di cui ho letto proprio oggi.

Scrivere o non scrivere

In questo periodo non sto facendo molta vita sociale e mi ritrovo a scrivere più spesso.
E allora mi domando se è solo una questione di tempo, se avrei tutto in mente, ma in realtà non ho mai occasione per mettermi tranquilla a scrivere quello che mi passa per la testa.
Oppure, se non è un atteggiamento semplicemente adolescenziale, del tipo: siccome non so a chi raccontare, scrivo. Una sorta di richiesta di attenzione o di narcisismo.
Che poi non so neanche se ci sia grande differenza e cosa sia meglio.
In pratica la domanda è: scrivo perchè ho qualcosa da dire, o scrivo per dirlo a qualcuno?
E probabilmente non è neppure questo il nocciolo della questione. Perchè il problema, in un caso o nell'altro, è saperlo scrivere o meno.
Si vedrà.

lunedì 14 settembre 2009

Lezioni di cucina

Sabato ho imparato una cosa molto importante, che desidero condividere.
Mi sono svegliata carica di buone intenzioni, alla volta della preparazione di una splendida Apple Pie, volgarmente torta di mele.
Ho controllato di avere gli ingredienti. Un sacchetto sigillato di farina, burro e zucchero erano presenti. Ma siccome mancavano all'appello mele e limoni, mi sono vestita e mi sono diretta al supermercato.
Dissolvenza sull'esperienza del supermercato di sabato mattina. Chiusa parentesi.
Al mio rientro ho cominciato a misurare, impastare, tagliuzzare, con entusiasmo e soddisfazione.
Una volta ottenuta la mia brava pasta, ho fatto una palla, l'ho avvolta nella pellicola trasparente e l'ho lasciata riposare in frigorifero per oltre mezz'ora, rispettando in modo quasi ossessivo la ricetta che avevo tra le mani.
Quando l'attesa mi è sembrata sufficiente, ho imburrato la teglia, ho preso metà dell'impasto e ho cominciato a stenderlo.
L'immagine di me con un mattarello in mano, sul piano di lavoro davanti alla finestra e i tetti delle case che si intravedevano davanti a me, sotto un sole settembrino che regala ancora un po' di calore... dai la commozione era quasi lì.
Fino a quando, meraviglia delle meraviglie, un raggio di sole non attira la mia attenzione sulla pasta che sto lavorando.
Guardo meglio.
Guardo ancora meglio.
La pasta è piena di piccoli e simpatici puntini, alcuni neri, alcuni marroncini.
Guardo di nuovo.
Sbuffo e un po' impreco.
Mi allontano, poi torno e guardo.
E tutto acquista un senso, tutto torna in un disegno ormai fin troppo chiaro.
E rivedo tutti i miei inutili tentativi di eliminare dalla mia cucina le tarme del cibo, che non è vero quello che dice la pubblicità... non è vero che uno non penserebbe mai di averle, io lo so che abitano la mia cucina, ho anche pensato di subaffittare gli armadietti. Tanto ormai sono quasi vuoti, visto che tengo tutto in frigo.
Quasi vuoti.
La farina, poichè sigillata, era considerata sicura.
Guardo la confezione.
E' ovviamente di carta.
Come potevo pensare che si sarebbero spaventate per così poco?
Guardo di nuovo.
Qualcuno sostiene che una lacrima sia apparsa a quel sole settembrino.
Di certo, ho aperto la pattumiera e ho infilato lì il tutto.
Poi mi sono rivestita, sono uscita di nuovo, e ho comprato una torta di mele.

mercoledì 9 settembre 2009

Nota a margine

Quando vuoi che qualcuno faccia una cosa per te, pur sapendo di non avere alcun diritto per chiederla né tanto meno per pretenderla, ecco cosa devi fare:

1. farlo sentire in colpa e responsabile di ogni nefasto evento futuro che si potrà abbattere su di te, suoi tuoi cari e in rari casi sull'intera comunità;

2. dimostrare con fermezza e rassegnazione che anche per questa volta sarai tu a provvedere, risolvendo la situazione e tutti i problemi che ne nasceranno;

3. chiedergli espressamente di non fare nulla, di non pensarci più e di non preoccuparsi per te.



Con me funziona sempre e ci casco praticamente ogni giorno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Non è che sono troppo buona, intendiamoci. E' proprio una questione di inettitudine.

Planning

Passo la maggior parte del mio tempo a immaginare cose molto interessanti da scrivere e pochi minuti a scrivere davvero qualcosa. Di meno interessante.

Devo ricordarmi di rivedere l'organizzazione delle mie giornate.

martedì 1 settembre 2009

Se li conosci, riesci ad evitarli?

Sono quelli che quando parli sembra ti ascoltino.

In realtà non è affatto così.

In realtà stanno solo pensando a qualcosa di intelligente da dire.

Il fatto è che, il più delle volte, non avendo ascoltato una sola parola di quello che hai detto, se ne escono con qualcosa che non c'entra assolutamente nulla.

E solo nella migliore delle ipotesi è qualcosa di intelligente. Capita di rado.

domenica 23 agosto 2009

Scelte esistenziali

Milano, negozio di scarpe.
Commesso: "Come va il 43?"
Cliente: "Non so, è che sento un grande vuoto dentro..."
Commesso: "Nel senso che vuole un numero in meno?"

venerdì 21 agosto 2009

Il prima e il dopo

Mentre scorrono gli ultimi giorni delle vacanze estive, che ho rigorosamente trascorso a Milano, ricevo mail da amiche e colleghe che mi raccontano dei loro viaggi e delle loro avventure.
E una frase mi colpisce. Una mia collega mi scrive: "News dalla mia vita precedente (perchè ci sarà sempre una mia vita prima e una mia vita dopo NYC)".
Caspita è vero. Cioè non mi riferisco tanto al suo viaggio, perchè a New York purtroppo non ci sono mai stata e quindi posso solo immaginare quanto possa essere un'esperienza fondamentale.
La questione è che ci sono giorni in cui davvero ti capita qualcosa che poi ti farà pensare che c'è stato un prima e un dopo. Giorni in cui quello che ti viene detto o quello che ti succede cambia radicalmente la tua prospettiva sulle cose, sulle persone e chi più ne ha più ne metta.
Io mi muovo con la mia proverbiale agilità tra queste vicende.
Regolarmente, non ci azzecco mai.
Ci sono giorni in cui mi alzo e ho la netta sensazione che si tratti di una di quelle volte, che quello che vivrò cambierà tutto. E non accade mai.
E poi ci sono giorni in cui mi succede di tutto, e mi accorgo sempre con discreto ritardo del reale impatto che questo avrà sugli eventi futuri.
Con il tempo mi rendo conto di non migliorare poi tanto.

lunedì 6 luglio 2009

Il verde è di moda

A me i giardini verticali sembrano una presa in giro, neanche tanto velata.
In un giardino tradizionale io ci passeggio, ci passo del tempo se ne ho voglia. In un giardino verticale cosa faccio con esattezza? Me lo devo scalare?

giovedì 25 giugno 2009

Divento fan?

Perdendo tempo su Facebook, comincio a navigare in modo confuso e mi ritrovo sulla pagina dedicata a Gaston Bachelard. Qui leggo: "Gaston Bachelard ha modificato i suoi campi Informazioni personali, Interessi Personali e Data di nascita".
Eh dai, ha fatto bene. Me lo vedo con la sua lunga barba bianca scrivere nel campo anno di nascita "1884".

lunedì 15 giugno 2009

La sfiga

Non credo alla sfiga.
Per continuare a farlo, però, ritengo che la sfiga si dovrebbe mimetizzare meglio.

venerdì 27 febbraio 2009

Va ora in onda...

Io lo avevo detto che i mesi di buio invernale non mi avrebbero fatto bene. Infatti sono entrata in un lungo letargo dal quale solo adesso sembro riuscire ad emergere.
Non mi sono fatta mancare niente: crisi esistenziali, brevi (e poco organizzate) euforie, grandi delusioni e speranze decisamente idiote. Compresa una bella influenza, che non ha giovato per nulla all'umore generale.

Bene, solo adesso mi rendo conto che la soluzione era sotto i miei occhi e non me ne sono mai accorta: se solo io vivessi in un telefilm o in una sit com, sarebbe tutto diverso. Non una roba di quelle italiane, che non per fare l'esterofila, ma fanno veramente pietà.
No, starei volentieri sul classico: tipo i Robinson, Casa Keaton, La Famiglia Bradford... non posso citarli tutti, perchè se no entro in un loop da cui non uscirei viva.

Gli ingredienti però sono importanti.

Primo elemento, la sigla. E' fondamentale avere una musica orecchiabile, di quelle coinvolgenti che ti fanno sentire di buon umore soltanto a sentirle e ti mettono addosso anche un filo di tristezza, sottile... tipo "peccato non essere lì".
E su questa base, scorreranno i miei migliori primi piani con un meraviglioso effetto flou che avvolgerà il tutto di grande poesia. Un sorriso di qua, uno sguardo sognante di là, un momento di allegria con gli amici...

Secondo elemento, i personaggi. A parte me, ovviamente, ci saranno i miei amici, i miei familiari, i miei colleghi e i miei vicini di casa. Adesso effettivamente vengono realizzate sit com leggermente più caustiche di una volta, ma in ogni caso il cattivo non esiste. Al massimo c'è il sarcastico, oppure l'antipatico o al limite lo scemo. Sono certezze che fanno la differenza.

Terzo elemento, l'intreccio. E' la questione più importante, perchè ogni storia si sviluppa con una scansione ben precisa. I personaggi si innamorano, si lasciano, si sposano, fanno figli e chi più ne ha più ne metta, ma di certo ogni problema si risolve nell'arco di una puntata. In situazioni particolarmente drammatiche, in due.
E la puntata varia da un minimo di 20 minuti (sit com vere e proprie) ad un massimo di un'oretta (telefilm o serie in generale).
Questo significa che uno non si trascina i problemi per mesi e mesi, non si ritrova a dover prendere decisioni assurde senza sapere dove sbattere la testa.

E allora anche adesso mi viene da chiedermi: quando arriva questa benedetta sigla di chiusura? Quando mi si presenta il personaggio saggio che mi dice quelle tre banalità terribili che invece di farmi cadere le braccia mi fanno luccicare gli occhi e mi permettono di capire che la soluzione l'ho sempre saputa e soltanto avevo bisogno di capirlo?

Ho il timore che sia una di quelle volte in cui la serie si chiude con un grande interrogrativo e bisogna aspettare che trasmettano la serie successiva per scoprire come va a finire. Mi metto comoda.