giovedì 13 marzo 2008

Evviva il cliente bastardo - seconda puntata

Esattamente un anno fa postavo un'amara annotazione sul solito cliente che ad un certo punto aveva deciso di non pagare. Al tempo ero solo rassegnata e arrabbiata. Ora le cose sono un po’ cambiate.
Evviva il cliente basardo

Questa è stata per me una giornata memorabile, perché proprio oggi sono stata dal mio avvocato per ritirare l'assegno che questo signore ha finalmente intestato alla mia persona, per saldare il suo debito con spese legali annesse. Alla fine non sono rientrata completamente delle spese sostenute, lo confesso. Ma la mia soddisfazione non ha confini.

Finalmente qualcosa è cambiato. Purtroppo ho la brutta abitudine di caricare le cose che mi succedono di eccessivi significati. Quindi ritirare questo assegno per me significa non solo incassare i miei soldi, ma anche che adesso mi sono ufficialmente stufata di farmi mettere i piedi in testa, e pare che questo possa avere anche dei buoni risultati. Incredibile, per me.

Sono contenta perché questo signore mi ha fatto passare 3 mesi di inferno, a stare dietro ai suoi progetti assurdi. Gli aneddoti sarebbero davvero infiniti. Ad esempio gli sembrava normale impiegare almeno 4 o 5 giorni per leggere o approvare una banale fase del progetto in corso. Però non capiva come produrre la fase successiva potesse richiedere più di 10 minuti.
Oppure non si capacitava del fatto che, pur avendo io presentato un preventivo ed avendo cominciato a lavorare anche senza alcuna firma ( “Abbiamo i tempi strettissimi, non perdiamo tempo”), dopo un mese abbondante avessi cominciato a reclamare questa benedetta firma. Che arrivò quindi molto in ritardo e con una frase del tipo “Non capisco, il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. Perché adesso ti attacchi a queste formalità?”
Senza contare l’improvviso precipitare della situazione. Eravamo nel bel mezzo della realizzazione del sito Internet della sua azienda. Fatte tutte le analisi e gli studi preliminari, definito l’albero di navigazione, scritti tutti i testi e presentata la creatività dell’Home Page, ero finalmente arrivata all’approvazione di tutte queste fasi. Mancava soltanto montare il sito e pubblicarlo. Il più era fatto e io vedevo la luce infondo al tunnel.
Fino a quando mi arriva una telefonata del suo socio, nonché fratello, che mi dice: “Io ho visto la grafica della Home. Carina. Ma tu hai già pensato a quante sezioni ci saranno nel sito?”
“Certo” gli rispondo io. “Ci ho pensato, ho presentato tutto quanto, ho scritto tutti i testi e ho presentato tutto a tuo fratello che mi ha dato l’ok su tutto quanto.” Ovviamente non ne sapeva nulla, quindi fermi tutti perché vuole anche lui visionare il tutto.
Telefonata successiva. “Guarda ho visto tutto, ci sono un sacco di modifiche da fare e nuove sezioni da aggiungere, nuovi form di contatto e quindi tutto da rivedere”
“Bene” gli dico “Fammi un elenco delle aggiunte, che ti mando un preventivo sui tempi e sui costi”
Silenzio.
“Ah no, ma noi siamo già in ritardo. E poi il prezzo mi sembrava già alto.”
Incominciamo bene, penso io.
Alla fine comunque chiamo chi si sta occupando della parte grafica e tecnica del sito e fermo tutto. Per l’ennesima volta. Mando un preventivo aggiornato e aspetto la bufera, che inesorabile e fastidiosa come un’invasione di cavallette arriva.
I gentili signori si erano offesi. Offesi di scoprire che se le dimensioni del sito si erano raddoppiate, il prezzo aumentava del 30%. Una serie infinita di recriminazioni ed accuse miste a finte lezioni di vita che culminano sul più bello sulla solita frase: “Ho un amico che il sito me lo può montare tutto quanto per pochissimo”
“Fallo fare a lui, non c’è problema.” gli dico “Mi paghi quello che è stato fatto fino ad ora, e poi fai montare tutto al tuo amico.”
Seguono una serie di no, ma, forse, chissà… Dopo di che sembra illuminato da un’idea che gli balena in mente e mi dice: “Noi l’anno scorso abbiamo fatto un sito con un’altra agenzia che ci ha fatto tutto quanto per meno della metà”
“Ah capisco. Perché non hai chiamato loro?”
“Bhè, cosa c’entra loro no. Hanno fatto un pessimo lavoro!”
Che a pensarci dopo, è davvero una risposta splendida, che si commenta da sola.
È chiaro che da qui non ci siamo mossi e che il signore in questione si sentì autorizzato a bloccare il lavoro senza pagare la parte finale, nonostante sia attualmente online con parte di quello che al tempo gli avevo presentato.

Oggi però ho in mano il suo assegnino. Che è di più rispetto a quello che mi avrebbe dovuto al tempo. Ci sono dentro anche le spese legali, anche se non proprio tutte, ma insomma…
E la cosa più divertente, è che mi viene in mente una frase che lui mi aveva detto quel pomeriggio, mentre io al limite dell’agitazione e dell’arrabbiatura, consumavo il pavimento di casa mia camminando avanti e indietro, mentre lui mi urlava al telefono che non volevo ascoltare le sue parole e farne tesoro, perché ero una persona che non accettava le critiche e che pensava solo ai soldi.
Ricordo di avergli risposto che ai soldi pensavo perché lavoro per vivere e non per piacere. E poi che di lezioni di vita da lui non ne avevo bisogno.

Domattina verso l’assegno. Ma nell’attesa mi sono fatta una bella scansione e sono incredibilmente tentata di incorniciarlo. Secondo me è qualcosa di cui mi devo sempre ricordare, nel bene e nel male.

1 commento:

Quinta ha detto...

Well written article.