mercoledì 26 marzo 2008

Improbabile collega...

Io questa notte ho sognato di avere un nuovo collega: Hiro Nakamura, quello che in Heroes ha il potere di piegare lo spazio e il tempo.



Non so esattamente come Freud avrebbe potuto interpretare questo sogno... so solo che rispetto a tanta gente strana con cui ho lavorato nel corso della mia via, questa si preannunciava una situazione piuttosto divertente.

L'unico inconveniente è che, come al solito, la sveglia è suonata e al lavoro ci sono dovuta andare davvero.

Senza il mio nuovo (mancato) amico Hiro....

Le elezioni si avvicinano a grandi passi...

Per questo post devo ringraziare Daniela, che conoscendo la mia insana passione per Frankenstein Junior ha conservato per me questo ritaglio di giornale. Si tratta del numero di Internazionale del 22 febbraio 2008.







giovedì 13 marzo 2008

Evviva il cliente bastardo - seconda puntata

Esattamente un anno fa postavo un'amara annotazione sul solito cliente che ad un certo punto aveva deciso di non pagare. Al tempo ero solo rassegnata e arrabbiata. Ora le cose sono un po’ cambiate.
Evviva il cliente basardo

Questa è stata per me una giornata memorabile, perché proprio oggi sono stata dal mio avvocato per ritirare l'assegno che questo signore ha finalmente intestato alla mia persona, per saldare il suo debito con spese legali annesse. Alla fine non sono rientrata completamente delle spese sostenute, lo confesso. Ma la mia soddisfazione non ha confini.

Finalmente qualcosa è cambiato. Purtroppo ho la brutta abitudine di caricare le cose che mi succedono di eccessivi significati. Quindi ritirare questo assegno per me significa non solo incassare i miei soldi, ma anche che adesso mi sono ufficialmente stufata di farmi mettere i piedi in testa, e pare che questo possa avere anche dei buoni risultati. Incredibile, per me.

Sono contenta perché questo signore mi ha fatto passare 3 mesi di inferno, a stare dietro ai suoi progetti assurdi. Gli aneddoti sarebbero davvero infiniti. Ad esempio gli sembrava normale impiegare almeno 4 o 5 giorni per leggere o approvare una banale fase del progetto in corso. Però non capiva come produrre la fase successiva potesse richiedere più di 10 minuti.
Oppure non si capacitava del fatto che, pur avendo io presentato un preventivo ed avendo cominciato a lavorare anche senza alcuna firma ( “Abbiamo i tempi strettissimi, non perdiamo tempo”), dopo un mese abbondante avessi cominciato a reclamare questa benedetta firma. Che arrivò quindi molto in ritardo e con una frase del tipo “Non capisco, il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. Perché adesso ti attacchi a queste formalità?”
Senza contare l’improvviso precipitare della situazione. Eravamo nel bel mezzo della realizzazione del sito Internet della sua azienda. Fatte tutte le analisi e gli studi preliminari, definito l’albero di navigazione, scritti tutti i testi e presentata la creatività dell’Home Page, ero finalmente arrivata all’approvazione di tutte queste fasi. Mancava soltanto montare il sito e pubblicarlo. Il più era fatto e io vedevo la luce infondo al tunnel.
Fino a quando mi arriva una telefonata del suo socio, nonché fratello, che mi dice: “Io ho visto la grafica della Home. Carina. Ma tu hai già pensato a quante sezioni ci saranno nel sito?”
“Certo” gli rispondo io. “Ci ho pensato, ho presentato tutto quanto, ho scritto tutti i testi e ho presentato tutto a tuo fratello che mi ha dato l’ok su tutto quanto.” Ovviamente non ne sapeva nulla, quindi fermi tutti perché vuole anche lui visionare il tutto.
Telefonata successiva. “Guarda ho visto tutto, ci sono un sacco di modifiche da fare e nuove sezioni da aggiungere, nuovi form di contatto e quindi tutto da rivedere”
“Bene” gli dico “Fammi un elenco delle aggiunte, che ti mando un preventivo sui tempi e sui costi”
Silenzio.
“Ah no, ma noi siamo già in ritardo. E poi il prezzo mi sembrava già alto.”
Incominciamo bene, penso io.
Alla fine comunque chiamo chi si sta occupando della parte grafica e tecnica del sito e fermo tutto. Per l’ennesima volta. Mando un preventivo aggiornato e aspetto la bufera, che inesorabile e fastidiosa come un’invasione di cavallette arriva.
I gentili signori si erano offesi. Offesi di scoprire che se le dimensioni del sito si erano raddoppiate, il prezzo aumentava del 30%. Una serie infinita di recriminazioni ed accuse miste a finte lezioni di vita che culminano sul più bello sulla solita frase: “Ho un amico che il sito me lo può montare tutto quanto per pochissimo”
“Fallo fare a lui, non c’è problema.” gli dico “Mi paghi quello che è stato fatto fino ad ora, e poi fai montare tutto al tuo amico.”
Seguono una serie di no, ma, forse, chissà… Dopo di che sembra illuminato da un’idea che gli balena in mente e mi dice: “Noi l’anno scorso abbiamo fatto un sito con un’altra agenzia che ci ha fatto tutto quanto per meno della metà”
“Ah capisco. Perché non hai chiamato loro?”
“Bhè, cosa c’entra loro no. Hanno fatto un pessimo lavoro!”
Che a pensarci dopo, è davvero una risposta splendida, che si commenta da sola.
È chiaro che da qui non ci siamo mossi e che il signore in questione si sentì autorizzato a bloccare il lavoro senza pagare la parte finale, nonostante sia attualmente online con parte di quello che al tempo gli avevo presentato.

Oggi però ho in mano il suo assegnino. Che è di più rispetto a quello che mi avrebbe dovuto al tempo. Ci sono dentro anche le spese legali, anche se non proprio tutte, ma insomma…
E la cosa più divertente, è che mi viene in mente una frase che lui mi aveva detto quel pomeriggio, mentre io al limite dell’agitazione e dell’arrabbiatura, consumavo il pavimento di casa mia camminando avanti e indietro, mentre lui mi urlava al telefono che non volevo ascoltare le sue parole e farne tesoro, perché ero una persona che non accettava le critiche e che pensava solo ai soldi.
Ricordo di avergli risposto che ai soldi pensavo perché lavoro per vivere e non per piacere. E poi che di lezioni di vita da lui non ne avevo bisogno.

Domattina verso l’assegno. Ma nell’attesa mi sono fatta una bella scansione e sono incredibilmente tentata di incorniciarlo. Secondo me è qualcosa di cui mi devo sempre ricordare, nel bene e nel male.

giovedì 6 marzo 2008

Lo stagista

Ah le agenzie di pubblicità…
Che luoghi mitici, quale grande atmosfera si respira…

Da un mese a questa parte mi è stato assegnato uno stagista. Ora, questa potrebbe sembrare una questione di nessuna importanza, invece non è così. Apre almeno 3 questioni cruciali.

1. Se ho uno stagista, non sono più tanto giovane. Brava non so, però giovane no di sicuro. Non mi sembrava che fosse passato così tanto tempo da quando ero io che imparavo il mestiere elemosinando qualche dritta e cercando di dissimulare il fatto di non aver capito assolutamente nulla di quello che mi era stato chiesto di fare. Non mi sembrava davvero che fosse passato così tanto tempo…
Eppure ho uno stagista e questo tizio davvero è molto più imbranato di me. Allora ho capito una cosa importante: non bisognerebbe mai dire ho tot anni di esperienza, bisognerebbe piuttosto dire sono meno imbranato di tot anni. La differenza è sottile ma sostanziale.

2. Se ho uno stagista non sono più padrona di nulla. Non so se sono stata sfigata io (esiste anche questa possibilità) ma di sicuro non sono più padrona della mia scrivania, visto che mi hanno detto che uno stagista mi sarà di grande aiuto, ma siccome l’ufficio è piccolo mi devo stringere e fargli posto sul mio tavolo. Se si considera che non sono magra che ho un’altissima considerazione del mio spazio vitale, è presto detto come sono contenta. E poi non sono padrona del mio tempo, perché lui è sempre lì che aspetta di sapere cosa deve fare e il suo spirito di iniziativa è pari a zero. Non posso neanche fregarmene e lasciare che non faccia assolutamente nulla (cosa che alla fine non mi disturberebbe così tanto: se non fa nulla, non c’è nulla che io debba ricontrollare e far rifare) perché non è molto sveglio e se uno dei soci dell’agenzia arriva a chiedere “Cosa stai facendo?” lui non ha nessuna difficoltà a sfoderare un sorrisone intelligente dicendo “Nulla!” Bravo. Complimenti. Vai fiero di questa risposta?
Oltre al fatto che non sono più padrona di un filo di privacy, e dire che va così di moda. Qualcuno deve avergli detto che per imparare deve guardare tutto quello che faccio e seguirmi ovunque. Uffa, era un modo di dire. Lui sta seguendo alla lettera questa bella indicazione.
Così non posso fare nulla senza averlo appiccicato dietro. Se abbasso la voce per dire una cosa alla mia collega, me lo trovo tutto raccolto dietro di me che dice “Non sentivo bene cosa dicevi”. Se mi alzo per andare in bagno mi segue e poi rimane deluso quando si accorge che chiudo la porta. No, intendiamoci, non è che mi voglia seguire. Almeno quello. E’ solo che ci rimane male. E vorrei solo ricordare ancora una volta quanto per me sia importante lo spazio vitale. Sono noiosa, lo so, ma che ci posso fare….

3. Lascio per ultima la chicca migliore. Il ragazzo allieta il pomeriggio con performance olfattive davvero inattese. Fa le puzze.
Lo so, è incredibile. Però è vero e non mi era mai successo in nessun posto di lavoro. Abbiamo già detto che non sono più una ragazzina al primo impiego, quindi fatevi un’idea.
Insomma, non sto dicendo che ci sia stato un incidente in cui il fanciullo abbia perso il controllo. Sto dicendo che in modo sistematico e incontrollato (in ogni senso) il mio stagista ogni pomeriggio scoreggia. Ora, nel pomeriggio io raramente sono in agenzia, ma la voce mi è arrivata subito. E al primo pomeriggio passato in ufficio, mi è arrivata anche la puzza.
Che si deve fare in un caso del genere? No perché è facile da dire, ma a trovarsi lì l’imbarazzo è totale. Tra l’altro il ragazzo condivide l’ufficio con 3 ragazze: la sottoscritta e altre due colleghe. E si sa che le donne sono astute. La prima strategia è stata ironizzare. Appena partiva la bomba, ci si alzava, si spalancavano le finestre e si inneggiava alla primavera. Strategia fallita. Il ragazzo era del tutto noncurante.
Ok, non ci arrendiamo per così poco. Solo che la mossa successiva non è stata proprio una strategia, ma piuttosto una reazione incontrollata. E’ stato quando la mia collega ha deciso che la situazione aveva superato il limite sopportabile e gli ha chiesto, di punto in bianco, se avesse problemi intestinali e che colpa ne potessimo avere noi. Tra scambi di battute più o meno taglienti, il risultato è stato deludente: il ragazzo sostiene di non accorgersi di nulla e nega il problema. Attenzione: non nega di scoreggiare, nega che questo possa essere un problema.
Per quanto mi riguarda, sto ancora cercando di capire se c’è della creatività in questa sua presa di posizione. Intanto che ci penso, le finestre sono stabilmente aperte. Tanto ormai è marzo, la primavera è alle porte.