lunedì 17 dicembre 2007

Chi è Pris?

Apro una piccola parentesi, per spiegare la mia citazione al mondo della fantascienza.


Pris è il personaggio del film di Ridley Scott “Blade Runner”, tratto dal famoso libro di Philip K. Dick “Androids Dream of Electric Sheep?”
(in Italia, a seconda delle edizioni, diventa “Cacciatore di Androidi” oppure “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”).



Lo conoscete?
Tutta la trama si gioca sullo scontro di due personaggi chiave: il poliziotto Deckard (nel film Harrison Ford) e il replicante Roy Batty (nel film Rutger Hauer). A Deckard viene assegnata un’importante missione: eliminare i replicanti della serie Nexus 6.
Non sono come tutti gli altri androidi. Chi li ha progettati, infatti, li ha resi quasi identici agli esseri umani, confezionando per ognuno di loro anche ricordi e personalità.
Neanche i replicanti sanno di essere tali. E quando lo scoprono, trovano anche una bella sorpresa: per evitare che la loro capacità di provare emozioni potesse rivelarsi un problema, ad ognuno di loro è stato posto un termine di vita di 4 anni.
I replicanti Nexus 6 quindi si uniscono e, sotto la guida del glaciale Roy Batty, fuggono a Los Angeles dove sperano di poter forzare il dispositivo di controllo e conquistare il loro diritto a vivere.

E Pris? Pris è la ragazza di Roy Batty. Bella e complicata. Affascinante e sfuggente.
Sua è la frase con cui cerca di spiegare che assegnare etichette non è poi così facile: “Io penso Sebastian, quindi sono.”
Da Cartesio ad un mondo cyperpunk. Ecco quello che mi piace della fantascienza: ogni domanda, ogni questione che ha impegnato secoli e secoli di filosofi e pensatori, può cambiare scenario e diventare improvvisamente nuova.

Allora mi sembrava che fosse un bel nome per il mio blog. Alla fine, si dicono sempre le stesse cose. Però può succedere di riuscire a dirle in modo diverso. E potrebbe persino essere utile o interessante.

domenica 16 dicembre 2007

Questione di punti di vista




Quando si dice trovare nuove strade per il dialogo ...

Fotografato nel centro di Milano, sulle recinzione dei lavori per la metropolitana.


“Come ti sentiresti con l’erba in bocca?”

Con un sacco di roba verde tra i denti, come nel peggiore dei miei incubi.

(Spot Tv AZ Complete alle Erbe)

Lista numero 1: Le cose che mi piacerebbe fare

1. Vincere un milione di euro da Gerry Scotti (e preparare relativa lista di cose da comprare con tutti questi soldi);
2. Trasferirmi definitivamente a Cesenatico;
3. Fare un viaggio a New York che duri possibilmente qualche mese;
4. Aprire una libreria di fantascienza e cercare di non chiuderla nel giro di un anno;
5. Saper suonare il pianoforte coordinando la mano destra con quella sinistra (non ho grandi pretese, tutto sommato!);
6. Essere intervistata da Gigi Marzullo;
7. Ricordarmi una buona volta come si fa ad andare in bicicletta;
8. Prendere un gatto.

Mille liste, una pervesione

Pare che fare liste sia la nuova moda del momento.


E allora vuol dire che io ho sempre preceduto i tempi, perché da sempre passo la maggior parte della mia vita a stilare liste.
All’università potevo dire di aver iniziato davvero a preparare un esame solo dopo aver preso un foglio e deciso come suddividere tutti i libri da studiare: ogni giorno, un tot di pagine di ogni libro, più giorni dedicati a schemi e riassunti e ripasso generale …
Una volta terminato il mio bel programmino inutile, avevo perso talmente tanto tempo, che una giornata era andata e la lista era già da rifare.
Da qui in poi ho preparato: liste per le cose da fare prima di partire per ogni vacanza, lista dei regali di natale (con relativo archivio dei regali fatti), lista delle cose che vorrei comprare avendo abbastanza soldi a disposizione, lista delle persone da invitare al compleanno, lista delle cose da mettere in ordine, lista delle telefonate da fare e via dicendo.
La lista della spesa, invece, di solito la lascio a casa.