giovedì 28 giugno 2007

Web 2.0

Non si parla d'altro e come spesso accade, anche a sproposito.
Così aumentano i clienti che chiedono un nuovo progetto "ma mi raccomando, che abbia dentro del web 2.0!"

Tutti dicono di sì ed annuiscono con una determinazione che mi incute un po' di timore, poi in macchina, di rientro dalla riunione, mi chiedono: "ma esattamente... che cos'è?"
Molto bene.

Alla fine mi ritrovo a leggere, studiare, documentarmi, raccogliere dati.
Poi un pensiero mi attraversa la mente e vado a ripescare un progetto scritto due anni e mezzo fa, tra l'altro per lo stesso cliente. C'era dentro una community che diventava già una specie di social network, una bacheca che assomigliava ad un photosharing, aree private che ricordano my space ed una navigazione tridimensionale che adesso farebbe dire a chiunque "ma c'è già Second Life!"
Ma allora? Eravamo dei geni quando in un brain storming delirante abbiamo prodotto questo progetto?

Forse no. Forse è un po' la stessa storia della guerrilla marketing, che è una gran bella rivoluzione, ma alla fine i volantini sono venuti giù dal cielo parecchi decenni fa, per la prima volta.

La morale? Quello che è rivoluzionario non è mai uno strumento, ma piuttosto una prospettiva di pensiero. Per quanto mi riguarda, il web 2.0 è fatto da qualcuno che non sta davanti al computer a cercare un'informazione e poi a leggerla. E' un salto in avanti del pensiero.
E come tutte le rivoluzioni, quindi, ci ritroviamo a raccontarle quando sono già accadute da un pezzo, anche se magari non ce ne siamo accorti subito.

La cosa bella, è che comunque ne siamo stati protagonisti.