venerdì 5 febbraio 2010

JDS


Qualche giorno fa è morto Salinger.
L'istinto, in questo sistema in cui ogni cosa va immediatamente postata, commentata e condivisa, sarebbe quello di creare un gran fragore intorno a questa scomparsa, per rendere onore e merito a cotanto talento.
Però.
Non appena la tentazione mi coglie mi viene in mente quell'unica foto rubata in cui, già attempato, Salinger cerca di proteggere il proprio volto di fronte all'obiettivo di una macchina fotografica, sorpreso nel parcheggio di un supermercato.
E ogni volta mi si stringe il cuore.
Penso a quest'uomo che non voleva in alcun modo essere famoso. Voleva solo scrivere e non capiva per quale motivo le due cose dovessero essere collegate. E chi può dargli torto?
Allora, volutamente con qualche giorno di ritardo, ricordo con discrezione questo grande scrittore e consiglio, a quanti non lo abbiano ancora fatto, di correre a leggerlo. Oppure a rileggerlo.

giovedì 4 febbraio 2010

I love my gloss

Entro nel mio abituale negozio di cosmetica, varie ed eventuali, e mi aggiro alla ricerca del mio lucidalabbra preferito.
Il negozio è abituale perchè ha un sacco di cosette divertenti, colorate, profumate e a basso costo.
Il lucidalabbra è il mio preferito perchè è comodo, colorato, buono e costa pochissimo.
Inutile dire che sono una cliente piuttosto facile da capire.

Solo che il mio lucidalabbra non è al suo solito posto. Chiedo alla commessa. Le scuote la testa (sembra partecipare profondamente al mio dolore) e mi risponde che non lo fanno più.
"Ce ne sono due però che gli somigliano. Uno costa 3,99 euro e l'altro costa 15,99 euro."
Riflessione breve, ma pregna di significati.
"A me sembra che gli somigli di più quello di 3,99 euro. Grazie."

lunedì 1 febbraio 2010

Corriere della Sera: Pd, la Binetti pronta all'addio

Sempre meglio tardi che mai.













Con l'occasione, ringrazio moltissimo il sito http://www.graziemoltissimo.com/, da cui prendo in prestito la campagna, ovviamente per una buona causa.

domenica 24 gennaio 2010

La mia maestra diceva: non bisogna parlare per dare aria alla bocca.

Leggo dai giornali che oggi pomeriggio il nostro amato ministro Brunetta ci ha omaggiato con una sua nuova perla di saggezza. Pare che abbia proposto di dare ai giovani che vogliono uscire di casa, ma che non ne hanno le possibilità economiche, una cifra mensile di 500 euro, da togliere alle pensioni di anzianità.

Ministro Brunetta, abbia pazienza: è quello che accade già oggi nelle famiglie italiane. I genitori tolgono soldi alla propria pensione di anzianità e la passano ai figli, che possono così uscire di casa, senza però riuscire mai a considerarsi davvero indipendenti.

Ultima nota. Il Corriere riporta questa affermazione, sempre del ministro: «L'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori».
Sia bene inteso, ministro: la colpa non è in alcun modo dei miei di genitori. Si assuma le sue responsabilità e faccia il suo lavoro, per cortesia.

giovedì 21 gennaio 2010

Giornalisti e deviazioni

Non ho capito quale sia la deviazione, tra quelle di cui si è parlato al famigerato corso.
Forse anche il giornalista del Corriere avrebbe bisogno di un corso di "educazione all'affettività".


lunedì 18 gennaio 2010

Non sono democratica

Finchè si tratta di belle parole, evidentemente me la cavo bene.
Ma poi a conti fatti non sono poi così democratica. Non credo che davvero tutti abbiano gli stessi diritti. O almeno non sempre.
Ad esempio, credo che Paragone non dovrebbe poter declamare il testo di "Un giudice" di Fabrizio De André per inaugurare il suo personale (?) attacco alla magistratura, all'interno della sua nuova (?) trasmissione. Non dovrebbe nemmeno avere le sue canzoni come sottofondo musicale.
Non so neanch'io se sia una questione di democrazia o di decenza, ma non riesco a sopportarlo.

sabato 2 gennaio 2010

Ancora in vacanza

Fortunatamente sono ancora in vacanza. Niente lavoro, niente alzatacce la mattina, niente orari assurdi la sera e niente stress. Quest'ultima è un'affermazione un po' impegnativa, ma facciamo finta sia vero.
Così ho deciso di limitare al massimo anche l'uso del computer e disintossicarmi un po'. Volevo evitare di trascorrere anche queste giornate sulla tastiera e ricordarmi di che colore fosse il tavolo della mia sala, normalmente invaso dal mio pc portatile e dalla pila di libri cui lo stesso computer portatile si deve appoggiare per restare aperto. Il che tra l'altro lo rende poco portatile, ormai.
I primi giorni sono stati un po' traumatici.
Mi sono accorta che mancare ai miei consueti appuntamenti webbici mi causava un leggero stato d'ansia. Come se stesse accadendo qualcosa di gravissimo e di urgente di cui non fossi informata. Come se il mondo stesse andando avanti senza di me. Quindi mi sono riservata brevissime incursioni: posta elettronica, home page di facebook, indice dei blog che seguo. Incredibile, nulla di particolare è accaduto in mia assenza.
Adesso ovviamente sono presa dalla seconda fase dell'ansia, quella che mi ricorda che tra meno di una settimana dovrò riprendere i miei soliti ritmi, forse addirittura un po' accelerati se il mio intuito me la dice giusta.
L'insegnamento che ne traggo è che non so fare a meno dell'ansia. Che non è la migliore considerazione con cui iniziare l'anno, ma bisogna pur saperlo.

Buon anno a tutti, se possibile sereno.

lunedì 14 dicembre 2009

Smart Market 2009: i retroscena

La giornata comincia presto, quando esco di casa prima delle 7 e mi attraverso una città sonnacchiosa. Anzi, una città nel suo meritato coma della domenica mattina.
Alle 7.30 sono davanti al Forum di Assago. Nel parcheggio del Forum cercano di entrare gli espositori muniti di Pass. Siccome il nostro pass ce l'ha mia sorella e la sua amica che devono scaricare molta più roba di me, io mi dirigo tranquillamente al parcheggio che c'è prima della rotonda del Forum, tra l'altro felice  di evitare quella fila incredibile di macchine che cercano di entrare e chiedono un numero imprecisato di informazioni. Peccato che qualche genio pensa non sia necessario aprire così presto il parcheggio davanti al Forum e quindi rimango per un po' in attesa, ma poi rinuncio e mi vado a cercare un'altra soluzione. Se la saggezza popolare insegna che il buon giorno si vede dal mattino, avrei dovuto capire tutto subito e tornare a casa sotto la trapunta.

Invece entro con il mio borsone e raggiungo mia sorella. Tralasciamo il fatto che non notiamo da subito la differenza tra "Premium" e "Gallery" (non aiuta comunque molto che le sale del Mediolanum Forum abbiano gli stessi nomi dei canali del digitale terrestre Mediaset). Tralasciamo perchè è vero che i cartelli erano mal messi e l'assistenza dell'organizzazione assente, ma in questa particolare vicenda ci abbiamo messo del nostro, per carità.

In ogni caso, nonostante il repentino spostamento, allestiamo il nostro stand entro le ore 9.00, come previsto da regolamento. Infatti, tra le 9.00 e il 10.30 l'organizzazione deve verificare che sia tutto in ordine e che ci siano le condizioni per aprire.
Ecco.
Non è stato così semplice.
Fino alle 10.30 non si vede nessuno passare dalle nostre parti a controllare e noi ce la chiacchieriamo, beviamo il caffè e facciamo tutte quelle cose che poi, causa l'incredibile affluenza che invaderà il nostro stand, non potremo più fare. A questo punto cominciano a partire dall'altoparlante messaggi rassicuranti e al tempo stesso vagamente ammonitori: invitano i signori espositori a contenere la merce all'interno degli spazi delineati.
Spazi delineati? Abbiamo degli spazi delineati?
Guardiamo per terra e ci accorgiamo che ci sono dei segni fatti con un pezzo di scotch scolorito che ci darebbero ancora una quindicina di centimetri. Ma l'idea di portare il tavolo in avanti ci terrorizza e restiamo così (solo un quarto d'ora prima una simpatica espositrice ha buttato giù con il borsone che aveva a tracolla la mia cornice con gli orecchini appesi, quindi non sono ben disposta al fattore rischio).
Rimaniamo comode e fiduciose ad aspettare.
Intorno a noi in effetti ci sono alcuni stand un po' fuori dalle righe, ma sembra nulla di eccessivo.
In ogni caso, nonostante qualche altro messaggio, nessuno passa a controllare.
Alle ore 10.23 scrivo un sms a una mia amica: "Oh mamma... Sono tanto emozionata... Ho allestito lo stand e adesso sta aprendo la fiera, ma mi dicono che fuori all'ingresso c'è la coda! Tu poi ci vieni?"
Alle 11.00 siamo ancora chiusi e fatichiamo a capire il perchè.
Alle 12.00 si comincia a urlare, a fischiare, a chiedere spiegazioni in modo più o meno garbato. Ma c'è gente che viene da fuori Milano e che è al Forum dalle 7.30 del mattino, quindi non sembra fuori luogo un po' di insofferenza.
Le parole più gettonate sono "buffoni" e "vergogna". Tuttosommato poteva andare peggio.
Nel frattempo, qualche espositore prende armi e bagagli, imballa il tutto e se ne va. I signori affianco a noi abbandonano indignati, portando con loro un grammofono meraviglioso.
Ancora non si capisce bene cosa stia accadendo, ma si raccolgono mano a mano le seguenti informazioni.
- I vigili del fuoco stanno ancora facendo la ricognizione degli spazi insieme agli organizzatori, ma sembra che non vogliano dare autorizzazione all'apertura al pubblico perchè mancherebbero le distanze di sicurezza nei corridoi tra gli stand.
- Dalle 10.30 c'è gente davanti all'ingresso che aspetta di entrare. Nel frattempo è sceso un freddo da neve e anche loro urlano "buffoni" e "vergogna". A dire il vero, forse loro anche peggio, causa le temperature rigide.
- I vigili fermano le macchine alla rotonda davanti al Forum e invitano tutti a tornare indietro, dicendo che la manifestazione prevista non si terrà. Quando arriva questa notizia all'interno del Forum non è che si calmino gli animi.
- Si avanza l'ipotesi che il motivo di tutto questo delirio sia da ricercare nel fatto che, a causa di altre manifestazioni musicali in programma presso il Forum, l'organizzazione abbia deciso di ridurre lo spazio a disposizione e di conseguenza le distanze tra gli stand. In effetti a ben guardare il nostro tavolo è ben più piccolo di quello che ci aspettavamo.

Nel frattempo, gli espositori si riuniscono attorno alle signore che nelle settimane passate hanno raccolto le iscrizioni e che tentano di dare risposte che in realtà non hanno. A loro, devo dire che va tutta la mia comprensione e solidarietà, perchè non è mica facile dover difendere un'organizzazione che fa acqua da tutte le parti.
Ogni stand prende un foglio, scrive a mano in duplice copia una richiesta ufficiale di rimborso per la mancata apertura: una la consegna, l'altra la fa firmare come ricevuta e la tiene. Sì sì, qui dentro siamo tornati alla duplice copia scritta a mano...
Alle 12.21 scrivo il secondo SMS alla mia amica: "Prima di venire chiamami perchè stanno facendo un delirio e non hanno ancora aperto. Dovrebbero aprire da un momento all'altro, ma chiama che te lo confermo..."
Segue un suo SMS che mi dice di stare tranquilla, a cui rispondo un minuto dopo "Ok, appena aprono ti mando un SMS di conferma... Speriamo che si faccia, mi sto un po' deprimendo."
In effetti l'entusiasmo si sta leggermente spegnendo, ma soprattutto ancora non capiamo per quale motivo, all'alba delle 12.30, i vigili non siano ancora passati davanti al nostro stand, o quanto meno nella nostra area, per controllare.
Alle 12.38 le scrivo di nuovo: "Ok, abbiamo sfiorato la rissa ma hanno aperto... Meno male..."
Che ingenua. La questione è che c'è poca gente che gira tra gli stand, ma almeno sembra che cominci ad arrivare e siamo tutte contente. In posizione, schiena dritta e sorriso, siamo pronte ad accogliere la gente. Che però non arriva. Sono tre persone in croce e non si capisce bene il perchè. Metto il naso fuori e mi accorgo che c'è ancora la calca ai cancelli chiusi. Le parole che sento sono leggermente meno educate di un'oretta prima.
Torno dentro. Dall'altoparlante dicono che i vigili stanno prendendo una decisione e che ci sarà al più presto comunicata. Vado dalla signora-capro espiatorio e le chiedo cosa stia succedendo. Lei mi guarda come per dire "dammi tregua" e mi dice che anche lei vorrebbe saperlo, ma non lo sa e che la gente che c'è dentro che gira non si sa da dove sia entrata. Vicino a me, altri espositori mi dicono che questi sono quelli che hanno sfondato per entrare.
Sfondato per entrare?
Allo Smart Market?
Confusa e poco felice torno al mio stand per aggiornare le mie compagne di sventura.
Prendo il cellulare per mandare un nuovo SMS, poi mi sento un po' stupida e chiamo la mia amica. La quale, gentile ma risoluta, mi chiede la cortesia di stare tranquilla e di non preoccuparmi per lei. Che significa: con tutto l'affetto di questo mondo, la pianti di mandarmi messaggi ogni volta che uno lì dentro starnutisce?
Ha ragione pure lei.
Passa un'altra ora. Ci mangiamo un panino.
Alle ore 13.54 le mando l'ultimo messaggio della giornata: "Mo' si entra davvero e pure gratis! Boh, a dopo"
Questo infatti è quello che ci comunicano, nuovamente con l'altoparlante.
In realtà vengo poi a scoprire che non è vero che il pubblico entra gratis, perchè questo trattamento viene riservato solo a quelli che erano fuori ad aspettare. Io però non ho il coraggio di riscrivere alla mia amica, pace.

In sintesi, una giornata delirante e un'organizzazione imbarazzante, irresponsabile e incompetente.
E' stata la mia prima esperenza e mi sono comunque divertita, anche se ho capito che questa fiera non è quella giusta per noi, perchè la maggior parte degli stand era di vendita dell'usato e non di cose fatte a mano.

Appena mi riprendo, posto qualche foto.

venerdì 11 dicembre 2009

Siamo davvero al conto alla rovescia.
Se avete voglia di passare, mi trovate allo stand 72!


martedì 8 dicembre 2009

Un Natale al gusto di arancia


I preparativi per Natale sono iniziati a pieno ritmo, comprese le fette di arancio a seccare sul mio calorifero.

Per il resto, tra meno di una settimana sarà la volta dello Smart Market e io ho ancora un migliaio di cose da fare. Compreso tornare al lavoro domani, vabbé, questi sono dettagli.

La verità è che questo è il periodo dell'anno che sempre vorrei fosse perfetto, come appena uscito da un film, dove tutti sono vestiti ton sur ton (in abbinamento ovviamente alle decorazioni di casa), dove in forno cuociono i biscotti allo zenzero e cannella, dove con leggiadria si colloca l'ultima decorazione dell'Albero di Natale.

La verità è che in casa è il delirio puro. E che l'Albero è ancora imballatto e addobbarlo sarà tutto fuorchè leggiadro, ad esempio perchè le luci le metterò almeno cinque volte prima di essere soddisfatta della loro corretta distribuzione.

Per non parlare dei regali, questi gesti di puro amore natalizio che invece di diventare momento di condivisione e di amicizia rischiano sempre e inerosabilmente di farti andare tutto storto.
Ma quest'anno no. Sarà brava, sarò almeno un po' più brava. Sono molto impegnata a non farmi rovinare il Natale da tutto questo. Certo che ci vorrebbe anche un po' di collaborazione.

sabato 28 novembre 2009

Riassunto delle puntate precedenti - Misurare lo stress

Due settimane dense dense.
Ho lavorato tanto, probabilmente molto più di quello che avrei gradito, ma non è una cosa che si può dire a testa alta. Il motivo è che si oscilla tra il vecchio adagio "Il lavoro nobilita l'uomo" e il recente vivace "Meno male che almeno tu lavori".
Ci vogliono però degli indicatori attendibili per misurare lo stress. E' un periodo difficile quando:

1. La giornata del sabato viene dedicata alle telefonate di amici e parenti. Piacevole, ovviamente. Ma non sono telefonate che faccio restando seduta sul divano, giusto per rilassarmi. Voglio dire: non sono "di più". Sono le telefonate che rappresentano lo stretto indispensabile per avere dei rapporti umani vagamenti decenti. Si tratta di un solo giorno a settimana per rendere la vita socialmente decente.

2. Mi guardo allo specchio e mi rendo conto che ho delle occhiaie tali che da non possedere colori e prodotti sufficienti a risolvere la tragedia in corso. Quindi opto per una maschera rilassante per il viso. Poi scopro che deve rimanere lì sulla mia faccia per 10 minuti e mi stresso ancora di più perchè penso che non ho tutto questo tempo da perdere.

3. I miei hobby diventano manie con una facilità disarmante. Basta che io perda per pochissimo il controllo della situazione e mi ritrovo a visitare solo siti Internet che parlano di perline, prendere appunti per nuove realizzazioni con perline, organizzare fiere di perline, leggere giornali che parlano di perline. Evidentemente la mia valvola di sfogo richiede di diventare un'autostrada a tre corsie.

4. L'intervallo di tempo che separa  "calma - sconforto - stanchezza - indignazione - furiosa rabbia" si comprime ogni giorno di più. Il che significa che basta chiedermi due volte la stessa cosa perchè nel giro di 40 secondi netti io mi convinca che questa esistenza non ha più senso e che il mondo non mi merita.

Opterò a questo punto per un caffè, che come al solito mi concilia il sonno.

martedì 10 novembre 2009

Concorso Perles&Co

Senalo anche oggi qualcosa relativo al mondo handmade, visto che sono giornate di idee e di spunti...
Quelli di Perles&Co (da cui mi riforniscono di perline di tanto in tanto) pubblicano un concorso a tema Swarovsky intitolato "I tesori dell'oceano". Regolamento, modalità e premi li trovate qui.
Buon lavoro!

Smart Market - 13 dicembre 2009

Oggi mia sorella ha finalmente prenotato uno stand allo Smart Market, la fiera organizzata da Secondamano e dedicata all'usato e alle creazioni artigianali.

Sono molto elettrizzata dal progetto perchè, mentre mia sorella e la sua amica presenteranno le loro creazioni con la lana, io avrò un angolino nello loro stand per esporre i miei orecchini, braccialetti e (qualche) collana.
Era da un po' che l'idea era nell'aria, ma fino ad oggi la certezza non ce l'avevo. Ora mi devo proprio mettere al lavoro, ultimare quello che ho in testa e soprattutto organizzarmi per capire come esporre il tutto.

Per chi ama questo genere di articoli, consiglio davvero di fare un salto perchè secondo me sarà molto molto carino (sottoscritta a parte!). Lo Smar Market si terrà sabato 13 dicembre 2009 presso il Forum di Assago e saràun'ottima occasione per comprare un po' di regalini di Natale!
Se volete informazioni, le trovate qui.

lunedì 9 novembre 2009

Profumi e balocchi

Oggi sono stata piacevolmente accompagnata da uno dei miei gloriosi mal di testa e, dopo essermi accorta che la mia scorta di analgesici era terminata, sono andata alla ricerca di una farmacia di turno.
(Non è vero, in realtà ho trascorso alcune ore per vedere se passava da solo e potevo non uscire di casa, ma questa è un'altra storia.)
Esco, prendo la macchina e raggiungo la farmacia che, da sempre, ricordo perta per i turni serali e festivi.
Ma la farmacia è incredibilmente rinnovata.
Innanzi tutto non si chiama più "farmacia" ma "sistema salute".
Su strada ci sarà qualcosa come sei vetrine mega illuminate.
All'interno la vera sorpresa. Il negozio è una via di mezzo tra un minimarket e una profumeria. A pochi passi dall'ingresso un dispenser per ritirare il proprio numerino e una pila di cestini per raccogliere gli articoli che si desiderano acquistare. Sulla destra una sfliza di sei casse, e sopra di esse un display gigante per vedere quale numero viene servito.
Tutto intorno, una serie di corridoi e di espositori: di fronte alle casse tutti gli articoli "da banco", suddivisi per categorie, mentre dietro le casse e quindi non accessibili al pubblico tutti i materali che richiedono una ricetta medica.
In pratica il cliente entra e può tranquillamente girovagare tra i corridoi, facendosi venire in mente tutte le possibili sostanze che potrebbe assumere. Perchè alla fine diciamocelo, nessuno di noi si sente mai veramente bene. E quindi abbiamo complessi multivitaminici, farmaci per aiutare la digestione, terapie per le malattie da raffreddamento, alimentari per celiaci, prodotti per bambini e cosmetici vari. Tanto per fare degli esempi.
Secondo me, come capita per alcuni libri o siti Internet, anche all'ingresso di questo strano luogo dovrebbe esserci la scritta: "si sconsiglia l'accesso a soggetti ipocondriaci".
Anche se in realtà, trovo che sia mediamente pericoloso per chiunque. Tutte quelle scatolette colorate, quelle scritte rassicuranti, e dentro la possibilità di realizzare il sogno di un fisico perfettamente funzionante, tonico, giovane...
Comunque ho comprato le mie pastiglie per il mal di testa, e me ne sono tornata a casa.
Cercherò di stare lontana da questo luogo di perdizione.

giovedì 5 novembre 2009

Dubbio amletico

Ma nella pasta mare e monti, come ci si regola con il formaggio?
No, perché in casa mia abbiamo passato una vita a convincere mio nonno di non mettere il parmigiano sulla pasta alle vongole e ieri sera, di fronte a un piatto di mare e monti, sono stata colta dal dubbio.
Si mette metà sì e metà no?

martedì 3 novembre 2009

La comodità dei luoghi comuni

Seconda puntata della decima edizione del Grande Fratello.
Alessia Marcuzzi e Alfonso Signorini disquisiscono circa il personaggio Maicol.
Cose ovvie sul fatto che rappresenta una nota di colore nella casa, che è molto sensibile... Vabbè.

Poi la Marcuzzi chiede a Signorini cosa pensa dello sfogo di Maicol circa la sua difficoltà a trovare un lavoro.
E già qua io istintivamene penso: il lavoro è un casino per tutti, in un paese e in un momento come il nostro, per lui sarà ancora più complicato, no?
No, per Signorini questo è impossibile perchè l'Italia non discrimina i gay (strana definizione di  un paese dove i gay vengono semplicemente linciati, non sempre, ma spesso e volentieri).
Secondo Signorini basta guardare quanti commessi gay ci sono nei negozi di abbigliamento per capire quanto abbiano la strada spianata. E qui la Marcuzzi ci mette il carico, ricordando il proverbiale gusto estetico dei gay e confessando che lei si fida solo dei consigli dei commessi gay.

Meraviglioso.

Si sono dimenticati di dire che i neri hanno il ritmo nel sangue e giocano bene a basket.
Che gli ebrei hanno il senso degli affari.
Che i francesi non si lavano.
Che i liguri sono tirchi.
Che i torinesi sono falsi e cortesi.
Che gli uomini odiano fare shopping e non si accorgono di quando una donna si taglia i capelli.
Che le donne non sanno guidare e non sopporano il calcio e gli uomini che lo seguono.
Insomma, visto che avevano fatto 30, potevano fare 31.

Intanto, io sono orgogliosa del piglio con cui Maicol ha preso le difese di Pimpi. No, non sono una fan del Grande Fratello di per sé, ma se avessero fatto una cosa del genere al mio procione mi sarei alterata non poco.

domenica 1 novembre 2009

Frutta, verdura e saggezza

Madre: Erano buoni i kiwi che ti ho dato settimana scorsa?
Figlio: Sì, ma alcuni avevano un sapore strano... come chimico... come... di medicina!
Madre: E' perchè sono pieni di vitamine. Mangia, mangia!

sabato 31 ottobre 2009

Chi cerca trova

Pare che una persona sia arrivata sul mio bolg inserendo la seguente chiave di ricerca su Google: "cerco per scuola un riassunto di un film giallo di jessica fletcher".
Come prima cosa, vorrei tanto conoscere il malcapitato e mi spiace di non essergli stata di aiuto, perchè Google lo avrà rimandato a questo post.
Come seconda cosa, sarei tanto curiosa di chiedergli per quale motivo a scuola gli chiedono di fare il riassunto di un film giallo di jessica fletcher...

giovedì 29 ottobre 2009

Il copy che legge (e scrive) tra le righe

Giornata qualsiasi, pomeriggio qualsiasi, progetto qualsiasi da tirare in piedi.

J: Devi provare a ipotizzare tutte le attività che possono attirare la gente in un concessionario di auto. Non so, tipo quando c'è un gambe aperte...
Pris: ...
J: cioè, no, volevo dire... un braccia aperte...
Pris: ...
J: oddio, com'è che si dice?
Pris: intendi un "porte aperte"?
J: ecco brava...

E siccome sono un bravo copy, ho letto tra le righe e, sempre tra le righe, ho pensato di inserire nel progetto attività che prevedessero la presenza di hostess. Non era questo che voleva dirmi J?

domenica 25 ottobre 2009

Rockabilly in the bathroom

Premetto: tengo alla pulizia della mia casa e me ne prendo cura, quindi non mi giudicate.
E' solo che al termine di una settimana di lavoro decisamente impegnativa, se non uso l'anticalcare tutti i giorni, mi ritrovo a dover strofinare parecchio per pulire il bagno...
Va bene, premessa fatta.
Comunque, quando sabato mi sono alzata e sono andata in bagno, ho trovato il volto di un rockabilly nel tappo del mio lavandino. Lavoro del calcare oppure è un indizio sull'identità del mio poltergeist?


Essere un perfetta lavoratrice: dress code

Seconda puntata. Dress Code.
Ovviamete, sempre da Virgilio che dopo la prima puntata, ci offre adesso la seconda.
(O meglio io ho deciso che sia la seconda)

Riporto l'incipit dell'articolo.

Essere presi sul serio in ufficio è uno degli obiettivi più importanti, soprattutto se si appartiene al genere femminile e se si ambisce ad assumere ruoli di responsabilità. A questo scopo il look giusto può veramente fare la differenza.
Cominciamo bene. Io non ho voglia di scandalizzarmi di questo ritratto del mondo del lavoro in cui per le donne conta il look e non le attitudini, la preparazione, i titoli di studio, il talento. Scandalizzatevi voi, per cortesia.

Trucco e capelli: meglio una seduta in più dal parrucchiere per una sistemata piuttosto che aggirarsi per l'ufficio con la ricrescita bianca in vista o un colore sbiadito e improbabile.
Benissimo, immagino sia vero. Chiediamo ai parrucchieri la cortesia di restare aperti di notte, così avrò modo di avere un taglio e un colore sempre perfetti.

Quanto al make-up, uscire di casa senza avere operato qualche intervento migliorativo sul viso è come per un uomo andare al lavoro senza essersi fatti la barba: l'efferro sciatto è assicurato.
E qui c'è una luce in fodo al tunnel: le donne si devono truccare, tanto quanto gli uomini devono farsi la barba. Meno male, anche perchè in effetti credo di metterci molto meno io a truccarmi la mattina, rispetto che un uomo a radersi. E finalmente un punto per me.

Il trucco sarà ovviamente il più possibile naturale e luminoso, senza concessioni a colori shocking e a unghie dipinte di blu o rosso fuoco.

Ops. Quindi dovrei evitare il mio smalto viola? Vedremo...

Segue una lista di capi di abbigliamento vietati, e poi il consiglio illuminante:
Must del dress code da ufficio: una camicia bianca con sotto un reggiseno invisibile color carne, un blazer, un tailleur, una gonna nera al ginocchio, un paio di pantaloni neri a sigaretta, un cardigan in cashemere, una borsa capiente che possa ospitare tutti i vostri preziosi documenti, un paio di scarpe comode ma ben lucidate, con tacco medio e non appuntito.

Sembra tutti estremamente semplice e innocuo. Ma mi viene un dubbio. Perchè questo articolo, che è tutto sommato deludente nella sua banalità e in tutti i suoi luoghi comuni, riassume splendidamente una grande verità. Che la cosa più importante è che le donne sul lavoro riescano ad anestitizzare il proprio potenziale erotico, perchè si ritiene sia qualcosa di molto simile ad un'arma impropria.
Quindi da una parte ci sono donne super sexi e predatrici, dall'altra parte (unica alternativa) ci sono le donne vestite da bravi soldatini, con pantaloni neri a sigaretta e cardigan in cashemere.
E tutte le altre? Ma perchè l'abbigliamento deve essere considerato soltanto strumento di seduzione? Perchè non viene mai in mente che le persone utilizzano l'abbigliamento per esprimere parti della propria persona e del proprio carattere? La questione è che si ritiene che l'unica cosa che le donne possono esprimere di sé è la propria capacità seduttiva, ma questo è un problema che riguarda chi la pensa così, non certo le donne.

Io, che oggettivamente non sono mai stata considerata quel tipo di donna (anche perchè non ho il cosiddetto physique du rôle) mi vesto ogni giorno a seconda di come mi sento. Se indosso abiti neri o grigi, è perchè ho voglia di fare tappezzeria e di non dare nell'occhio. Indosso colori vivaci se ho voglia di mettere un po' di energia alla mia giornata. Indosso qualcosa a caso se ho troppo sonno per capire cosa mi sto infilando.
E' vero, sono fortunata perchè non ho un ruolo "di rappresentanza" e perchè non sono mai a contatto con il pubblico, né con i clienti. E ho sufficiente intelligenza per capire che è comunque un luogo di lavoro e che non è il caso di presentarsi come se mi recassi in spiaggia.
A parte questo, non riesco davvero a capacitarmi del fatto che si consigli a una donna di mettersi nell'esatto corrispettivo della "giacca e cravatta" per essere semplicemente come un uomo.
Mi sa che siamo proprio in alto mare.

giovedì 22 ottobre 2009

Essere una perfetta lavoratrice


I lanci presenti nell'home page del portale di Virgilio mi danno sempre grandi soddisfazioni. Oggi il mio occhio è caduto sulle 15 regole per essere una perfetta lavoratrice, che in tempi di crisi fanno anche comodo, diciamocelo. Mi rimane il dubbio del perchè serva un manuale per le lavoratrici e non per i lavoratori in generale. Ma evidentemente, gli uomini sono perfetti lavoratori per nascita, ça va sans dire!
Qualche commento ai punti più succosi.


Al punto 3
Abbiate un atteggiamento positivo. Siate briose, ottimiste e incoraggiate gli altri. È sempre apprezzabile e poi nessuno ha voglia di lavorare con la depressa di turno.
Dai, è vero. Non è divertente lavorare con una musona. Del resto mi è stato fatto realmente notare, in uno dei miei primi posti di lavoro. Il mio capo donna (e il fatto che fosse donna mi ricorda sempre che è troppo facile ritenere che l'appartenenza a un genere possa essere garanzia di qualità) mi chiamò nel suo ufficio un giorno per dirmi che uno dei motivi per cui lavoravo in quell'agenzia era la mia comprovata capacità di essere sempre sorridente e positiva. Quindi, ero pregata di non cambiare atteggiamento, perchè in caso contrario la signora in questione avrebbe potuto non avere più piacere a lavorare con me. In effetti mantenne la parola: mi licenziò in tronco quando mi permisi di lamentarmi, in modo per altro molto più concliante del dovuto, perchè né io né i miei colleghi avevamo ricevuto lo stipendio del mese precedente.
Vorrei anche segnalare che nella stessa agenzia, per oltre un mese un mio collega si presentò ogni giorno con la faccia da funerale: non salutava all'arrivo, non parlava con nessuno per tutta la giornata e se ne andava la sera senza emettere un suono. Aveva problemi suoi, per carità. Noi colleghi eravamo anche preoccupati per lui, ma in ogni caso la signora non fu sfiorata dall'idea di far parola di questo.
Forse è proprio vero che sono soltanto le lavoratrici ad avere bisogno di un manuale.

Al punto 4.
Non raccontate la vostra vita privata ai superiori. Perdereste credibilità.
Molto volentieri, non ci tengo. Al di là di qualche aneddoto, non amo mai raccontare i fatti miei. E' complicato però rispettare questa regola quando, chiedendo un permesso per motivi personali, si è sottoposti ad un terzo grado in pena regola, perchè il capo in questione vuole misurarsi in una nuova e avvincente partita del famoso gioco di ruolo: "organizziamo i fatti tuoi per dimostrarti che puoi occuparti delle tue vicende di notte e non nell'orario di lavoro".

Al punto 6.
Sappiate prendere l'iniziativa e rischiare. Osate accettare un compito che vi sembra difficile. È il solo modo per progredire.
Io sono la quintessenza del multitasking (e come me i miei colleghi, non sono certo una martire o un'eccezione). Questo però non mi fa progredire, mi fa solo sopravvivere.

Al punto 7.
Siate discrete riguardo al vostro stipendio. Questo argomento è quasi tabù. Sapere che la perfida Sofia guadagna più di voi potrebbe rendervi cattive.
Sì ma non con Sofia. Se guadagna di più, buon per lei.
Il vecchio adagio "non dire mai quanto guadagni" serve solo per tenere buona la gente, e per evitare che ci si renda conto delle piccole o grandi ingiustizie che serpeggiano in un ufficio.

Al punto 8.
Non sognate. Non è detto che il vostro capo vi concederà un aumento solo perché avete fatto gli straordinari qualche giorno prima di andare a chiederglielo.
No infatti, è vero. Sognare è stupido. Anche se gli straordinari non sono una tua iniziativa. E poi pagare gli straordinari "non si usa più". A me hanno detto così, e io ci credo ciecamente, perchè mi sembra un discorso legalmente ineccepibile.

Al punto 9.
Siate prudenti. Se un collega ottiene il posto cui ambivate, non diffondete voci su di lui né fulminatelo con lo sguardo. Al contrario, fategli le congratulazioni. Avrete sicuramente bisogno di lui prima o poi.
Più che essere prudenti o opportunisti, qui sarebbe il caso di essere persone appena decenti.

Al punto 11.
Non umiliate gli altri in pubblico. Se gestite un gruppo e dovete rimproverare qualcuno, fatelo in privato: il brutto anatroccolo umiliato cercherà sicuramente di vendicarsi.
Anche in questo caso, sarebbe sufficiente essere persone decenti. E che lo fossero anche gli altri se possibile.


Buon lavoro a tutti.

sabato 17 ottobre 2009

Piove, autista ladro (?)

Qualche giorno fa a Milano è venuta giù tanta di quella pioggia, ma tanta di quella pioggia, che la voglia era quella di tornare sotto le coperte e rimandare qualsiasi impegno al giorno dopo.
Invece sono uscita come al solito di casa e, come ogni settimana, ho fatto lo slalom tra le bancarelle del mercato sotto casa per raggiungere la fermata dell'autobus che mi porta al lavoro.
E lo slalom tra gli ombrelli e i teloni delle bancarelle carichi d'acqua può essere un'esperienza davvero formativa. Dopo i miei 10 minuti di attesa, l'autobus è arrivato. Piega e strizza l'ombrello, poi sali.
Tragitto normale, cosa ci sarà da raccontare? Gente pigiata, odore di pioggia e di dentifricio vario, nella migliore delle ipotesi.
Poi una fermata come tutte le altre. Una signora senza ombrello che corre per salire a bordo. L'autista che probabilmente non la vede arrivare, non l'aspetta, riparte e si ferma pochi metri più avanti, al semaforo rosso. Ed è qui che la donna ricomincia a correre, arriva alla porta davanti, quella proprio di fronte all'autista e si  mette a bussare forte sul vetro.
L'autista si volta, la guarda e le fa segno di non poter aprire, perchè non è più in fermata e non è autorizzato.
La donna bussa ancora, bussa più forte.
L'autista ribadisce di non poter aprire e la ignora.
Dall'autobus qualche voce che gli chiede di aprire, ma niente di più.
Solo che la donna non ci sta. Si mette davanti all'autobus e aspetta. In mezzo alla strada, anzi, in mezzo a un incrocio, alle ore 9 di una mattina milanese di ordinaria follia. Con la pioggia che aumenta, senza ombrello, con un impermeabile che ormai è così zuppo che non serve più a nulla.
Si mette davanti all'autobus e non si muove.
Sul mezzo comincia la guerra. C'è chi dice che la donna è una pazza e che si deve togliere dai coglioni. C'è chi dice che l'autista è uno stronzo e che dovrebbe aprire. C'è chi dice che questa storia di non poter aprire le porte non sta in piedi e che quando arriva correndo una ragazza carina, le viene sempre aperto. C'è chi dice che in realtà l'autista non ha aperto alla donna quanto l'autobus era ancora in fermata e che quindi adesso non può guardare troppo per il sottile. E poi c'è chi dice che vuole scendere, che non vuole restare chiuso sull'autobus e che se l'autista non apre le porte è sequestro di persona.
E a quel punto l'autista urla: "No che non posso farla scendere, le ho detto che non posso aprire le porte fuori fermata!" Non fa una grinza, in effetti.

Io non faccio e non dico nulla. In realtà mi viene molto da ridere. Questo piccolo pezzo di mondo che si scalda, si indigna, si arrabbia, si annoia, si schiera mi affascina e mi diverte.
E penso a quella donna sotto la pioggia, tanto che mi verrebbe voglia di scendere davvero e di andare ad abbracciarla. Perchè comincio a immaginare alla sua vita, che probabilmente è esattamente uguale alla mia, tante sono le offese, le delusioni, le amarezze, le ingiustizie. E lo so che poi arriva una mattina in cui non si può neanche sopportare un autobus che ti lascia a terra, facendo finta che tu non esista.
Poi un signore è arrivato, le ha offerto un ombrello, si è messo a parlare con lei e l'ha convinta a spostarsi e l'autobus è ripartito.
Io sono arrivata al lavoro con venti minuti di ritardo, ma non è stato grave.
Piuttosto io e i miei colleghi siamo stati convocati in riunione e ci sono stati comunicati i provvedimenti economici presi per contenere le difficoltà finanziarie dell'azienda. E avrei tanto voluto avere il coraggio di uscire sotto la pioggia e mettermi davanti all'autobus. Solo che non l'ho fatto.
Chissà, forse deve proprio arrivare la mattina giusta per ognuno di noi.

venerdì 9 ottobre 2009

Honest Scrap


miscredente08 mi ha fatto dono del premio Honest Scrap e io non posso che ringraziarlo, anche se si tratta di un dono collettivo di cui ho beneficiato semplicemente perchè sono inserita nel suo blogrol... se è il momento di essere onesti, devo esserlo fino in fondo!

 
Ecco le 10 verità che mi riguardano:


1) Non sono capace di litigare. In genere dopo un paio di battute incomincio a pensare che probabilmente ho torto, perchè mi immedesimo nella posizione dell'altro e mi vedo una merdaccia. Quindi, un qualsiasi accenno di litigata crolla miseramente ancora prima di prendere ritmo. Poi però ci soffro perchè non riesco mai a rivendicare con un po' di energia le mie posizioni.


2) Alterno momenti di estrema pigrizia (99%) a momenti di sorprendente iperattività (1%) il che rende la mia vita leggermente complicata. In particolare, nei momenti di pigrizia accumulo disordine, in quelli di iperattività devo riordinare a tutti i costi. Lascio a voi immaginare la mancata proporzione tra queste due fasi.


3) Associo spontaneamente numeri, giorni della settimana e lettere dell'alfabeto ai colori. Quando ho scoperto che la sinestesia era segno di genialità creativa ne sono stata orgogliosa. Poi ho scoperto che non avevo i sintomi della sinestesia e che, tuttosommato, era meglio così visto che poteva essere il segno di patologie cerebrali di varia entità.


4) Non sopporto l'arroganza e l'atteggiamento dogmatico, di qualsiasi genere sia. Le due cose, spesso, procedono accoppiate, il che mi facilita le cose perchè posso avercela con una stessa persona per i due motivi.


5) Non sopporto i luoghi comuni, soprattutto sulle donne e sulla politica.


6) Ho cominciato a scrivere a 5 anni e non ho più smesso. La prima poesia a circa 7 anni. Era orrenda e sembrava scritta da una vecchia signora dell'ottocento. Poi ho migliorato le mie letture.


7) Sono molto lenta a leggere. La questione è che leggo mentalmente come se leggessi ad alta voce, perchè mi piace il "suono" delle parole. Provate a declamare un romanzo e capirete quanto tempo ci si può mettere.


8) Sono molto curiosa e ho il brutto vizio di ascoltare le conversazioni altrui: sul tram, in pizzeria o in fila alla posta. Penso sempre che ne potrebbe venire fuori una storia interessante, ma in realtà sono solo curiosa.


9) Quando ho sonno rido. Quando bevo mi viene sonno. Quindi se bevo e mi metto a ridere, non è perchè mi ubriaco facilmente. E comunque non reggo l'alcool.


10) Sono da sempre vittima di un grande equivoco, perchè ho la faccia da buona anche se non lo sono per niente. Tra l'altro, molti confondono buona con scema e siamo a posto. Quest'ultimo punto si ricollega inevitabilmente con il primo e il cerchio si chiude.


Ecco le dieci proposte dei dieci blog che seguo con particolare attenzione, oltre a quello di miscredente08 ovviamente:

  1. Alianorah
  2. Beads and Tricks
  3. Comincio lunedì
  4. Freddy Nietzsche
  5. Il blog di Chit
  6. Life of a Misfit
  7. Macchianera
  8. Michela Murgia
  9. Petrolio Rosso
  10. The Indie Handmade Show

 Buon Honest Scrap a tutti!

mercoledì 7 ottobre 2009

Cabaret in pillole. Ancora.

Leggo questa mattina su Spot&Web della nuova "campagna abbonamenti e immagine coordinata di Prima ‘10, la rassegna di cabaret con la direzione artistica di Gino Astorina che ospiterà artisti come Paolo Caiazzo, Rita Pelusio, Bianchi e Pulci, il Gatto Blu e Alessandro Di Carlo". Guardando l'adv rimango perlessa...



Innanzi tutto perchè mi ricorda molto ma molto qualcosa che non solo ho già visto, ma che aveva avuto un successo notevole, visto che si trovava in tutte le librerie.








Secondariamente, perché mi fa molto riflettere (e un po' ridere) che nei credits riportati dalla testata giornalistica ci sia il direttore creativo e l'art director. Nessuna citazione per il copy.
E allora i casi sono tre. O il direttore creativo è anche copy (succede, lo so è strano ma succede!), ma sembra strano che non abbia sentito la necessità di segnalarlo. O si sono dimenticati del copy. O il copy non c'è mai stato e, magari, coinvolgerlo sarebbe stato utile.
Così, tanto per sperimentare qualcosa di nuovo...

martedì 6 ottobre 2009

Cambio rotta, cambio stile

L'insofferenza per me non è una novità. Eppure da un po' di tempo a questa parte ha raggiunto livelli che superano di gran lunga la normalità. O almeno quella che io considero la normalità.
E' uno di quei momenti in cui sembra che tutto possa accadere. Non c'è una sola cosa nella mia vita che non potrei decidere di cambiare, da un giorno all'altro. Resta solo da capire se ne avrò il coraggio.
Ecco, diciamo che un taglio di capelli non sarebbe sufficiente.

lunedì 5 ottobre 2009

Scrivere non basta

C'è una poetica del tutto particolare intorno alla scrittura e a chi si dedica a tale pratica. Basta vedere film e telefilm, per notare come viene rappresentato chi scrive. Così mi sono messa alla ricerca, e ne condivido i primi risultati.

La scrittura immersa nello spazio della follia, come quella di Jack Torrence nello Shining di Stanley Kubrick:



La stanza di Diane Keaton in Tutto può succedere. Legno scuro e particolari bianchi, con luce perfetta sia di giorno che di notte.





E perfetta, anche nella sua voluta imperfezione, anche Carry Bradshow che scrive di sera, da sola:



Persino la corrispondenza di Meg Ryan in You've got a mail ha una sua suggestiva scenografia:



E Tom Hanks non è da meno. Anzi, nella differenza tra queste due foto c'è tutto il film:



Per non parlare della montagna di libri tra i quali Sean Connery diventa il mentore del giovaneRob Brown, nel film Finding Forrest di Gus Van Sant:



E terminando con un classico dei miei pranzi a casa. Jessica Fletcher nella sua cucina del Maine:




Lo so, lo so. Molti altri esempi ci potrebbero essere e molti me ne verranno in mente.
Ma in generale, mi domando se forse non sia un problema di arredamento il mio. Magari con un altro contesto, avrei il giusto applomb per diventare una scrittrice famosa.

domenica 4 ottobre 2009

Le operazioni per le grandi pulizie d'autunno

Weekend trascorso a fare piazza pulita in casa. Anche per vedere se magari mi passa l'allergia o qualunque cosa sia. Che non è allergia alla polvere, in teoria, ma visto che sono stufa di attenermi alla teoria, cerco soluzioni alternative.

Due locali per due persone in teoria dovrebbe essere uno spazio sufficiente per trovare posto a tutto, ovviamente non è così.
E allora, perchè tutto entrasse dentro gli armadi e non rimanesse fuori, ho cominciato ad eliminare quello che era stipato dentro e che forse non era così necessario.

Tre sacchetti giganteschi di carta da buttare mi hanno fatto capire tre cose.

La prima. Mi viene spedita una quantità enorme di carta e io conservo tutto, il che rasenta il patologico. Ma ogni volta penso che magari c'è un'idea, un'ispirazione, magari può venire utile quando devo scrivere un mailing, una newsletter, un catalogo, una brochure, eccetera, eccetera, eccetera. Non è vero, ovviamente. Perchè la roba è talmente tanta che per essere utile dovrebbe essere archiviata e schedata in una stanza apposita, mentre così è solo un ammasso informe di roba, dove non troverei nulla neanche ricordando che c'è. E tra l'altro non lo ricordo.

La seconda. Non è sufficiente scrivere in calce alle mail di non stampare per rispettare l'ambiente. Non ci posso fare niente: se devo lavorare su qualcosa, io devo stampare. Sento sulle spalle la responsabilità ambientale di tutto ciò, ma almeno ho buttato tutto quanto nella raccolta differenziata, facendo attenzione a togliere le plastichine e tutto quanto.

La terza. La premessa iniziale si è rivelata infondata. Stranamente lo spazio non è lineare, quindi non è vero che buttando roba si crea spazio e ce ne sta dell'altra. Non so perchè, ma non è vero.

Però ho ottenuto un altro risultato. Dopo una giornata intera trascorsa a separare, strappare, buttare, archiviare carta, la mia allergia non è aumentata. Quindi a quanto pare, la polvere non c'entra.
Accontentiamoci.

sabato 3 ottobre 2009

Citazioni colte alla sprovvista

Qual è il limite tra citazione, omaggio e furto?
Oggi, nel pieno di un momento creativo in cui cercavo disperatamente di trovare una frase vincente e geniale che conquistasse il pubblico e lo facesse perdutamente innamorare del prodotto, sono caduta nella tentazione di usare il titolo di una famosa canzone.
E mi è tornata in mente la campagna pubblicitaria dei supermercati Pam, di circa tre anni fa. Se non ricordo male, un allegro peperone giallo spiccava su campo bianco. Quella che ricordo perfettamente era la headline "Senti come grida il peperone. Pam."
La leggenda narra che gli Eli non ne furono felicissimi.
Io mi immagino Rocco Tanica che esce felice da casa sua, attraversa la strada, volta l'angolo e... eccolo là. Proprio davanti a lui gli fa l'occhilino spavaldo il cartellone pubblicitrio incriminato.
E a Rocco Tanica, come a molti anni, quella frase è sufficiente per innescare in automatico il sottofondo musicale di Piattaforma.
E non perchè la frase ricordi la canzone, ma perchè è esattamente tratta dalla canzone stessa. Uguale. Compresa la parola "Pam".
E così la leggenda narra che Rocco Tanica sia tornato a casa e abbia telefonato alla direzione dei Supermercati Pam, per chiedere ragguagli e soprattutto per essere aiutato a ricordare il giorno e il luogo in cui lui (o chi per lui) avrebbe autorizzato l'utilizzo della canzone in una campagna pubblicitaria.
La storia si chiude in modo epico, con una risposta che lascia il segno: "no, ma non era necessario mettersi d'accordo in alcuni modo, si trattava soltanto di una citazione, di un omaggio a voi".
Che meraviglia.
Questo pomeriggio, ho scartato la possibilità di un'analoga citazione. Un minimo di dignità vorrei provare a conservarla.
Considerato che il titolo della canzone è talmente noto da essere diventato un modo di dire, mi sono limitata a costruire una frase che creasse un'evocativa assonanza. E fin lì, credo davvero nulla di male.

Ora mi vado ad ascoltare Parco Sempione, giusto prima di andare a dormire.

mercoledì 30 settembre 2009

L'amore al tempo della corriera

Questa sera ho raccontato a una mia amica le vicende sentimentali che mi hanno visto protagonista tra i 15 e i 18 anni circa. E mi sono accorta di come, a debita distanza, la storia potesse risultare incredibilmente comica e divertente. Non sto qui a dilungarmi, ma mi limito a dire che ero una sfigata patentata e che di conseguenza ero una maestra nell'attirarmi le situazioni più assurde e più patetiche. Ovviamente, ai tempi ero molto compresa nel mio ruolo di sentimentale incompresa e la sofferenza era autentica e profonda. Però fa ridere lo stesso.
In ogni caso, grazie al cielo non sono più là.
A tutti quelli che rimpiangono il primo amore: divertitevi voi.
Per me è stato non proprio edificante. Per me è stato sufficiente così e ci ho messo poi un buon numero di anni per disintossicarmi da tutte quelle menate.
Però una cosa buona l'ho portata a casa da quegli anni: non ho più accettato che il Lui Di Turno mi dicesse che non se la sentiva di prendere decisioni, che la fedeltà era un valore sopravvalutato, che il nostro sentimento era superiore alle convenzioni della coppia.
Non sono frasi a caso e con questo ho detto tutto.

martedì 29 settembre 2009

Martedì sera

Esco dal lavoro e ho bisogno di un pensiero positivo per trascinarmi fino a casa.

Accendo la televisione e vado su Rai2, per aspettare un nuovo episodio dell'Ispettore Coliandro. Intanto, seduta sul divano, sgranocchio qualche grissino pensando cosa potrei mangiare a cena (che alle ore 21.10 è ancora una prospettiva lontana).
Ed ecco che qualcosa non torna. Le riprese non sono quelle che mi aspettavo, i dialoghi sono loffi, il ritmo mi sta facendo addormentare. Ma soprattutto, invece di Giampaolo Morelli mi compare Luca Barbareschi.

No, non scherziamo su queste cose, per cortesia.
Non è uno scherzo divertente.

Colori d'autunno?

L'autunno è arrivato. L'umore è quello, i colori giustamente anche.





Però, se qualcuno desidera un'ispirazione più autorevole sui colori di questa stagione in arrivo, c'è la copertina di Vogue Italia di settembre 2009:



Oppure, visitate il blog di Beads and Tricks. Troverete sempre la risposta giusta al momento giusto.

lunedì 28 settembre 2009

La verità mi fa male lo sai

Ero in terza liceo quando affrontai una delle mie prime lezioni di filosofia.
Ovviamente, il primo concetto con cui il mio professore tentò di farci prendere confidenza fu proprio la messa in discussione di una fantomatica Verità, intesa come un qualcosa capace di esistere a prescindere da una mente che la pensi.
Direi che si tratta di un incipit ovvio, senza il quale sarebbe piuttosto complesso addentrarsi in qualsiasi argomentazione filosofica, di ogni periodo e genere.


La cosa mi è tornata in mente in questi giorni, leggendo "Harry Potter e la filosofia" di Simone Regazzoni, ed in particolare un'interessante digressione tra magia e tecnica, tra dogmatismo ideologico e dogmatismo scientifico. E mi è tornato in mente quale fu il primo pensiero che mi attraversò la mente quella mattina lontana.
Forse alcuni miei compagni avranno collegato il concetto di "Verità" ad un'entità religiosa, attribuendogli un valore mistico.

A me venne in mente immediatamente un romanzo giallo o comunque un qualche mistero a sfondo poliziesco. Mi dissi: "Non è vero che la verità esiste solo se la penso. Il colpevole è comunque colpevole anche se io non lo scoprirò mai."
Non c'è niente da fare. Sono stata sempre poco portata al misticismo, evidentemente.

Tutte le facce della medaglia

Dopo una lunghissima riflessione, arrivo a questo post.
Detto così sembra che bolla in pentola un argomento di particolare serietà... Non è così, ma ha richiesto ugualmente una lunga riflessione.


Negli ultimi mesi, ormai credo da un anno abbondante, mi dedico all'handmade, in particolare alla realizzazione di orecchini, braccialetti e collane con perline. E' una cosa che mi diverte e mi rilassa: dopo aver trascorso giornate a volte molto stressanti, è decisamente liberatorio dare libero sfogo a forme e colori con un'attività più manuale, per la quale è possibile dare vita ad un risultato concreto, un oggetto con un proprio peso specifico. Scrivere, alle volte, non è la stessa cosa, in questo senso.


In questi mesi molti blog hanno rappresentato una notevole fonte di ispirazione, mi hanno incuriosito e hanno fatto nascere nuove idee e nuovi progetti. E come accade in molti casi, i blog che seguo con più regolarità sono diventati quasi degli amici.


A questo punto ho deciso di pubblicare anch'io i piccoli lavori che realizzo volta per volta, per commentarli e condividerli. Il mio primo pensiero è stato aprire un blog parallelo a questo, per dedicaro esclusivamente alla mia nuova passione.
Ma poi ho cominciato a pensare ad un altro aspetto della faccenda. Al fatto che ogni giorno sono obbligata a vivere pezzi di quello che sono, in modo scisso, separato. Un volto per il lavoro, uno per la casa, uno per gli amici, uno per gli altri amici, uno per i parenti e gli affini. Dicono che sia per il mio essere nata sotto il segno dei Gemelli.
Sarà. Ma la schizofrenia è dietro l'angolo e se almeno qui voglio esprimere tutto quello che mi passa per la testa, almeno qui non ci devono essere separazioni.
Così verrà fuori quello che verrà fuori, si vedrà.


Verrà fuori, giorno dopo giorno, il blog di un copy milanese che nel tempo libero infila una perlina dietro l'altra. Che sarà mai. Spero che verrà fuori anche molto di più a dire il vero, spero che nel tempo io abbia modo di scoprire che ho molte più cose da dire e da fare. E spero che riuscirò a trovare spazio ed energie per la maggior parte di queste.

Inauguro quindi con uno dei miei pezzi preferiti:


martedì 22 settembre 2009

Crea un blog anche tu!

Suona quasi come un invito...



Il bello delle "notizie correlate".

venerdì 18 settembre 2009

Lista delle cose da fare

Avrei bisogno di tempo per fare alcune cosette...
- Seguire tutti i blog di perline e handmade che sto trovando in Rete ultimamente e che sono semplicemente meravigliosi. Uno tra tutti questo.
- Imparare a fare almeno la decima parte di quello che cercano di insegnarmi.
- Cominciare a fare seriamente i mercatini con mia sorella, che invece sta diventando sempre di più un mago della maglia (vedere per credere).
- Scrivere quel famoso romanzo che mi farà diventare ricca e famosa.
- Brevettare quella famosa cosa che mi farà diventare ricca e famosa.
- Frequentare il corso per ottenere la certificazione di Aiutante di Babbo Natale, di cui ho letto proprio oggi.

Scrivere o non scrivere

In questo periodo non sto facendo molta vita sociale e mi ritrovo a scrivere più spesso.
E allora mi domando se è solo una questione di tempo, se avrei tutto in mente, ma in realtà non ho mai occasione per mettermi tranquilla a scrivere quello che mi passa per la testa.
Oppure, se non è un atteggiamento semplicemente adolescenziale, del tipo: siccome non so a chi raccontare, scrivo. Una sorta di richiesta di attenzione o di narcisismo.
Che poi non so neanche se ci sia grande differenza e cosa sia meglio.
In pratica la domanda è: scrivo perchè ho qualcosa da dire, o scrivo per dirlo a qualcuno?
E probabilmente non è neppure questo il nocciolo della questione. Perchè il problema, in un caso o nell'altro, è saperlo scrivere o meno.
Si vedrà.

lunedì 14 settembre 2009

Lezioni di cucina

Sabato ho imparato una cosa molto importante, che desidero condividere.
Mi sono svegliata carica di buone intenzioni, alla volta della preparazione di una splendida Apple Pie, volgarmente torta di mele.
Ho controllato di avere gli ingredienti. Un sacchetto sigillato di farina, burro e zucchero erano presenti. Ma siccome mancavano all'appello mele e limoni, mi sono vestita e mi sono diretta al supermercato.
Dissolvenza sull'esperienza del supermercato di sabato mattina. Chiusa parentesi.
Al mio rientro ho cominciato a misurare, impastare, tagliuzzare, con entusiasmo e soddisfazione.
Una volta ottenuta la mia brava pasta, ho fatto una palla, l'ho avvolta nella pellicola trasparente e l'ho lasciata riposare in frigorifero per oltre mezz'ora, rispettando in modo quasi ossessivo la ricetta che avevo tra le mani.
Quando l'attesa mi è sembrata sufficiente, ho imburrato la teglia, ho preso metà dell'impasto e ho cominciato a stenderlo.
L'immagine di me con un mattarello in mano, sul piano di lavoro davanti alla finestra e i tetti delle case che si intravedevano davanti a me, sotto un sole settembrino che regala ancora un po' di calore... dai la commozione era quasi lì.
Fino a quando, meraviglia delle meraviglie, un raggio di sole non attira la mia attenzione sulla pasta che sto lavorando.
Guardo meglio.
Guardo ancora meglio.
La pasta è piena di piccoli e simpatici puntini, alcuni neri, alcuni marroncini.
Guardo di nuovo.
Sbuffo e un po' impreco.
Mi allontano, poi torno e guardo.
E tutto acquista un senso, tutto torna in un disegno ormai fin troppo chiaro.
E rivedo tutti i miei inutili tentativi di eliminare dalla mia cucina le tarme del cibo, che non è vero quello che dice la pubblicità... non è vero che uno non penserebbe mai di averle, io lo so che abitano la mia cucina, ho anche pensato di subaffittare gli armadietti. Tanto ormai sono quasi vuoti, visto che tengo tutto in frigo.
Quasi vuoti.
La farina, poichè sigillata, era considerata sicura.
Guardo la confezione.
E' ovviamente di carta.
Come potevo pensare che si sarebbero spaventate per così poco?
Guardo di nuovo.
Qualcuno sostiene che una lacrima sia apparsa a quel sole settembrino.
Di certo, ho aperto la pattumiera e ho infilato lì il tutto.
Poi mi sono rivestita, sono uscita di nuovo, e ho comprato una torta di mele.

mercoledì 9 settembre 2009

Nota a margine

Quando vuoi che qualcuno faccia una cosa per te, pur sapendo di non avere alcun diritto per chiederla né tanto meno per pretenderla, ecco cosa devi fare:

1. farlo sentire in colpa e responsabile di ogni nefasto evento futuro che si potrà abbattere su di te, suoi tuoi cari e in rari casi sull'intera comunità;

2. dimostrare con fermezza e rassegnazione che anche per questa volta sarai tu a provvedere, risolvendo la situazione e tutti i problemi che ne nasceranno;

3. chiedergli espressamente di non fare nulla, di non pensarci più e di non preoccuparsi per te.



Con me funziona sempre e ci casco praticamente ogni giorno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Non è che sono troppo buona, intendiamoci. E' proprio una questione di inettitudine.

Planning

Passo la maggior parte del mio tempo a immaginare cose molto interessanti da scrivere e pochi minuti a scrivere davvero qualcosa. Di meno interessante.

Devo ricordarmi di rivedere l'organizzazione delle mie giornate.

martedì 1 settembre 2009

Se li conosci, riesci ad evitarli?

Sono quelli che quando parli sembra ti ascoltino.

In realtà non è affatto così.

In realtà stanno solo pensando a qualcosa di intelligente da dire.

Il fatto è che, il più delle volte, non avendo ascoltato una sola parola di quello che hai detto, se ne escono con qualcosa che non c'entra assolutamente nulla.

E solo nella migliore delle ipotesi è qualcosa di intelligente. Capita di rado.

domenica 23 agosto 2009

Scelte esistenziali

Milano, negozio di scarpe.
Commesso: "Come va il 43?"
Cliente: "Non so, è che sento un grande vuoto dentro..."
Commesso: "Nel senso che vuole un numero in meno?"

venerdì 21 agosto 2009

Il prima e il dopo

Mentre scorrono gli ultimi giorni delle vacanze estive, che ho rigorosamente trascorso a Milano, ricevo mail da amiche e colleghe che mi raccontano dei loro viaggi e delle loro avventure.
E una frase mi colpisce. Una mia collega mi scrive: "News dalla mia vita precedente (perchè ci sarà sempre una mia vita prima e una mia vita dopo NYC)".
Caspita è vero. Cioè non mi riferisco tanto al suo viaggio, perchè a New York purtroppo non ci sono mai stata e quindi posso solo immaginare quanto possa essere un'esperienza fondamentale.
La questione è che ci sono giorni in cui davvero ti capita qualcosa che poi ti farà pensare che c'è stato un prima e un dopo. Giorni in cui quello che ti viene detto o quello che ti succede cambia radicalmente la tua prospettiva sulle cose, sulle persone e chi più ne ha più ne metta.
Io mi muovo con la mia proverbiale agilità tra queste vicende.
Regolarmente, non ci azzecco mai.
Ci sono giorni in cui mi alzo e ho la netta sensazione che si tratti di una di quelle volte, che quello che vivrò cambierà tutto. E non accade mai.
E poi ci sono giorni in cui mi succede di tutto, e mi accorgo sempre con discreto ritardo del reale impatto che questo avrà sugli eventi futuri.
Con il tempo mi rendo conto di non migliorare poi tanto.

lunedì 6 luglio 2009

Il verde è di moda

A me i giardini verticali sembrano una presa in giro, neanche tanto velata.
In un giardino tradizionale io ci passeggio, ci passo del tempo se ne ho voglia. In un giardino verticale cosa faccio con esattezza? Me lo devo scalare?

giovedì 25 giugno 2009

Divento fan?

Perdendo tempo su Facebook, comincio a navigare in modo confuso e mi ritrovo sulla pagina dedicata a Gaston Bachelard. Qui leggo: "Gaston Bachelard ha modificato i suoi campi Informazioni personali, Interessi Personali e Data di nascita".
Eh dai, ha fatto bene. Me lo vedo con la sua lunga barba bianca scrivere nel campo anno di nascita "1884".

lunedì 15 giugno 2009

La sfiga

Non credo alla sfiga.
Per continuare a farlo, però, ritengo che la sfiga si dovrebbe mimetizzare meglio.

venerdì 27 febbraio 2009

Va ora in onda...

Io lo avevo detto che i mesi di buio invernale non mi avrebbero fatto bene. Infatti sono entrata in un lungo letargo dal quale solo adesso sembro riuscire ad emergere.
Non mi sono fatta mancare niente: crisi esistenziali, brevi (e poco organizzate) euforie, grandi delusioni e speranze decisamente idiote. Compresa una bella influenza, che non ha giovato per nulla all'umore generale.

Bene, solo adesso mi rendo conto che la soluzione era sotto i miei occhi e non me ne sono mai accorta: se solo io vivessi in un telefilm o in una sit com, sarebbe tutto diverso. Non una roba di quelle italiane, che non per fare l'esterofila, ma fanno veramente pietà.
No, starei volentieri sul classico: tipo i Robinson, Casa Keaton, La Famiglia Bradford... non posso citarli tutti, perchè se no entro in un loop da cui non uscirei viva.

Gli ingredienti però sono importanti.

Primo elemento, la sigla. E' fondamentale avere una musica orecchiabile, di quelle coinvolgenti che ti fanno sentire di buon umore soltanto a sentirle e ti mettono addosso anche un filo di tristezza, sottile... tipo "peccato non essere lì".
E su questa base, scorreranno i miei migliori primi piani con un meraviglioso effetto flou che avvolgerà il tutto di grande poesia. Un sorriso di qua, uno sguardo sognante di là, un momento di allegria con gli amici...

Secondo elemento, i personaggi. A parte me, ovviamente, ci saranno i miei amici, i miei familiari, i miei colleghi e i miei vicini di casa. Adesso effettivamente vengono realizzate sit com leggermente più caustiche di una volta, ma in ogni caso il cattivo non esiste. Al massimo c'è il sarcastico, oppure l'antipatico o al limite lo scemo. Sono certezze che fanno la differenza.

Terzo elemento, l'intreccio. E' la questione più importante, perchè ogni storia si sviluppa con una scansione ben precisa. I personaggi si innamorano, si lasciano, si sposano, fanno figli e chi più ne ha più ne metta, ma di certo ogni problema si risolve nell'arco di una puntata. In situazioni particolarmente drammatiche, in due.
E la puntata varia da un minimo di 20 minuti (sit com vere e proprie) ad un massimo di un'oretta (telefilm o serie in generale).
Questo significa che uno non si trascina i problemi per mesi e mesi, non si ritrova a dover prendere decisioni assurde senza sapere dove sbattere la testa.

E allora anche adesso mi viene da chiedermi: quando arriva questa benedetta sigla di chiusura? Quando mi si presenta il personaggio saggio che mi dice quelle tre banalità terribili che invece di farmi cadere le braccia mi fanno luccicare gli occhi e mi permettono di capire che la soluzione l'ho sempre saputa e soltanto avevo bisogno di capirlo?

Ho il timore che sia una di quelle volte in cui la serie si chiude con un grande interrogrativo e bisogna aspettare che trasmettano la serie successiva per scoprire come va a finire. Mi metto comoda.

giovedì 16 ottobre 2008

E luce (non) fu

Manca poco e io mi aggrappo come posso agli ultimi brandelli di luce che mi vengono concessi...

E' vero, sono melodrammatica, ma odio il ritorno dall'ora legale a quella solare.
L'ora legare è una genialata, non mi capacito del fatto che lo sia soltanto per alcuni mesi all'anno.
L'ora solare durante l'inverno non consente di risparmiare energia elettrica. Viene buio prima e non conosco persone solite andare a dormire verso le 6 di sera e neanche gente abituata a riunire la famiglia davanti al camino raccontando storie e leggende ai bambini di casa. Sarò io che vivo fuori dal mondo forse...

Ah già. Qualcuno sostiene che grazie al ritorno all'ora solare sia possibile godere di più luce al mattino.
Ma chi se ne frega della luce al mattino? Tanto mi sveglio perchè suona un aggeggio fastidioso, mica perchè c'è luce. E poi, luce o non luce, sono in ogni caso arrabbiata per il solo fatto di essere uscita dal letto, soprattutto perchè mi devo separare dalla mia trapunta e ricordare di quanto il riscaldamento di casa mia faccia schifo.
Quindi, considerato che la mattinata comincia in ogni caso male, non si potrebbe almeno salvaguardare l'umore del pomeriggio?

Intanto mi godo gli ultimi pomeriggi di luce. Poi saranno affari di quei poveracci che lavorano con me e che dovranno sopportare ogni santo giorno le mie lamentele.

martedì 9 settembre 2008

eBay, versione Beta in arrivo

Ebay prova a rassicurarmi e scrive così, in cima alla pagina del mio eBay...

"Stiamo tentando di rendere Il mio eBay più facile da usare."

Apprezzo il tentativo, ma non il risultato.

domenica 7 settembre 2008

Farsi riconoscere, sempre e comunque

Fare acquisti online è divertente, facile e comodo.
Ogni tanto, fa leggermente innervosire....

"Please expect delays for international shipments.. especially if you live in Italy!"

NdR: solo l'Italia è segnalata. Nessun altro paese del mondo.

mercoledì 13 agosto 2008

Come procedono le vacanze?

Ieri, lunedì 11 agosto 2008.

Ore 17.30
Sistemo i cuscini sul divano, mi dirigo alla libreria (più precisamente alla pigna dei libri da leggere) e prendo "La pazienza del ragno" di Camilleri. Perchè ho avuto voglia di leggere questo libro dalle ultime 50 pagine del precedente. Nonostante fosse uno splendido Bradbury.
Comincio a leggere.

Ore 19.30
Telefonata di mia madre. Venti minuti al massimo.
Torno a leggere.

Ore 21.00
Preparo la cena, mangio. Il tutto occupa un'ora. Un'ora e mezza al massimo.
Torno a leggere.

Ore 02.30 (è già martedì 12 agosto)
Ho finito il libro.
Non mi era mai successo. Caspita.
Complimenti a Camilleri. Complimenti a Luca Zingaretti, perchè secondo me pensare a lui rende comunque la lettura ulteriormente più piacevole.
Adesso però chi rimette a posto la mia cervicale, completamente distrutta?

giovedì 24 luglio 2008

Moige. Da quando le bambine hanno smesso di pettinare le bambole?

Il sito del Moige continua a dare grandi soddisfazioni. Consiglio di visitarlo perchè, parafrasando un vecchio adagio, "se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono"...

In questo caso sono i videogiochi a fare la parte del diavolo.
Sono brutti e cattivi e i genitori non vogliono che i ragazzini passino troppo tempo a giocare. Anche se poi meno del 30% si preoccupa di verificare per quanto tempo, in effetti, i figli giochino al computer o a qualche console. Quindi forse forse non sono così preoccupati...

Chiusa questa parentesi, veniamo al dunque.
Ecco cosa scrivono sul loro sito, a proposito di una recente ricerca di mercato:

"Si registra inoltre una tendenza sempre più marcata da parte delle femmine - soprattutto quelle cresciute al nord - ad abbandonare i giochi classicamente a loro dedicati: la quota di ragazze che ama i videogiochi costituisce infatti appena il 24% dei giocatori nella fascia 13-17 anni, mentre sfiora il 30% tra i più piccoli (7-12 anni)."

E quando è stato, si domanderanno i genitori del Moige, che le bambine hanno smesso di pettinare le bambole e di sognare di essere l'angelo del focolare? Quando hanno abbandonato i giochi classicamente a loro dedicati, per imboccare la strada della perversione?

Ringrazio ancora una volta mia madre per avermi fatto appassionare a Star Trek.

venerdì 18 luglio 2008

Emergenza sicurezza

lunedì 14 luglio 2008

Alla cortese attenzione ...

Canta Giusy Ferreri (che, ignara di quanto accaduto a X-Factor, io credevo fosse la versione comica della Amy Winehouse de' noantri...):

"Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito
."

Assai gradito?

Resto in attesa di uno suo cortese riscontro...

lunedì 30 giugno 2008

Allegro ma non troppo

Oggi ho cambiato umore almeno 9 volte.
Triste, scontrosa, propositiva, iperattiva, ansiosa, indecisa, ottimista, arrabbiata, catastrofica.
Non posso garantire esattamente in quest'ordine.

La cosa più divertente è che l'esperienza di anni e anni mi ha reso capace di mimetizzare splendidamente questo mio essere irrimediabilmente lunatica.

Una magra consolazione, ma è già qualcosa.

giovedì 19 giugno 2008

Fagocitata dalla Rete

La Rete comincia a farmi un effetto strano. Ecco gli avvenimenti dell’ultima settimana che mi hanno indotto ad un minimo di riflessione.

1. Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e ho ricevuto almeno una decina di mail di auguri. Amici? No, semplicemente vari siti Internet e newsletter sparse a cui mi sono iscritta non so bene quando e non so bene perché.
È una mania compulsiva la mia: arrivo su un sito e mi iscrivo. All’inizio utilizzavo nomi falsi e mail fittizie, adesso ho un indirizzo di posta elettronica dedicato alla fuffa e sono felice così.
E mi domando: ma perché lo Spam è così odiato? Nelle giornate tristi sei sicuro che qualcuno ti scriverà. E così mi è capitato di pensare che grazie allo Spam, se anche io non avessi ricevuto neanche una telefonata da un amico, avrei comunque potuto contare sugli auguri del mio operatore telefonico, della mia squadra del cuore e di una manciata di siti di e-commerce.
Per la cronaca, ho ricevuto anche telefonate e sms di amici e parenti.

2. Ormai da circa 4 anni, se non di più, Ebay è per me un luogo comodo e divertente in cui curiosare e fare shopping. Mi permette di avere orari decisamente originali e di acquistare articoli decisamente originali. Spendendo mediamente poco.
E adesso? Anche Ebay ha mostrato il suo volto noioso e bacchettone.
Ho cercato di mettere in vendita due biglietti per il concerto di Bruce Springsteen, ma la mia inserzione è stata ritirata. Cos’è successo? Un simpatico utente, che ringrazio calorosamente, si è imbattuto nella mia inserzione, ha deciso che non gli stava simpatica e l’ha segnalata come inserzione non conforme alle regole Ebay. Il che in effetti è vero, come sono venuta a scoprire, perché Ebay vieta la vendita di biglietti per eventi musicali o sportivi.
Ero davvero incredula: mi hanno preso per un bagarino.
Ho un déja vu, in effetti. Nel 2000 io sono stata una dei 300.000 utenti che sono stati bannati da Napster per aver scaricato una canzone dei Metallica. Credo che fosse “Nothing Else Matters”.
E anche allora ho pensato: mi hanno preso per il grande vecchio che gestisce il download illegale di file musicali?
La realtà è che devo avere una calamita addosso che attira su di me i rompiscatole. Auguri a Ebay, auguri ai Metallica. Da allora, non mi sono più stati granché simpatici.

3. Oggi ho scoperto Facebook. Non ho ancora deciso se ne sono contenta oppure no. So soltanto che in 12 ore ho ricevuto quasi 20 mail di notifica di gente che mi invitava, mi accettava, mi scriveva. E nel frattempo, mi sono ritrova ad inserire nel motore di ricerca tutti i nomi delle persone che conoscevo per vedere se erano presenti, partendo dai compagni di classe delle elementari.
E a questo proposito mi chiedo: ma perché la gente non mette la sua foto? Per vedere il profilo completo di un utente devo aggiungerlo alla mia lista di amici, ma prima di mandargli un invito mi piacerebbe sapere se è qualcuno che conosco. E trovandomi immersa in questo dubbio, ho capito che quest’ultima settimana in Rete è stata davvero un po’ troppo intensa per i miei gusti.

mercoledì 26 marzo 2008

Improbabile collega...

Io questa notte ho sognato di avere un nuovo collega: Hiro Nakamura, quello che in Heroes ha il potere di piegare lo spazio e il tempo.



Non so esattamente come Freud avrebbe potuto interpretare questo sogno... so solo che rispetto a tanta gente strana con cui ho lavorato nel corso della mia via, questa si preannunciava una situazione piuttosto divertente.

L'unico inconveniente è che, come al solito, la sveglia è suonata e al lavoro ci sono dovuta andare davvero.

Senza il mio nuovo (mancato) amico Hiro....

Le elezioni si avvicinano a grandi passi...

Per questo post devo ringraziare Daniela, che conoscendo la mia insana passione per Frankenstein Junior ha conservato per me questo ritaglio di giornale. Si tratta del numero di Internazionale del 22 febbraio 2008.







giovedì 13 marzo 2008

Evviva il cliente bastardo - seconda puntata

Esattamente un anno fa postavo un'amara annotazione sul solito cliente che ad un certo punto aveva deciso di non pagare. Al tempo ero solo rassegnata e arrabbiata. Ora le cose sono un po’ cambiate.
Evviva il cliente basardo

Questa è stata per me una giornata memorabile, perché proprio oggi sono stata dal mio avvocato per ritirare l'assegno che questo signore ha finalmente intestato alla mia persona, per saldare il suo debito con spese legali annesse. Alla fine non sono rientrata completamente delle spese sostenute, lo confesso. Ma la mia soddisfazione non ha confini.

Finalmente qualcosa è cambiato. Purtroppo ho la brutta abitudine di caricare le cose che mi succedono di eccessivi significati. Quindi ritirare questo assegno per me significa non solo incassare i miei soldi, ma anche che adesso mi sono ufficialmente stufata di farmi mettere i piedi in testa, e pare che questo possa avere anche dei buoni risultati. Incredibile, per me.

Sono contenta perché questo signore mi ha fatto passare 3 mesi di inferno, a stare dietro ai suoi progetti assurdi. Gli aneddoti sarebbero davvero infiniti. Ad esempio gli sembrava normale impiegare almeno 4 o 5 giorni per leggere o approvare una banale fase del progetto in corso. Però non capiva come produrre la fase successiva potesse richiedere più di 10 minuti.
Oppure non si capacitava del fatto che, pur avendo io presentato un preventivo ed avendo cominciato a lavorare anche senza alcuna firma ( “Abbiamo i tempi strettissimi, non perdiamo tempo”), dopo un mese abbondante avessi cominciato a reclamare questa benedetta firma. Che arrivò quindi molto in ritardo e con una frase del tipo “Non capisco, il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. Perché adesso ti attacchi a queste formalità?”
Senza contare l’improvviso precipitare della situazione. Eravamo nel bel mezzo della realizzazione del sito Internet della sua azienda. Fatte tutte le analisi e gli studi preliminari, definito l’albero di navigazione, scritti tutti i testi e presentata la creatività dell’Home Page, ero finalmente arrivata all’approvazione di tutte queste fasi. Mancava soltanto montare il sito e pubblicarlo. Il più era fatto e io vedevo la luce infondo al tunnel.
Fino a quando mi arriva una telefonata del suo socio, nonché fratello, che mi dice: “Io ho visto la grafica della Home. Carina. Ma tu hai già pensato a quante sezioni ci saranno nel sito?”
“Certo” gli rispondo io. “Ci ho pensato, ho presentato tutto quanto, ho scritto tutti i testi e ho presentato tutto a tuo fratello che mi ha dato l’ok su tutto quanto.” Ovviamente non ne sapeva nulla, quindi fermi tutti perché vuole anche lui visionare il tutto.
Telefonata successiva. “Guarda ho visto tutto, ci sono un sacco di modifiche da fare e nuove sezioni da aggiungere, nuovi form di contatto e quindi tutto da rivedere”
“Bene” gli dico “Fammi un elenco delle aggiunte, che ti mando un preventivo sui tempi e sui costi”
Silenzio.
“Ah no, ma noi siamo già in ritardo. E poi il prezzo mi sembrava già alto.”
Incominciamo bene, penso io.
Alla fine comunque chiamo chi si sta occupando della parte grafica e tecnica del sito e fermo tutto. Per l’ennesima volta. Mando un preventivo aggiornato e aspetto la bufera, che inesorabile e fastidiosa come un’invasione di cavallette arriva.
I gentili signori si erano offesi. Offesi di scoprire che se le dimensioni del sito si erano raddoppiate, il prezzo aumentava del 30%. Una serie infinita di recriminazioni ed accuse miste a finte lezioni di vita che culminano sul più bello sulla solita frase: “Ho un amico che il sito me lo può montare tutto quanto per pochissimo”
“Fallo fare a lui, non c’è problema.” gli dico “Mi paghi quello che è stato fatto fino ad ora, e poi fai montare tutto al tuo amico.”
Seguono una serie di no, ma, forse, chissà… Dopo di che sembra illuminato da un’idea che gli balena in mente e mi dice: “Noi l’anno scorso abbiamo fatto un sito con un’altra agenzia che ci ha fatto tutto quanto per meno della metà”
“Ah capisco. Perché non hai chiamato loro?”
“Bhè, cosa c’entra loro no. Hanno fatto un pessimo lavoro!”
Che a pensarci dopo, è davvero una risposta splendida, che si commenta da sola.
È chiaro che da qui non ci siamo mossi e che il signore in questione si sentì autorizzato a bloccare il lavoro senza pagare la parte finale, nonostante sia attualmente online con parte di quello che al tempo gli avevo presentato.

Oggi però ho in mano il suo assegnino. Che è di più rispetto a quello che mi avrebbe dovuto al tempo. Ci sono dentro anche le spese legali, anche se non proprio tutte, ma insomma…
E la cosa più divertente, è che mi viene in mente una frase che lui mi aveva detto quel pomeriggio, mentre io al limite dell’agitazione e dell’arrabbiatura, consumavo il pavimento di casa mia camminando avanti e indietro, mentre lui mi urlava al telefono che non volevo ascoltare le sue parole e farne tesoro, perché ero una persona che non accettava le critiche e che pensava solo ai soldi.
Ricordo di avergli risposto che ai soldi pensavo perché lavoro per vivere e non per piacere. E poi che di lezioni di vita da lui non ne avevo bisogno.

Domattina verso l’assegno. Ma nell’attesa mi sono fatta una bella scansione e sono incredibilmente tentata di incorniciarlo. Secondo me è qualcosa di cui mi devo sempre ricordare, nel bene e nel male.

giovedì 6 marzo 2008

Lo stagista

Ah le agenzie di pubblicità…
Che luoghi mitici, quale grande atmosfera si respira…

Da un mese a questa parte mi è stato assegnato uno stagista. Ora, questa potrebbe sembrare una questione di nessuna importanza, invece non è così. Apre almeno 3 questioni cruciali.

1. Se ho uno stagista, non sono più tanto giovane. Brava non so, però giovane no di sicuro. Non mi sembrava che fosse passato così tanto tempo da quando ero io che imparavo il mestiere elemosinando qualche dritta e cercando di dissimulare il fatto di non aver capito assolutamente nulla di quello che mi era stato chiesto di fare. Non mi sembrava davvero che fosse passato così tanto tempo…
Eppure ho uno stagista e questo tizio davvero è molto più imbranato di me. Allora ho capito una cosa importante: non bisognerebbe mai dire ho tot anni di esperienza, bisognerebbe piuttosto dire sono meno imbranato di tot anni. La differenza è sottile ma sostanziale.

2. Se ho uno stagista non sono più padrona di nulla. Non so se sono stata sfigata io (esiste anche questa possibilità) ma di sicuro non sono più padrona della mia scrivania, visto che mi hanno detto che uno stagista mi sarà di grande aiuto, ma siccome l’ufficio è piccolo mi devo stringere e fargli posto sul mio tavolo. Se si considera che non sono magra che ho un’altissima considerazione del mio spazio vitale, è presto detto come sono contenta. E poi non sono padrona del mio tempo, perché lui è sempre lì che aspetta di sapere cosa deve fare e il suo spirito di iniziativa è pari a zero. Non posso neanche fregarmene e lasciare che non faccia assolutamente nulla (cosa che alla fine non mi disturberebbe così tanto: se non fa nulla, non c’è nulla che io debba ricontrollare e far rifare) perché non è molto sveglio e se uno dei soci dell’agenzia arriva a chiedere “Cosa stai facendo?” lui non ha nessuna difficoltà a sfoderare un sorrisone intelligente dicendo “Nulla!” Bravo. Complimenti. Vai fiero di questa risposta?
Oltre al fatto che non sono più padrona di un filo di privacy, e dire che va così di moda. Qualcuno deve avergli detto che per imparare deve guardare tutto quello che faccio e seguirmi ovunque. Uffa, era un modo di dire. Lui sta seguendo alla lettera questa bella indicazione.
Così non posso fare nulla senza averlo appiccicato dietro. Se abbasso la voce per dire una cosa alla mia collega, me lo trovo tutto raccolto dietro di me che dice “Non sentivo bene cosa dicevi”. Se mi alzo per andare in bagno mi segue e poi rimane deluso quando si accorge che chiudo la porta. No, intendiamoci, non è che mi voglia seguire. Almeno quello. E’ solo che ci rimane male. E vorrei solo ricordare ancora una volta quanto per me sia importante lo spazio vitale. Sono noiosa, lo so, ma che ci posso fare….

3. Lascio per ultima la chicca migliore. Il ragazzo allieta il pomeriggio con performance olfattive davvero inattese. Fa le puzze.
Lo so, è incredibile. Però è vero e non mi era mai successo in nessun posto di lavoro. Abbiamo già detto che non sono più una ragazzina al primo impiego, quindi fatevi un’idea.
Insomma, non sto dicendo che ci sia stato un incidente in cui il fanciullo abbia perso il controllo. Sto dicendo che in modo sistematico e incontrollato (in ogni senso) il mio stagista ogni pomeriggio scoreggia. Ora, nel pomeriggio io raramente sono in agenzia, ma la voce mi è arrivata subito. E al primo pomeriggio passato in ufficio, mi è arrivata anche la puzza.
Che si deve fare in un caso del genere? No perché è facile da dire, ma a trovarsi lì l’imbarazzo è totale. Tra l’altro il ragazzo condivide l’ufficio con 3 ragazze: la sottoscritta e altre due colleghe. E si sa che le donne sono astute. La prima strategia è stata ironizzare. Appena partiva la bomba, ci si alzava, si spalancavano le finestre e si inneggiava alla primavera. Strategia fallita. Il ragazzo era del tutto noncurante.
Ok, non ci arrendiamo per così poco. Solo che la mossa successiva non è stata proprio una strategia, ma piuttosto una reazione incontrollata. E’ stato quando la mia collega ha deciso che la situazione aveva superato il limite sopportabile e gli ha chiesto, di punto in bianco, se avesse problemi intestinali e che colpa ne potessimo avere noi. Tra scambi di battute più o meno taglienti, il risultato è stato deludente: il ragazzo sostiene di non accorgersi di nulla e nega il problema. Attenzione: non nega di scoreggiare, nega che questo possa essere un problema.
Per quanto mi riguarda, sto ancora cercando di capire se c’è della creatività in questa sua presa di posizione. Intanto che ci penso, le finestre sono stabilmente aperte. Tanto ormai è marzo, la primavera è alle porte.

domenica 17 febbraio 2008

Si può fare!

Eccoci qua.
La campagna elettorale è ufficilamente iniziata.
I candidati erano già alle griglie di partenza ed ora sono partiti.
La noia per i dibattiti politici e la disillusione non si sono ancora totalmente impadroniti di me e riesco a mantere una certa curiosità per quello che succede e succederà.

Sarà deformazione professionale, non so, ma le prime cose che catturano la mia attenzione sono gli slogan.

Ed ecco che parte il pullman di Veltroni e del Partito Democratico.
Slogan: "SI PUO' FARE"




A me ricorda qualcosa... E a voi?

lunedì 4 febbraio 2008

Evviva il Moige!

A volte non ci si rende conto. A volte si rimandano le cose migliori, quelle che ti possono dare più gioia, solo perchè si è troppo occupati in questioni di nessuna importanza. Ed è così che un giorno all'improvviso ti accorgi di tutto quello che ti sei perso...

Così eccomi qua. Ho rimandato per troppo tempo di visitare con particolare attenzione il sito del Moige. Sarò molto sincera. Sul Movimento Italiano Genitori penso le peggiori cose possibili. Così l'ho detto e su questo sono a posto.

Ma sul loro sito ci sono davvero delle chicche da collezione, che mi riprometto di postare prontamente nei prossimi giorni.

Per adesso, giusto per scaldarci un po', vi segnalo questa campagna: "PROMUOVI LA FAMIGLIA. FIRMA A FAVORE DEL QUOZIENTE FAMILIARE".
Aspetto solo di poter firmare a favore del Quoziente Intellettivo. Che non sarebbe mica male.

domenica 3 febbraio 2008

In punta di fioretto

Rosanna: "Io le filastrocche le trovo liberatorie."
Luca: "Io le bestemmie."

venerdì 1 febbraio 2008

Pino dei Palazzi

Pino dei Palazzi era già il mio mito, con questa sua performance mi ha conquistato.
Sì perchè io di nome faccio Rosanna.
E provate a pensare ad una bambina che si chiama Rosanna e che viene portata a messa ogni domenica.
Intorno ai 5 anni mi sono convinta che quando in chiesa tutti cantavano "Osanna", stessero in realtà dicendo il mio nome.
Vabbè, non pensavo proprio il mio, ma mi dicevo che chissà, magari qualche Santa che si chiamava come me o qualcosa di simile.
Vedo con piacere che Pino dei Palazzi è arrivato alla mia stessa conclusione.


All'ufficio postale

Cliente: "Buona sera, io vorrei fare una Carta Poste Pay"
Impiegata: "Ok, ho bisogno dei suoi documenti e del codice fiscale."
Cliente: "Il codice fiscale va bene se lo so a memoria?"
Impiegata: "No, devo fare la fotocopia della tessera."
Cliente: "Ah, non ce l'ho. Si è rotta nel '79."

Io pensavo di avere dei tempi lunghi...

Bramante 00

Lui: "Oggi tornando a casa sono entrato per caso in una chiesa del centro... bellissima, con uno splendido pulpito del Bramante.."

Lei: "Ah bene. Ma Bramante cos'è? Una farina?"

Nota a margine. Ma perchè un pulpito dovrebbe essere fatto di farina?


--- Nota aggiunta il 18 luglio 2008----

Figlio di Lei: "Vabbè ma alla fine sei sicura che la farina Bramante non esista? Magari c'è... del resto c'è lo zafferano leprotto!"

lunedì 28 gennaio 2008

La banalità del bene

Si è appena conclusa la Giornata della Memoria e faccio la mia microscopica parte, invitando tutti coloro ne avessero voglia a leggere un bellissimo libro intitolato "La banalità del bene", scritto da Enrico Deaglio e pubblicato da Feltrinelli.

Odio raccontare le trame dei libri, quindi leggetelo. Mi limito a dire che si tratta della storia di Giorgio Perlasca, un imprenditore padovano che, senza mai sentirsi un eroe, riuscì a salvare molti ebrei dalla loro imminente deportazione.
A distanza di molti anni (l'ho letto diciassettenne dietro saggio consiglio del mio professore di storia e filosofia ed è passato un bel po' di tempo da allora...) la riflessione che mi sembra sempre molto interessante è proprio nel titolo.

"La banalità del bene"è un esplicito riferimento ad un libro che Hanna Arendt pubblica nel 1963, intitolato "La banalità del male".
Facciamo un piccolo passo indietro.
Hanna Arendt è una delle poche figure femminili della filosofia e della politica del novecento. Di origini ebraiche, cresce e studia alla cattedra di Martin Heidegger, di cui diventa anche l'amante pur senza rinunciare ad un'aspra critica nei confronti del filosofo, quando questi si schiera a favore del nazismo.
Hanna Arendt lascerà la Germania e anche l'Europa, per riparare come molti altri intellettuali negli Stati Uniti.
Nel 1961 si reca a Gerusalemme per assistere al processo contro il gerarca nazista Eichmann. "La banalità del male" è lo scritto che raccoglie i resoconti giornalistici del processo, nonchè le riflessioni politiche e filosofiche della Arendt.
Ed un concetto aggiacciante: Eichmann, come molti altri gerarchi, non ebbe mai la reale percezione del male che stava compiendo. Eseguiva degli ordini, tutto qua. In un'assurda e inspiegabile sospensione del libero arbitrio, si limitava ad obbedire, trovando tutto sommato molto banale ogni sua azione, perchè la semplice risposta ad un ordine che gli era stato impartito.

E' proprio con la stessa naturalezza che si comporta, in modo opposto, Giorgio Perlasca. Sul finire del romanzo Enrico Deaglio, che ha raccolto dallo stesso Perlasca la sua storia, gli domanda se abbia mai avuto la consapevolezza di essere stato un eroe, di aver salvato molte vite umane. Ma Giorgio Perlasca ritiene che la sua condotta sia stata, dopo tutto, molto banale. Afferma che chiunque altro al suo posto si sarebbe comportato come lui.
Ovviamente tutti noi sappiamo che non è vero.
E' questo che Deaglio sembra voler sottolineare. Che esistono persone che coltivano una profonda etica, che non si compiacciono della loro bontà. Che non si preoccupano di guardarsi allo specchio, ma che agiscono.

Giorgio Perlasca, forse senza saperlo, rappresenta il migliore esempio di imperativo categorico kantiano: l'azione morale è quella che l'uomo compie pensando che questo è ciò che qualsiasi altro uomo al suo posto dovrebbe fare. Come se rispondesse ad un imperativo categorico, appunto, ad un ordine etico a cui non si può mai rispondere di no.

sabato 12 gennaio 2008

Napoli's Garbage

Io adoro Ebay. Questa è una premessa doverosa.
In questi giorni di eco-delirio in quel di Napoli, sono comparsi alcuni annunci per vendere, devo dire con una certa professionalità, l'immondizia accumulata.
Chi è che diceva che per uscire dalla crisi bisogna inventarsi un lavoro?
Posto gli annunci perchè sono veramente pregevoli e vorrei stringere la mano a questi signori.

1. Immondizia originale di Napoli e provincia.
IMMONDIZIA ORIGINALE DI NAPOLI E PROVINCIA.
SOLO LA NOSTRA E' DI QUALITA', STAGIONATA E NON RICICLATA.
ACQUISTA L'ORIGINALE!!!!!
ANCHE IN CONFEZIONE REGALO.
FAI UN REGALO ALLA PERSONA CHE TI HA LASCIATO, CHE TI HA FATTO QUALCHE SGARRO O UTILIZZALA COME SCHERZO........
SARA' RECAPITATA IN UNA BELLISSIMA CONFEZIONE REGALO PERSONALIZZATA...


2. Immondizia per fare Business _ Monnezza 2008
NON PERDERE LA TUA OCCASIONE,IMMONDIZIA UN PO' STANTIA MA DI BUON LIVELLO E MANIFATTURA, SICURO BUON AFFARE, IN QUANTO HA PASSATO IL FINE D'ANNO 2007 SENZA BRUCIATURE E HA INIZIATO L'ANNO 2008 ALLA GRANDE, DAI SU NON PERDERE LA TUA OCCASIONE.
P.S. SI RICAVA ENERGIA C'E' SOLO UN PROBLEMA DICE CHE PRODUCE DIOSSINA MA CMQ ANCHE QUELLO A QUALCHE COSA SERVIRA'...

3. Immondizia campana DOC varie metrature, affarone entra-acquistate con la massima fiducia... siamo Power Seller.
IMMONDIZIA CAMPANA DOC DI OLTRE 30 GIORNI OFFRIAMO VARIE TIPOLOGIE E METRATURE. ANDIAMO DA QUELLA DELLE STRADE FINO AD OFFRIRVI QUELLA FUORI ALLE SCUOLE ELEMENTARI.
SIAMO POWER SELLER DI EBAY SINONIMO DI GARANZIA E PROFESSIONALITA'..OLTRE 1000 TRANSAZIONI ANDATE A BUON FINE CON LA SODDISFAZIONE DEI NOSTRI CLIENTI.
SE ACQUISTI PIU' IMMONDIZIA PAGHI SEMPRE UNA SOLA SPEDIZIONE........
RINGRAZIAMENTI VANNO SENZA DUBBIO A QUANTI COLORO DA QUESTA TRAGEDIA HANNO TRATTO PROFITTO ECONOMICO...AI NOSTRI POLITICI DA SEMPRE ATTENTI A QUESTE TEMATICHE ED AI REALI PROBLEMI DELLA GENTE.
GRAZIE ANCORA DA PARTE NOSTRI FIGLI CHE RESPIRANO QUESTA ARIA,CHE VANNO A SCUOLA TRA ALI DI IMMONDIZIA....GRAZIE DAVVERO...
LE PROSSIME ELEZIONI NON ESITEREMO A CONFERMARVI!!!!

4. Immondizia - monnezza napoletana - Napoli's garbageThe only ones to send monnezza/garbage worldwide...
Vero sacchetto di monnezza Napoletana!!!
Per risolvere il problema immondizia a Napoli compra anche tu un sacchetto di O.G.M.(Original & Genuine Monnezz') Napoletana.Diffida delle imitazioni solo questa è vera immondizia napoletana, prodotta ed assemblata da appositi e specializzati operatori del settore, direttamente in città. Ogni pacchetto viene creato con vena artistica puramente casuale, ma dentro ogni busta puoi trovare: cartoni di vera pizza napoletana D.O.C., pose di caffè, semi e bucce di frutta, buste del latte, lattine di fagioli o ceci o altri legumi, scatolette di tonno, avanzi di pasta, fazzoletti, bottiglie di plastica, giornali e se sei fortunato anche qualche preservativo! Natale è appena passato ma resta sempre e comunque una grande idea regalo, per compleanni, onomastici, lauree o anche solo per portare quella imprevedibile allegria alle feste. Distinguiti dalla massa, compra O.G.M. Napoletana. Potresti essere il primo o uno dei pochi detentori di questi sacchetti che sono in edizione limitata!Affrettati allora e compra la tua monnezza!!!A tua discrezione potrai anche scegliere la tipologia di sacchetto. Ne abbiamo: neri piccoli, neri grandi e gialli medi. Fai la tua offerta e scegli il tuo sacchetto!!!
Buona asta a tutti e che vinca il migliore...

E adesso, qualche immagine che ci riscalda il cuore e ci illustra magnificamente la merce in vendita!





Bere, frizzare, digerire.

No, non è una battuta. E' scritto sulla confezione da 6 bottiglie dell'acqua San Benedetto. Ovviamente frizzante.
Che strano... adesso mi sfugge la parola che starebbe a pennello al posto di "frizzare"...
Che fosse "ruttare"?

Va bene, che sarà mai. Del resto cosa c'è di meglio di quei sani ruttini liberatori che ci insegnano a fare quando siamo tanto piccoli e tanto carini?
Propongo che sulle nuove confezioni sia scritto "Rutto libero". Perchè alla fine io sono per una comunicazione diretta, immediata ed efficace.

domenica 6 gennaio 2008

Ma devo proprio smontare tutto?

Il detto recita che l'Epifania tutte le feste si porta via.
Ma dopo il delirio fatto per addobbare casa, albero, annessi e connessi... adesso devo veramente inscatolare tutto di nuovo?!?
Va bene, allora questa mattina mi sono armata di macchina fotografica e ho immortalato alcune chicche presenti sul mio albero.




mercoledì 2 gennaio 2008

questa sì che è vita...

Se il lavoro nobilita l'uomo, le vacanze? Due settimane a casa per le feste di Natale e la vita cambia.
Tralasciamo i primi giorni di panico totale, fino all'impacchettamento, la distribuzione e la consegna di tutti i regali. Dal 26 in poi, inizia la pacchia.
Che poi io mi accontento di molto poco: trascorro le mie giornate a dormire, mangiare, navigare su Internet e guardare tutta la prima serie di Heroes.
La necessità di prendere ritmi di vita differenti al momento onestamente mi sfugge.

lunedì 17 dicembre 2007

Chi è Pris?

Apro una piccola parentesi, per spiegare la mia citazione al mondo della fantascienza.


Pris è il personaggio del film di Ridley Scott “Blade Runner”, tratto dal famoso libro di Philip K. Dick “Androids Dream of Electric Sheep?”
(in Italia, a seconda delle edizioni, diventa “Cacciatore di Androidi” oppure “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”).



Lo conoscete?
Tutta la trama si gioca sullo scontro di due personaggi chiave: il poliziotto Deckard (nel film Harrison Ford) e il replicante Roy Batty (nel film Rutger Hauer). A Deckard viene assegnata un’importante missione: eliminare i replicanti della serie Nexus 6.
Non sono come tutti gli altri androidi. Chi li ha progettati, infatti, li ha resi quasi identici agli esseri umani, confezionando per ognuno di loro anche ricordi e personalità.
Neanche i replicanti sanno di essere tali. E quando lo scoprono, trovano anche una bella sorpresa: per evitare che la loro capacità di provare emozioni potesse rivelarsi un problema, ad ognuno di loro è stato posto un termine di vita di 4 anni.
I replicanti Nexus 6 quindi si uniscono e, sotto la guida del glaciale Roy Batty, fuggono a Los Angeles dove sperano di poter forzare il dispositivo di controllo e conquistare il loro diritto a vivere.

E Pris? Pris è la ragazza di Roy Batty. Bella e complicata. Affascinante e sfuggente.
Sua è la frase con cui cerca di spiegare che assegnare etichette non è poi così facile: “Io penso Sebastian, quindi sono.”
Da Cartesio ad un mondo cyperpunk. Ecco quello che mi piace della fantascienza: ogni domanda, ogni questione che ha impegnato secoli e secoli di filosofi e pensatori, può cambiare scenario e diventare improvvisamente nuova.

Allora mi sembrava che fosse un bel nome per il mio blog. Alla fine, si dicono sempre le stesse cose. Però può succedere di riuscire a dirle in modo diverso. E potrebbe persino essere utile o interessante.

domenica 16 dicembre 2007

Questione di punti di vista




Quando si dice trovare nuove strade per il dialogo ...

Fotografato nel centro di Milano, sulle recinzione dei lavori per la metropolitana.


“Come ti sentiresti con l’erba in bocca?”

Con un sacco di roba verde tra i denti, come nel peggiore dei miei incubi.

(Spot Tv AZ Complete alle Erbe)

Lista numero 1: Le cose che mi piacerebbe fare

1. Vincere un milione di euro da Gerry Scotti (e preparare relativa lista di cose da comprare con tutti questi soldi);
2. Trasferirmi definitivamente a Cesenatico;
3. Fare un viaggio a New York che duri possibilmente qualche mese;
4. Aprire una libreria di fantascienza e cercare di non chiuderla nel giro di un anno;
5. Saper suonare il pianoforte coordinando la mano destra con quella sinistra (non ho grandi pretese, tutto sommato!);
6. Essere intervistata da Gigi Marzullo;
7. Ricordarmi una buona volta come si fa ad andare in bicicletta;
8. Prendere un gatto.

Mille liste, una pervesione

Pare che fare liste sia la nuova moda del momento.


E allora vuol dire che io ho sempre preceduto i tempi, perché da sempre passo la maggior parte della mia vita a stilare liste.
All’università potevo dire di aver iniziato davvero a preparare un esame solo dopo aver preso un foglio e deciso come suddividere tutti i libri da studiare: ogni giorno, un tot di pagine di ogni libro, più giorni dedicati a schemi e riassunti e ripasso generale …
Una volta terminato il mio bel programmino inutile, avevo perso talmente tanto tempo, che una giornata era andata e la lista era già da rifare.
Da qui in poi ho preparato: liste per le cose da fare prima di partire per ogni vacanza, lista dei regali di natale (con relativo archivio dei regali fatti), lista delle cose che vorrei comprare avendo abbastanza soldi a disposizione, lista delle persone da invitare al compleanno, lista delle cose da mettere in ordine, lista delle telefonate da fare e via dicendo.
La lista della spesa, invece, di solito la lascio a casa.

giovedì 28 giugno 2007

Web 2.0

Non si parla d'altro e come spesso accade, anche a sproposito.
Così aumentano i clienti che chiedono un nuovo progetto "ma mi raccomando, che abbia dentro del web 2.0!"

Tutti dicono di sì ed annuiscono con una determinazione che mi incute un po' di timore, poi in macchina, di rientro dalla riunione, mi chiedono: "ma esattamente... che cos'è?"
Molto bene.

Alla fine mi ritrovo a leggere, studiare, documentarmi, raccogliere dati.
Poi un pensiero mi attraversa la mente e vado a ripescare un progetto scritto due anni e mezzo fa, tra l'altro per lo stesso cliente. C'era dentro una community che diventava già una specie di social network, una bacheca che assomigliava ad un photosharing, aree private che ricordano my space ed una navigazione tridimensionale che adesso farebbe dire a chiunque "ma c'è già Second Life!"
Ma allora? Eravamo dei geni quando in un brain storming delirante abbiamo prodotto questo progetto?

Forse no. Forse è un po' la stessa storia della guerrilla marketing, che è una gran bella rivoluzione, ma alla fine i volantini sono venuti giù dal cielo parecchi decenni fa, per la prima volta.

La morale? Quello che è rivoluzionario non è mai uno strumento, ma piuttosto una prospettiva di pensiero. Per quanto mi riguarda, il web 2.0 è fatto da qualcuno che non sta davanti al computer a cercare un'informazione e poi a leggerla. E' un salto in avanti del pensiero.
E come tutte le rivoluzioni, quindi, ci ritroviamo a raccontarle quando sono già accadute da un pezzo, anche se magari non ce ne siamo accorti subito.

La cosa bella, è che comunque ne siamo stati protagonisti.

lunedì 14 maggio 2007

Essere Ugly

Ok, il nuovo Ugly Betty non l'ho ancora visto e nutro una certa antipatia per quelli che commentano prima di conoscere.
Ma la mia è una considerazione di contorno, o forse neanche tanto, non lo so...
Insomma, la storia gravita intorno ai tentativi, per lo più goffi, che una giovane donna intelligente ma brutta compie per affrancarsi dalla considerazione che tutti hanno di lei: quella del brutto anatroccolo. Fin qui ci siamo, non incredibilmente originale, ma contiamo tutti su una buona dose di ironia. (Che per definizione sempre si abbina al non essere molto carine...)

Però mi è venuta la curiosità di vedere chi è l'attrice, immaginando che non fosse proprio un brutto anatroccolo..
Bene. Questa è America Ferrera nei panni di Betty Suarez, protagonista della sitcom:

Questa è invece l'attrice che posa per i fotografi con una maglietta che richiama il telefilm, come una vera ragazza della porta accanto:


E per finire, questa è una foto in cui l'attrice è protagonista di un vero ritratto fotografico molto patinato:

Se questo è un brutto anatroccolo, vorrei esserlo anch'io.

Che te lo Dico a fare....

Se quella di ieri è stata la giornata del "Family Day", oggi è davvero il "The Day After". Ognuno dice la sua e si accapiglia scagliandosi contro qualcuno e rendendosi paladino di qualcunaltro.

Però.

Onestamente.

Confesso che mi annoio mortalmente. Io che amo appassionarmi per la politica. Io che non sono certo per il "qualunquismo" del tipo "ma sì, tanto è tutto uguale, tutta una questione politica" (in questi casi, stranamente bisogna leggere "politca" con "merda" o con un sinonimo, ugualmente disgustoso).
Però mi annoio.
A me non frega nulla di quello che altre persone decidono per la loro vita.
Trovo incredibile che qualcuno non abbia di meglio da fare che occuparsi della mia.
Anzi. Forse non mi sposo perchè al mio matrimonio inevitabilmente qualcuno dovrebbe farsi i fatti miei.

E' possibile che gli altri non provino la stessa noia?
Non si accorge nessuno che ci sono cose più interessanti ed importanti?

martedì 27 marzo 2007

Signor sindaco Letizia Moratti,

non desidero certo insegnarle il mestiere, ma vorrei raccontarle un paio di cose sulla città che dovrebbe “governare”.

La prima cosa è che a Milano la gente verso le 8 di sera cerca di tornare a casa dal lavoro. Alcuni usano la macchina. Ha mai notato il traffico a quell’ora? Insomma, lo si può intuire. Corso Buenos Aires è una delle arterie della città e non solo viene percorsa, ma soprattutto attraversata.
Ecco perché non è particolarmente furbo, alle 8 di sera, bloccare la città da Porta Venezia a Piazzale Loreto. Personalmente ci ho messo un’ora e mezza per superare il blocco del traffico, ma immagino che le istanze personali non siano significative.
Però ha mai pensato al perché, in genere, le manifestazioni si fanno nel week end e si prediligono le strade già normalmente chiuse al traffico? Non so, magari le signore ingioiellate che ho visto passare con i loro cartelli, sarebbero state più contente di sfilare, ops manifestare, in Corso Vittorio Emanuele.

L’altra cosa è che manifestare è un diritto sacrosanto, ci mancherebbe altro.
Però la invito a riflettere sul fatto che la sicurezza non è semplicemente figlia del presidio delle forze dell’ordine. Soprattutto è figlia di servizi e di strutture efficienti.
Se Milano cominciasse ad essere una città all’altezza delle sue potenzialità, se sapesse essere accogliente e solidale, se esistessero infrastrutture e soluzioni su misura delle esigenze dei singoli e della collettività, se fosse in grado di offrire luoghi di incontro per i cittadini dagli 0 ai 100 anni, se le aspettative sulla qualità di vita e di relazione fossero migliori, allora forse (ma dico forse) qualcosa in più si potrebbe ottenere.

Se vuole, mettiamo più polizia.
Ma non è che mi sentirei più sicura così. E lei?

Keroro Corona

Diciamocelo: Keroro è la migliore rana extraterrestre che la televisione ci abbia mai regalato.
E bisogna anche ammettere che Keroro è sempre sul pezzo.
Oggi ho avuto la fortuna di vedere una puntata che è pura attualità.
La puntata inizia con Keroro che non sopporta più di ascoltare gli sproloqui di Natsumi (la ragazzina terrestre di cui è “ospite”) nei confronti di un fantomatico cagnolino che desidererebbe tanto avere.. Così per non saper né leggere né scrivere, si vendica e la trasforma direttamente in un cane. E fin qua, è solo una rana con il senso dell’umorismo.

Ed ecco il tocco di genio: attraverso un’astuta strategia, Keroro fa in modo che Natsumi-cane sia accolta in casa dal ragazzo di cui lei è da sempre innamorata, per scattarle poi fotografie equivoche e compromettenti. Eh sì, perché in realtà Keroro ha la facoltà di vederla nelle sue sembianze umane e quindi la può ritrarre mentre si fa coccolare dall’amichetto come solo un cucciolo potrebbe fare e come invece una simpatica fanciulla sarebbe opportuno non facesse.

Ma allora Keroro è forse il guru di Corona?
Ma non è che adesso Woodcock fa intercettare anche lui?

lunedì 26 marzo 2007

Pubblicità Vigorsol

Una volta le gomme da masticare rinfrescavano l’alito.
Adesso producono flatulenze da brivido.
Che ci sia un messaggio subliminale, tipo che ormai abbiamo tutti la faccia come il culo?

Moratti e l’ombrello

Presidente, la prego, non si curi di loro.
Se qualcuno ha il diritto di fare il gesto dell’ombrello è lei, e solo lei.

Parafrasando De Gregori “non è mica da questi particolari che si giudica… un presidente”.
Io aggiungerei anche, un signore.

Ma perché, secondo lei, la gente confonde “signore” con “pirla”?
Lei, Presidente, è un signore. Mica un pirla.

Evviva il cliente bastardo!

L’ennesimo cliente che si crede furbo.
Richiede un lavoro, lo annulla quando è già stato realizzato, poi però lo usa lo stesso.
E si rifiuta di pagarlo, ma soprattutto mi dice:
non sei professionale! Devi guardare avanti, archiviare questa esperienza considerandomi semplicemente uno stronzo e lavorare su nuovi progetti. Se perdi tempo a richiedere pagamenti arretrati vuol dire che non sei un professionista e non hai da lavorare!

Congratulazioni.
Questa sì che la archivio perché è davvero pregevole.

Cecchi Paone forever

Omosessuali di tutto il mondo unitevi.
Avete già i vostri problemi. Perché adesso anche lui?
I tempi in cui viviamo stanno temprando la vostra capacità di sopportazione, lo so.
Portate pazienza.

venerdì 23 marzo 2007

Giorgino mio!

Lunedì 19 marzo 2007 – Ore 15.30 (più o meno)
TG1 Edizione Straordinaria per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.

Giorgino è in diretta telefonica con Gino Strada.
“Dove si trova ora Mastrogiacomo?” chiede.
Gino Strada risponde “a pochi metri da me”.

Wow. Scoop, penso io.
Zapping veloce: gli altri si barcamenano con inviati ed agenzie stampa.
Torno sul TG1.

Giorgino, con grande rispetto e prudenza, chiede se sia possibile parlare con Matrogiacomo, anche soltanto per portargli i saluti e la gioia degli italiani.
Gino Strada risponde: “Ci provo…”

Ultra wow. Mega Scoop!
Caspita, penso io, Giorgino ha fatto il colpaccio. Il primo in assoluto ad avere l’ex-ostaggio in diretta telefonica e neanche mezz’ora dalla sua liberazione!
Ma è un attimo.
Appaiono sul monitor di Giorgino le immagini della conferenza stampa di Prodi.
“Grazie Strada, siamo in collegamento con il Presidente del Consiglio per la dichiarazione ufficiale …”

Giorgino, ma sei impazzito?
Fede ti avrebbe mangiato vivo…

Vallette & Manette

Ma chi è il titolista di Studio Aperto?
Lo vorrei conoscere, davvero.