A me i giardini verticali sembrano una presa in giro, neanche tanto velata.
In un giardino tradizionale io ci passeggio, ci passo del tempo se ne ho voglia. In un giardino verticale cosa faccio con esattezza? Me lo devo scalare?
lunedì 6 luglio 2009
giovedì 25 giugno 2009
Divento fan?
Perdendo tempo su Facebook, comincio a navigare in modo confuso e mi ritrovo sulla pagina dedicata a Gaston Bachelard. Qui leggo: "Gaston Bachelard ha modificato i suoi campi Informazioni personali, Interessi Personali e Data di nascita".
Eh dai, ha fatto bene. Me lo vedo con la sua lunga barba bianca scrivere nel campo anno di nascita "1884".
Eh dai, ha fatto bene. Me lo vedo con la sua lunga barba bianca scrivere nel campo anno di nascita "1884".
lunedì 15 giugno 2009
La sfiga
Non credo alla sfiga.
Per continuare a farlo, però, ritengo che la sfiga si dovrebbe mimetizzare meglio.
Per continuare a farlo, però, ritengo che la sfiga si dovrebbe mimetizzare meglio.
venerdì 27 febbraio 2009
Va ora in onda...
Io lo avevo detto che i mesi di buio invernarle non mi avrebbero fatto bene. Infatti sono entrata in un lungo letargo dal quale solo adesso sembro riuscire ad emergere.
Non mi sono fatta mancare niente: crisi esistenziali, brevi (e poco organizzate) euforie, grandi delusioni e speranze decisamente idiote. Compresa una bella influenza, che non ha giovato per nulla all'umore generale.
Bene, solo adesso mi rendo conto che la soluzione era sotto i miei occhi e non me ne sono mai accorta: se solo io vivessi in un telefilm o in una sit com, sarebbe tutto diverso. Non una roba di quelle italiane, che non per fare l'esterofila, ma fanno veramente pietà.
No, starei volentieri sul classico: tipo i Robinson, Casa Keaton, La Famiglia Bradford... non posso citarli tutti, perchè se no entro in un loop da cui non uscirei viva.
Gli ingredienti però sono importanti.
Primo elemento, la sigla. E' fondamentale avere una musica orecchiabile, di quelle coinvolgenti che ti fanno sentire di buon umore soltanto a sentirle e ti mettono addosso anche un filo di tristezza, sottile... tipo "peccato non essere lì".
E su questa base, scorreranno i miei migliori primi piani con un meraviglioso effetto flou che avvolgerà il tutto di grande poesia. Un sorriso di qua, uno sguardo sognante di là, un momento di allegria con gli amici...
Secondo elemento, i personaggi. A parte me, ovviamente, ci saranno i miei amici, i miei familiari, i miei colleghi e i miei vicini di casa. Adesso effettivamente vengono realizzate sit com leggermente più caustiche di una volta, ma in ogni caso il cattivo non esiste. Al massimo c'è il sarcastico, oppure l'antipatico o al limite lo scemo. Sono certezze che fanno la differenza.
Terzo elemento, l'intreccio. E' la questione più importante, perchè ogni storia si sviluppa con una scansione ben precisa. I personaggi si innamorano, si lasciano, si sposano, fanno figli e chi più ne ha più ne metta, ma di certo ogni problema si risolve nell'arco di una puntata. In situazioni particolarmente drammatiche, in due.
E la puntata varia da un minimo di 20 minuti (sit com vere e proprie) ad un massimo di un'oretta (telefilm o serie in generale).
Questo significa che uno non si trascina i problemi per mesi e mesi, non si ritrova a dover prendere decisioni assurde senza sapere dove sbattere la testa.
E allora anche adesso mi viene da chiedermi: quando arriva questa benedetta sigla di chiusura? Quando mi si presenta il personaggio saggio che mi dice quelle tre banalità terribili che invece di farmi cadere le braccia mi fanno luccicare gli occhi e mi permettono di capire che la soluzione l'ho sempre saputa e soltanto avevo bisogno di capirlo?
Ho il timore che sia una di quelle volte in cui la serie si chiude con un grande interrogrativo e bisogna aspettare che trasmettano la serie successiva per scoprire come va a finire. Mi metto comoda.
Non mi sono fatta mancare niente: crisi esistenziali, brevi (e poco organizzate) euforie, grandi delusioni e speranze decisamente idiote. Compresa una bella influenza, che non ha giovato per nulla all'umore generale.
Bene, solo adesso mi rendo conto che la soluzione era sotto i miei occhi e non me ne sono mai accorta: se solo io vivessi in un telefilm o in una sit com, sarebbe tutto diverso. Non una roba di quelle italiane, che non per fare l'esterofila, ma fanno veramente pietà.
No, starei volentieri sul classico: tipo i Robinson, Casa Keaton, La Famiglia Bradford... non posso citarli tutti, perchè se no entro in un loop da cui non uscirei viva.
Gli ingredienti però sono importanti.
Primo elemento, la sigla. E' fondamentale avere una musica orecchiabile, di quelle coinvolgenti che ti fanno sentire di buon umore soltanto a sentirle e ti mettono addosso anche un filo di tristezza, sottile... tipo "peccato non essere lì".
E su questa base, scorreranno i miei migliori primi piani con un meraviglioso effetto flou che avvolgerà il tutto di grande poesia. Un sorriso di qua, uno sguardo sognante di là, un momento di allegria con gli amici...
Secondo elemento, i personaggi. A parte me, ovviamente, ci saranno i miei amici, i miei familiari, i miei colleghi e i miei vicini di casa. Adesso effettivamente vengono realizzate sit com leggermente più caustiche di una volta, ma in ogni caso il cattivo non esiste. Al massimo c'è il sarcastico, oppure l'antipatico o al limite lo scemo. Sono certezze che fanno la differenza.
Terzo elemento, l'intreccio. E' la questione più importante, perchè ogni storia si sviluppa con una scansione ben precisa. I personaggi si innamorano, si lasciano, si sposano, fanno figli e chi più ne ha più ne metta, ma di certo ogni problema si risolve nell'arco di una puntata. In situazioni particolarmente drammatiche, in due.
E la puntata varia da un minimo di 20 minuti (sit com vere e proprie) ad un massimo di un'oretta (telefilm o serie in generale).
Questo significa che uno non si trascina i problemi per mesi e mesi, non si ritrova a dover prendere decisioni assurde senza sapere dove sbattere la testa.
E allora anche adesso mi viene da chiedermi: quando arriva questa benedetta sigla di chiusura? Quando mi si presenta il personaggio saggio che mi dice quelle tre banalità terribili che invece di farmi cadere le braccia mi fanno luccicare gli occhi e mi permettono di capire che la soluzione l'ho sempre saputa e soltanto avevo bisogno di capirlo?
Ho il timore che sia una di quelle volte in cui la serie si chiude con un grande interrogrativo e bisogna aspettare che trasmettano la serie successiva per scoprire come va a finire. Mi metto comoda.
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giovedì 16 ottobre 2008
E luce (non) fu
Manca poco e io mi aggrappo come posso agli ultimi brandelli di luce che mi vengono concessi...
E' vero, sono melodrammatica, ma odio il ritorno dall'ora legale a quella solare.
L'ora legare è una genialata, non mi capacito del fatto che lo sia soltanto per alcuni mesi all'anno.
L'ora solare durante l'inverno non consente di risparmiare energia elettrica. Viene buio prima e non conosco persone solite andare a dormire verso le 6 di sera e neanche gente abituata a riunire la famiglia davanti al camino raccontando storie e leggende ai bambini di casa. Sarò io che vivo fuori dal mondo forse...
Ah già. Qualcuno sostiene che grazie al ritorno all'ora solare sia possibile godere di più luce al mattino.
Ma chi se ne frega della luce al mattino? Tanto mi sveglio perchè suona un aggeggio fastidioso, mica perchè c'è luce. E poi, luce o non luce, sono in ogni caso arrabbiata per il solo fatto di essere uscita dal letto, soprattutto perchè mi devo separare dalla mia trapunta e ricordare di quanto il riscaldamento di casa mia faccia schifo.
Quindi, considerato che la mattinata comincia in ogni caso male, non si potrebbe almeno salvaguardare l'umore del pomeriggio?
Intanto mi godo gli ultimi pomeriggi di luce. Poi saranno affari di quei poveracci che lavorano con me e che dovranno sopportare ogni santo giorno le mie lamentele.
E' vero, sono melodrammatica, ma odio il ritorno dall'ora legale a quella solare.
L'ora legare è una genialata, non mi capacito del fatto che lo sia soltanto per alcuni mesi all'anno.
L'ora solare durante l'inverno non consente di risparmiare energia elettrica. Viene buio prima e non conosco persone solite andare a dormire verso le 6 di sera e neanche gente abituata a riunire la famiglia davanti al camino raccontando storie e leggende ai bambini di casa. Sarò io che vivo fuori dal mondo forse...
Ah già. Qualcuno sostiene che grazie al ritorno all'ora solare sia possibile godere di più luce al mattino.
Ma chi se ne frega della luce al mattino? Tanto mi sveglio perchè suona un aggeggio fastidioso, mica perchè c'è luce. E poi, luce o non luce, sono in ogni caso arrabbiata per il solo fatto di essere uscita dal letto, soprattutto perchè mi devo separare dalla mia trapunta e ricordare di quanto il riscaldamento di casa mia faccia schifo.
Quindi, considerato che la mattinata comincia in ogni caso male, non si potrebbe almeno salvaguardare l'umore del pomeriggio?
Intanto mi godo gli ultimi pomeriggi di luce. Poi saranno affari di quei poveracci che lavorano con me e che dovranno sopportare ogni santo giorno le mie lamentele.
martedì 9 settembre 2008
eBay, versione Beta in arrivo
Ebay prova a rassicurarmi e scrive così, in cima alla pagina del mio eBay...
"Stiamo tentando di rendere Il mio eBay più facile da usare."
Apprezzo il tentativo, ma non il risultato.
"Stiamo tentando di rendere Il mio eBay più facile da usare."
Apprezzo il tentativo, ma non il risultato.
domenica 7 settembre 2008
Farsi riconoscere, sempre e comunque
Fare acquisti online è divertente, facile e comodo.
Ogni tanto, fa leggermente innervosire....
"Please expect delays for international shipments.. especially if you live in Italy!"
NdR: solo l'Italia è segnalata. Nessun altro paese del mondo.
Ogni tanto, fa leggermente innervosire....
"Please expect delays for international shipments.. especially if you live in Italy!"
NdR: solo l'Italia è segnalata. Nessun altro paese del mondo.
mercoledì 13 agosto 2008
Come procedono le vacanze?
Ieri, lunedì 11 agosto 2008.
Ore 17.30
Sistemo i cuscini sul divano, mi dirigo alla libreria (più precisamente alla pigna dei libri da leggere) e prendo "La pazienza del ragno" di Camilleri. Perchè ho avuto voglia di leggere questo libro dalle ultime 50 pagine del precedente. Nonostante fosse uno splendido Bradbury.
Comincio a leggere.
Ore 19.30
Telefonata di mia madre. Venti minuti al massimo.
Torno a leggere.
Ore 21.00
Preparo la cena, mangio. Il tutto occupa un'ora. Un'ora e mezza al massimo.
Torno a leggere.
Ore 02.30 (è già martedì 12 agosto)
Ho finito il libro.
Non mi era mai successo. Caspita.
Complimenti a Camilleri. Complimenti a Luca Zingaretti, perchè secondo me pensare a lui rende comunque la lettura ulteriormente più piacevole.
Adesso però chi rimette a posto la mia cervicale, completamente distrutta?
Ore 17.30
Sistemo i cuscini sul divano, mi dirigo alla libreria (più precisamente alla pigna dei libri da leggere) e prendo "La pazienza del ragno" di Camilleri. Perchè ho avuto voglia di leggere questo libro dalle ultime 50 pagine del precedente. Nonostante fosse uno splendido Bradbury.
Comincio a leggere.
Ore 19.30
Telefonata di mia madre. Venti minuti al massimo.
Torno a leggere.
Ore 21.00
Preparo la cena, mangio. Il tutto occupa un'ora. Un'ora e mezza al massimo.
Torno a leggere.
Ore 02.30 (è già martedì 12 agosto)
Ho finito il libro.
Non mi era mai successo. Caspita.
Complimenti a Camilleri. Complimenti a Luca Zingaretti, perchè secondo me pensare a lui rende comunque la lettura ulteriormente più piacevole.
Adesso però chi rimette a posto la mia cervicale, completamente distrutta?
giovedì 24 luglio 2008
Moige. Da quando le bambine hanno smesso di pettinare le bambole?
Il sito del Moige continua a dare grandi soddisfazioni. Consiglio di visitarlo perchè, parafrasando un vecchio adagio, "se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono"...
In questo caso sono i videogiochi a fare la parte del diavolo.
Sono brutti e cattivi e i genitori non vogliono che i ragazzini passino troppo tempo a giocare. Anche se poi meno del 30% si preoccupa di verificare per quanto tempo, in effetti, i figli giochino al computer o a qualche console. Quindi forse forse non sono così preoccupati...
Chiusa questa parentesi, veniamo al dunque.
Ecco cosa scrivono sul loro sito, a proposito di una recente ricerca di mercato:
"Si registra inoltre una tendenza sempre più marcata da parte delle femmine - soprattutto quelle cresciute al nord - ad abbandonare i giochi classicamente a loro dedicati: la quota di ragazze che ama i videogiochi costituisce infatti appena il 24% dei giocatori nella fascia 13-17 anni, mentre sfiora il 30% tra i più piccoli (7-12 anni)."
E quando è stato, si domanderanno i genitori del Moige, che le bambine hanno smesso di pettinare le bambole e di sognare di essere l'angelo del focolare? Quando hanno abbandonato i giochi classicamente a loro dedicati, per imboccare la strada della perversione?
Ringrazio ancora una volta mia madre per avermi fatto appassionare a Star Trek.
In questo caso sono i videogiochi a fare la parte del diavolo.
Sono brutti e cattivi e i genitori non vogliono che i ragazzini passino troppo tempo a giocare. Anche se poi meno del 30% si preoccupa di verificare per quanto tempo, in effetti, i figli giochino al computer o a qualche console. Quindi forse forse non sono così preoccupati...
Chiusa questa parentesi, veniamo al dunque.
Ecco cosa scrivono sul loro sito, a proposito di una recente ricerca di mercato:
"Si registra inoltre una tendenza sempre più marcata da parte delle femmine - soprattutto quelle cresciute al nord - ad abbandonare i giochi classicamente a loro dedicati: la quota di ragazze che ama i videogiochi costituisce infatti appena il 24% dei giocatori nella fascia 13-17 anni, mentre sfiora il 30% tra i più piccoli (7-12 anni)."
E quando è stato, si domanderanno i genitori del Moige, che le bambine hanno smesso di pettinare le bambole e di sognare di essere l'angelo del focolare? Quando hanno abbandonato i giochi classicamente a loro dedicati, per imboccare la strada della perversione?
Ringrazio ancora una volta mia madre per avermi fatto appassionare a Star Trek.
venerdì 18 luglio 2008
lunedì 14 luglio 2008
Alla cortese attenzione ...
Canta Giusy Ferreri (che, ignara di quanto accaduto a X-Factor, io credevo fosse la versione comica della Amy Winehouse de' noantri...):
"Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito."
Assai gradito?
Resto in attesa di uno suo cortese riscontro...
"Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito."
Assai gradito?
Resto in attesa di uno suo cortese riscontro...
lunedì 30 giugno 2008
Allegro ma non troppo
Oggi ho cambiato umore almeno 9 volte.
Triste, scontrosa, propositiva, iperattiva, ansiosa, indecisa, ottimista, arrabbiata, catastrofica.
Non posso garantire esattamente in quest'ordine.
La cosa più divertente è che l'esperienza di anni e anni mi ha reso capace di mimetizzare splendidamente questo mio essere irrimediabilmente lunatica.
Una magra consolazione, ma è già qualcosa.
Triste, scontrosa, propositiva, iperattiva, ansiosa, indecisa, ottimista, arrabbiata, catastrofica.
Non posso garantire esattamente in quest'ordine.
La cosa più divertente è che l'esperienza di anni e anni mi ha reso capace di mimetizzare splendidamente questo mio essere irrimediabilmente lunatica.
Una magra consolazione, ma è già qualcosa.
giovedì 19 giugno 2008
Fagocitata dalla Rete
La Rete comincia a farmi un effetto strano. Ecco gli avvenimenti dell’ultima settimana che mi hanno indotto ad un minimo di riflessione.
1. Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e ho ricevuto almeno una decina di mail di auguri. Amici? No, semplicemente vari siti Internet e newsletter sparse a cui mi sono iscritta non so bene quando e non so bene perché.
È una mania compulsiva la mia: arrivo su un sito e mi iscrivo. All’inizio utilizzavo nomi falsi e mail fittizie, adesso ho un indirizzo di posta elettronica dedicato alla fuffa e sono felice così.
E mi domando: ma perché lo Spam è così odiato? Nelle giornate tristi sei sicuro che qualcuno ti scriverà. E così mi è capitato di pensare che grazie allo Spam, se anche io non avessi ricevuto neanche una telefonata da un amico, avrei comunque potuto contare sugli auguri del mio operatore telefonico, della mia squadra del cuore e di una manciata di siti di e-commerce.
Per la cronaca, ho ricevuto anche telefonate e sms di amici e parenti.
2. Ormai da circa 4 anni, se non di più, Ebay è per me un luogo comodo e divertente in cui curiosare e fare shopping. Mi permette di avere orari decisamente originali e di acquistare articoli decisamente originali. Spendendo mediamente poco.
E adesso? Anche Ebay ha mostrato il suo volto noioso e bacchettone.
Ho cercato di mettere in vendita due biglietti per il concerto di Bruce Springsteen, ma la mia inserzione è stata ritirata. Cos’è successo? Un simpatico utente, che ringrazio calorosamente, si è imbattuto nella mia inserzione, ha deciso che non gli stava simpatica e l’ha segnalata come inserzione non conforme alle regole Ebay. Il che in effetti è vero, come sono venuta a scoprire, perché Ebay vieta la vendita di biglietti per eventi musicali o sportivi.
Ero davvero incredula: mi hanno preso per un bagarino.
Ho un déja vu, in effetti. Nel 2000 io sono stata una dei 300.000 utenti che sono stati bannati da Napster per aver scaricato una canzone dei Metallica. Credo che fosse “Nothing Else Matters”.
E anche allora ho pensato: mi hanno preso per il grande vecchio che gestisce il download illegale di file musicali?
La realtà è che devo avere una calamita addosso che attira su di me i rompiscatole. Auguri a Ebay, auguri ai Metallica. Da allora, non mi sono più stati granché simpatici.
3. Oggi ho scoperto Facebook. Non ho ancora deciso se ne sono contenta oppure no. So soltanto che in 12 ore ho ricevuto quasi 20 mail di notifica di gente che mi invitava, mi accettava, mi scriveva. E nel frattempo, mi sono ritrova ad inserire nel motore di ricerca tutti i nomi delle persone che conoscevo per vedere se erano presenti, partendo dai compagni di classe delle elementari.
E a questo proposito mi chiedo: ma perché la gente non mette la sua foto? Per vedere il profilo completo di un utente devo aggiungerlo alla mia lista di amici, ma prima di mandargli un invito mi piacerebbe sapere se è qualcuno che conosco. E trovandomi immersa in questo dubbio, ho capito che quest’ultima settimana in Rete è stata davvero un po’ troppo intensa per i miei gusti.
1. Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e ho ricevuto almeno una decina di mail di auguri. Amici? No, semplicemente vari siti Internet e newsletter sparse a cui mi sono iscritta non so bene quando e non so bene perché.
È una mania compulsiva la mia: arrivo su un sito e mi iscrivo. All’inizio utilizzavo nomi falsi e mail fittizie, adesso ho un indirizzo di posta elettronica dedicato alla fuffa e sono felice così.
E mi domando: ma perché lo Spam è così odiato? Nelle giornate tristi sei sicuro che qualcuno ti scriverà. E così mi è capitato di pensare che grazie allo Spam, se anche io non avessi ricevuto neanche una telefonata da un amico, avrei comunque potuto contare sugli auguri del mio operatore telefonico, della mia squadra del cuore e di una manciata di siti di e-commerce.
Per la cronaca, ho ricevuto anche telefonate e sms di amici e parenti.
2. Ormai da circa 4 anni, se non di più, Ebay è per me un luogo comodo e divertente in cui curiosare e fare shopping. Mi permette di avere orari decisamente originali e di acquistare articoli decisamente originali. Spendendo mediamente poco.
E adesso? Anche Ebay ha mostrato il suo volto noioso e bacchettone.
Ho cercato di mettere in vendita due biglietti per il concerto di Bruce Springsteen, ma la mia inserzione è stata ritirata. Cos’è successo? Un simpatico utente, che ringrazio calorosamente, si è imbattuto nella mia inserzione, ha deciso che non gli stava simpatica e l’ha segnalata come inserzione non conforme alle regole Ebay. Il che in effetti è vero, come sono venuta a scoprire, perché Ebay vieta la vendita di biglietti per eventi musicali o sportivi.
Ero davvero incredula: mi hanno preso per un bagarino.
Ho un déja vu, in effetti. Nel 2000 io sono stata una dei 300.000 utenti che sono stati bannati da Napster per aver scaricato una canzone dei Metallica. Credo che fosse “Nothing Else Matters”.
E anche allora ho pensato: mi hanno preso per il grande vecchio che gestisce il download illegale di file musicali?
La realtà è che devo avere una calamita addosso che attira su di me i rompiscatole. Auguri a Ebay, auguri ai Metallica. Da allora, non mi sono più stati granché simpatici.
3. Oggi ho scoperto Facebook. Non ho ancora deciso se ne sono contenta oppure no. So soltanto che in 12 ore ho ricevuto quasi 20 mail di notifica di gente che mi invitava, mi accettava, mi scriveva. E nel frattempo, mi sono ritrova ad inserire nel motore di ricerca tutti i nomi delle persone che conoscevo per vedere se erano presenti, partendo dai compagni di classe delle elementari.
E a questo proposito mi chiedo: ma perché la gente non mette la sua foto? Per vedere il profilo completo di un utente devo aggiungerlo alla mia lista di amici, ma prima di mandargli un invito mi piacerebbe sapere se è qualcuno che conosco. E trovandomi immersa in questo dubbio, ho capito che quest’ultima settimana in Rete è stata davvero un po’ troppo intensa per i miei gusti.
mercoledì 26 marzo 2008
Improbabile collega...
Io questa notte ho sognato di avere un nuovo collega: Hiro Nakamura, quello che in Heroes ha il potere di piegare lo spazio e il tempo.

Non so esattamente come Freud avrebbe potuto interpretare questo sogno... so solo che rispetto a tanta gente strana con cui ho lavorato nel corso della mia via, questa si preannunciava una situazione piuttosto divertente.
L'unico inconveniente è che, come al solito, la sveglia è suonata e al lavoro ci sono dovuta andare davvero.
Senza il mio nuovo (mancato) amico Hiro....

Non so esattamente come Freud avrebbe potuto interpretare questo sogno... so solo che rispetto a tanta gente strana con cui ho lavorato nel corso della mia via, questa si preannunciava una situazione piuttosto divertente.
L'unico inconveniente è che, come al solito, la sveglia è suonata e al lavoro ci sono dovuta andare davvero.
Senza il mio nuovo (mancato) amico Hiro....
Le elezioni si avvicinano a grandi passi...
giovedì 13 marzo 2008
Evviva il cliente bastardo - seconda puntata
Esattamente un anno fa postavo un'amara annotazione sul solito cliente che ad un certo punto aveva deciso di non pagare. Al tempo ero solo rassegnata e arrabbiata. Ora le cose sono un po’ cambiate.
Evviva il cliente basardo
Questa è stata per me una giornata memorabile, perché proprio oggi sono stata dal mio avvocato per ritirare l'assegno che questo signore ha finalmente intestato alla mia persona, per saldare il suo debito con spese legali annesse. Alla fine non sono rientrata completamente delle spese sostenute, lo confesso. Ma la mia soddisfazione non ha confini.
Finalmente qualcosa è cambiato. Purtroppo ho la brutta abitudine di caricare le cose che mi succedono di eccessivi significati. Quindi ritirare questo assegno per me significa non solo incassare i miei soldi, ma anche che adesso mi sono ufficialmente stufata di farmi mettere i piedi in testa, e pare che questo possa avere anche dei buoni risultati. Incredibile, per me.
Sono contenta perché questo signore mi ha fatto passare 3 mesi di inferno, a stare dietro ai suoi progetti assurdi. Gli aneddoti sarebbero davvero infiniti. Ad esempio gli sembrava normale impiegare almeno 4 o 5 giorni per leggere o approvare una banale fase del progetto in corso. Però non capiva come produrre la fase successiva potesse richiedere più di 10 minuti.
Oppure non si capacitava del fatto che, pur avendo io presentato un preventivo ed avendo cominciato a lavorare anche senza alcuna firma ( “Abbiamo i tempi strettissimi, non perdiamo tempo”), dopo un mese abbondante avessi cominciato a reclamare questa benedetta firma. Che arrivò quindi molto in ritardo e con una frase del tipo “Non capisco, il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. Perché adesso ti attacchi a queste formalità?”
Senza contare l’improvviso precipitare della situazione. Eravamo nel bel mezzo della realizzazione del sito Internet della sua azienda. Fatte tutte le analisi e gli studi preliminari, definito l’albero di navigazione, scritti tutti i testi e presentata la creatività dell’Home Page, ero finalmente arrivata all’approvazione di tutte queste fasi. Mancava soltanto montare il sito e pubblicarlo. Il più era fatto e io vedevo la luce infondo al tunnel.
Fino a quando mi arriva una telefonata del suo socio, nonché fratello, che mi dice: “Io ho visto la grafica della Home. Carina. Ma tu hai già pensato a quante sezioni ci saranno nel sito?”
“Certo” gli rispondo io. “Ci ho pensato, ho presentato tutto quanto, ho scritto tutti i testi e ho presentato tutto a tuo fratello che mi ha dato l’ok su tutto quanto.” Ovviamente non ne sapeva nulla, quindi fermi tutti perché vuole anche lui visionare il tutto.
Telefonata successiva. “Guarda ho visto tutto, ci sono un sacco di modifiche da fare e nuove sezioni da aggiungere, nuovi form di contatto e quindi tutto da rivedere”
“Bene” gli dico “Fammi un elenco delle aggiunte, che ti mando un preventivo sui tempi e sui costi”
Silenzio.
“Ah no, ma noi siamo già in ritardo. E poi il prezzo mi sembrava già alto.”
Incominciamo bene, penso io.
Alla fine comunque chiamo chi si sta occupando della parte grafica e tecnica del sito e fermo tutto. Per l’ennesima volta. Mando un preventivo aggiornato e aspetto la bufera, che inesorabile e fastidiosa come un’invasione di cavallette arriva.
I gentili signori si erano offesi. Offesi di scoprire che se le dimensioni del sito si erano raddoppiate, il prezzo aumentava del 30%. Una serie infinita di recriminazioni ed accuse miste a finte lezioni di vita che culminano sul più bello sulla solita frase: “Ho un amico che il sito me lo può montare tutto quanto per pochissimo”
“Fallo fare a lui, non c’è problema.” gli dico “Mi paghi quello che è stato fatto fino ad ora, e poi fai montare tutto al tuo amico.”
Seguono una serie di no, ma, forse, chissà… Dopo di che sembra illuminato da un’idea che gli balena in mente e mi dice: “Noi l’anno scorso abbiamo fatto un sito con un’altra agenzia che ci ha fatto tutto quanto per meno della metà”
“Ah capisco. Perché non hai chiamato loro?”
“Bhè, cosa c’entra loro no. Hanno fatto un pessimo lavoro!”
Che a pensarci dopo, è davvero una risposta splendida, che si commenta da sola.
È chiaro che da qui non ci siamo mossi e che il signore in questione si sentì autorizzato a bloccare il lavoro senza pagare la parte finale, nonostante sia attualmente online con parte di quello che al tempo gli avevo presentato.
Oggi però ho in mano il suo assegnino. Che è di più rispetto a quello che mi avrebbe dovuto al tempo. Ci sono dentro anche le spese legali, anche se non proprio tutte, ma insomma…
E la cosa più divertente, è che mi viene in mente una frase che lui mi aveva detto quel pomeriggio, mentre io al limite dell’agitazione e dell’arrabbiatura, consumavo il pavimento di casa mia camminando avanti e indietro, mentre lui mi urlava al telefono che non volevo ascoltare le sue parole e farne tesoro, perché ero una persona che non accettava le critiche e che pensava solo ai soldi.
Ricordo di avergli risposto che ai soldi pensavo perché lavoro per vivere e non per piacere. E poi che di lezioni di vita da lui non ne avevo bisogno.
Domattina verso l’assegno. Ma nell’attesa mi sono fatta una bella scansione e sono incredibilmente tentata di incorniciarlo. Secondo me è qualcosa di cui mi devo sempre ricordare, nel bene e nel male.
Evviva il cliente basardo
Questa è stata per me una giornata memorabile, perché proprio oggi sono stata dal mio avvocato per ritirare l'assegno che questo signore ha finalmente intestato alla mia persona, per saldare il suo debito con spese legali annesse. Alla fine non sono rientrata completamente delle spese sostenute, lo confesso. Ma la mia soddisfazione non ha confini.
Finalmente qualcosa è cambiato. Purtroppo ho la brutta abitudine di caricare le cose che mi succedono di eccessivi significati. Quindi ritirare questo assegno per me significa non solo incassare i miei soldi, ma anche che adesso mi sono ufficialmente stufata di farmi mettere i piedi in testa, e pare che questo possa avere anche dei buoni risultati. Incredibile, per me.
Sono contenta perché questo signore mi ha fatto passare 3 mesi di inferno, a stare dietro ai suoi progetti assurdi. Gli aneddoti sarebbero davvero infiniti. Ad esempio gli sembrava normale impiegare almeno 4 o 5 giorni per leggere o approvare una banale fase del progetto in corso. Però non capiva come produrre la fase successiva potesse richiedere più di 10 minuti.
Oppure non si capacitava del fatto che, pur avendo io presentato un preventivo ed avendo cominciato a lavorare anche senza alcuna firma ( “Abbiamo i tempi strettissimi, non perdiamo tempo”), dopo un mese abbondante avessi cominciato a reclamare questa benedetta firma. Che arrivò quindi molto in ritardo e con una frase del tipo “Non capisco, il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. Perché adesso ti attacchi a queste formalità?”
Senza contare l’improvviso precipitare della situazione. Eravamo nel bel mezzo della realizzazione del sito Internet della sua azienda. Fatte tutte le analisi e gli studi preliminari, definito l’albero di navigazione, scritti tutti i testi e presentata la creatività dell’Home Page, ero finalmente arrivata all’approvazione di tutte queste fasi. Mancava soltanto montare il sito e pubblicarlo. Il più era fatto e io vedevo la luce infondo al tunnel.
Fino a quando mi arriva una telefonata del suo socio, nonché fratello, che mi dice: “Io ho visto la grafica della Home. Carina. Ma tu hai già pensato a quante sezioni ci saranno nel sito?”
“Certo” gli rispondo io. “Ci ho pensato, ho presentato tutto quanto, ho scritto tutti i testi e ho presentato tutto a tuo fratello che mi ha dato l’ok su tutto quanto.” Ovviamente non ne sapeva nulla, quindi fermi tutti perché vuole anche lui visionare il tutto.
Telefonata successiva. “Guarda ho visto tutto, ci sono un sacco di modifiche da fare e nuove sezioni da aggiungere, nuovi form di contatto e quindi tutto da rivedere”
“Bene” gli dico “Fammi un elenco delle aggiunte, che ti mando un preventivo sui tempi e sui costi”
Silenzio.
“Ah no, ma noi siamo già in ritardo. E poi il prezzo mi sembrava già alto.”
Incominciamo bene, penso io.
Alla fine comunque chiamo chi si sta occupando della parte grafica e tecnica del sito e fermo tutto. Per l’ennesima volta. Mando un preventivo aggiornato e aspetto la bufera, che inesorabile e fastidiosa come un’invasione di cavallette arriva.
I gentili signori si erano offesi. Offesi di scoprire che se le dimensioni del sito si erano raddoppiate, il prezzo aumentava del 30%. Una serie infinita di recriminazioni ed accuse miste a finte lezioni di vita che culminano sul più bello sulla solita frase: “Ho un amico che il sito me lo può montare tutto quanto per pochissimo”
“Fallo fare a lui, non c’è problema.” gli dico “Mi paghi quello che è stato fatto fino ad ora, e poi fai montare tutto al tuo amico.”
Seguono una serie di no, ma, forse, chissà… Dopo di che sembra illuminato da un’idea che gli balena in mente e mi dice: “Noi l’anno scorso abbiamo fatto un sito con un’altra agenzia che ci ha fatto tutto quanto per meno della metà”
“Ah capisco. Perché non hai chiamato loro?”
“Bhè, cosa c’entra loro no. Hanno fatto un pessimo lavoro!”
Che a pensarci dopo, è davvero una risposta splendida, che si commenta da sola.
È chiaro che da qui non ci siamo mossi e che il signore in questione si sentì autorizzato a bloccare il lavoro senza pagare la parte finale, nonostante sia attualmente online con parte di quello che al tempo gli avevo presentato.
Oggi però ho in mano il suo assegnino. Che è di più rispetto a quello che mi avrebbe dovuto al tempo. Ci sono dentro anche le spese legali, anche se non proprio tutte, ma insomma…
E la cosa più divertente, è che mi viene in mente una frase che lui mi aveva detto quel pomeriggio, mentre io al limite dell’agitazione e dell’arrabbiatura, consumavo il pavimento di casa mia camminando avanti e indietro, mentre lui mi urlava al telefono che non volevo ascoltare le sue parole e farne tesoro, perché ero una persona che non accettava le critiche e che pensava solo ai soldi.
Ricordo di avergli risposto che ai soldi pensavo perché lavoro per vivere e non per piacere. E poi che di lezioni di vita da lui non ne avevo bisogno.
Domattina verso l’assegno. Ma nell’attesa mi sono fatta una bella scansione e sono incredibilmente tentata di incorniciarlo. Secondo me è qualcosa di cui mi devo sempre ricordare, nel bene e nel male.
giovedì 6 marzo 2008
Lo stagista
Ah le agenzie di pubblicità…
Che luoghi mitici, quale grande atmosfera si respira…
Da un mese a questa parte mi è stato assegnato uno stagista. Ora, questa potrebbe sembrare una questione di nessuna importanza, invece non è così. Apre almeno 3 questioni cruciali.
1. Se ho uno stagista, non sono più tanto giovane. Brava non so, però giovane no di sicuro. Non mi sembrava che fosse passato così tanto tempo da quando ero io che imparavo il mestiere elemosinando qualche dritta e cercando di dissimulare il fatto di non aver capito assolutamente nulla di quello che mi era stato chiesto di fare. Non mi sembrava davvero che fosse passato così tanto tempo…
Eppure ho uno stagista e questo tizio davvero è molto più imbranato di me. Allora ho capito una cosa importante: non bisognerebbe mai dire ho tot anni di esperienza, bisognerebbe piuttosto dire sono meno imbranato di tot anni. La differenza è sottile ma sostanziale.
2. Se ho uno stagista non sono più padrona di nulla. Non so se sono stata sfigata io (esiste anche questa possibilità) ma di sicuro non sono più padrona della mia scrivania, visto che mi hanno detto che uno stagista mi sarà di grande aiuto, ma siccome l’ufficio è piccolo mi devo stringere e fargli posto sul mio tavolo. Se si considera che non sono magra che ho un’altissima considerazione del mio spazio vitale, è presto detto come sono contenta. E poi non sono padrona del mio tempo, perché lui è sempre lì che aspetta di sapere cosa deve fare e il suo spirito di iniziativa è pari a zero. Non posso neanche fregarmene e lasciare che non faccia assolutamente nulla (cosa che alla fine non mi disturberebbe così tanto: se non fa nulla, non c’è nulla che io debba ricontrollare e far rifare) perché non è molto sveglio e se uno dei soci dell’agenzia arriva a chiedere “Cosa stai facendo?” lui non ha nessuna difficoltà a sfoderare un sorrisone intelligente dicendo “Nulla!” Bravo. Complimenti. Vai fiero di questa risposta?
Oltre al fatto che non sono più padrona di un filo di privacy, e dire che va così di moda. Qualcuno deve avergli detto che per imparare deve guardare tutto quello che faccio e seguirmi ovunque. Uffa, era un modo di dire. Lui sta seguendo alla lettera questa bella indicazione.
Così non posso fare nulla senza averlo appiccicato dietro. Se abbasso la voce per dire una cosa alla mia collega, me lo trovo tutto raccolto dietro di me che dice “Non sentivo bene cosa dicevi”. Se mi alzo per andare in bagno mi segue e poi rimane deluso quando si accorge che chiudo la porta. No, intendiamoci, non è che mi voglia seguire. Almeno quello. E’ solo che ci rimane male. E vorrei solo ricordare ancora una volta quanto per me sia importante lo spazio vitale. Sono noiosa, lo so, ma che ci posso fare….
3. Lascio per ultima la chicca migliore. Il ragazzo allieta il pomeriggio con performance olfattive davvero inattese. Fa le puzze.
Lo so, è incredibile. Però è vero e non mi era mai successo in nessun posto di lavoro. Abbiamo già detto che non sono più una ragazzina al primo impiego, quindi fatevi un’idea.
Insomma, non sto dicendo che ci sia stato un incidente in cui il fanciullo abbia perso il controllo. Sto dicendo che in modo sistematico e incontrollato (in ogni senso) il mio stagista ogni pomeriggio scoreggia. Ora, nel pomeriggio io raramente sono in agenzia, ma la voce mi è arrivata subito. E al primo pomeriggio passato in ufficio, mi è arrivata anche la puzza.
Che si deve fare in un caso del genere? No perché è facile da dire, ma a trovarsi lì l’imbarazzo è totale. Tra l’altro il ragazzo condivide l’ufficio con 3 ragazze: la sottoscritta e altre due colleghe. E si sa che le donne sono astute. La prima strategia è stata ironizzare. Appena partiva la bomba, ci si alzava, si spalancavano le finestre e si inneggiava alla primavera. Strategia fallita. Il ragazzo era del tutto noncurante.
Ok, non ci arrendiamo per così poco. Solo che la mossa successiva non è stata proprio una strategia, ma piuttosto una reazione incontrollata. E’ stato quando la mia collega ha deciso che la situazione aveva superato il limite sopportabile e gli ha chiesto, di punto in bianco, se avesse problemi intestinali e che colpa ne potessimo avere noi. Tra scambi di battute più o meno taglienti, il risultato è stato deludente: il ragazzo sostiene di non accorgersi di nulla e nega il problema. Attenzione: non nega di scoreggiare, nega che questo possa essere un problema.
Per quanto mi riguarda, sto ancora cercando di capire se c’è della creatività in questa sua presa di posizione. Intanto che ci penso, le finestre sono stabilmente aperte. Tanto ormai è marzo, la primavera è alle porte.
Che luoghi mitici, quale grande atmosfera si respira…
Da un mese a questa parte mi è stato assegnato uno stagista. Ora, questa potrebbe sembrare una questione di nessuna importanza, invece non è così. Apre almeno 3 questioni cruciali.
1. Se ho uno stagista, non sono più tanto giovane. Brava non so, però giovane no di sicuro. Non mi sembrava che fosse passato così tanto tempo da quando ero io che imparavo il mestiere elemosinando qualche dritta e cercando di dissimulare il fatto di non aver capito assolutamente nulla di quello che mi era stato chiesto di fare. Non mi sembrava davvero che fosse passato così tanto tempo…
Eppure ho uno stagista e questo tizio davvero è molto più imbranato di me. Allora ho capito una cosa importante: non bisognerebbe mai dire ho tot anni di esperienza, bisognerebbe piuttosto dire sono meno imbranato di tot anni. La differenza è sottile ma sostanziale.
2. Se ho uno stagista non sono più padrona di nulla. Non so se sono stata sfigata io (esiste anche questa possibilità) ma di sicuro non sono più padrona della mia scrivania, visto che mi hanno detto che uno stagista mi sarà di grande aiuto, ma siccome l’ufficio è piccolo mi devo stringere e fargli posto sul mio tavolo. Se si considera che non sono magra che ho un’altissima considerazione del mio spazio vitale, è presto detto come sono contenta. E poi non sono padrona del mio tempo, perché lui è sempre lì che aspetta di sapere cosa deve fare e il suo spirito di iniziativa è pari a zero. Non posso neanche fregarmene e lasciare che non faccia assolutamente nulla (cosa che alla fine non mi disturberebbe così tanto: se non fa nulla, non c’è nulla che io debba ricontrollare e far rifare) perché non è molto sveglio e se uno dei soci dell’agenzia arriva a chiedere “Cosa stai facendo?” lui non ha nessuna difficoltà a sfoderare un sorrisone intelligente dicendo “Nulla!” Bravo. Complimenti. Vai fiero di questa risposta?
Oltre al fatto che non sono più padrona di un filo di privacy, e dire che va così di moda. Qualcuno deve avergli detto che per imparare deve guardare tutto quello che faccio e seguirmi ovunque. Uffa, era un modo di dire. Lui sta seguendo alla lettera questa bella indicazione.
Così non posso fare nulla senza averlo appiccicato dietro. Se abbasso la voce per dire una cosa alla mia collega, me lo trovo tutto raccolto dietro di me che dice “Non sentivo bene cosa dicevi”. Se mi alzo per andare in bagno mi segue e poi rimane deluso quando si accorge che chiudo la porta. No, intendiamoci, non è che mi voglia seguire. Almeno quello. E’ solo che ci rimane male. E vorrei solo ricordare ancora una volta quanto per me sia importante lo spazio vitale. Sono noiosa, lo so, ma che ci posso fare….
3. Lascio per ultima la chicca migliore. Il ragazzo allieta il pomeriggio con performance olfattive davvero inattese. Fa le puzze.
Lo so, è incredibile. Però è vero e non mi era mai successo in nessun posto di lavoro. Abbiamo già detto che non sono più una ragazzina al primo impiego, quindi fatevi un’idea.
Insomma, non sto dicendo che ci sia stato un incidente in cui il fanciullo abbia perso il controllo. Sto dicendo che in modo sistematico e incontrollato (in ogni senso) il mio stagista ogni pomeriggio scoreggia. Ora, nel pomeriggio io raramente sono in agenzia, ma la voce mi è arrivata subito. E al primo pomeriggio passato in ufficio, mi è arrivata anche la puzza.
Che si deve fare in un caso del genere? No perché è facile da dire, ma a trovarsi lì l’imbarazzo è totale. Tra l’altro il ragazzo condivide l’ufficio con 3 ragazze: la sottoscritta e altre due colleghe. E si sa che le donne sono astute. La prima strategia è stata ironizzare. Appena partiva la bomba, ci si alzava, si spalancavano le finestre e si inneggiava alla primavera. Strategia fallita. Il ragazzo era del tutto noncurante.
Ok, non ci arrendiamo per così poco. Solo che la mossa successiva non è stata proprio una strategia, ma piuttosto una reazione incontrollata. E’ stato quando la mia collega ha deciso che la situazione aveva superato il limite sopportabile e gli ha chiesto, di punto in bianco, se avesse problemi intestinali e che colpa ne potessimo avere noi. Tra scambi di battute più o meno taglienti, il risultato è stato deludente: il ragazzo sostiene di non accorgersi di nulla e nega il problema. Attenzione: non nega di scoreggiare, nega che questo possa essere un problema.
Per quanto mi riguarda, sto ancora cercando di capire se c’è della creatività in questa sua presa di posizione. Intanto che ci penso, le finestre sono stabilmente aperte. Tanto ormai è marzo, la primavera è alle porte.
domenica 17 febbraio 2008
Si può fare!
Eccoci qua.
La campagna elettorale è ufficilamente iniziata.
I candidati erano già alle griglie di partenza ed ora sono partiti.
La noia per i dibattiti politici e la disillusione non si sono ancora totalmente impadroniti di me e riesco a mantere una certa curiosità per quello che succede e succederà.
Sarà deformazione professionale, non so, ma le prime cose che catturano la mia attenzione sono gli slogan.
Ed ecco che parte il pullman di Veltroni e del Partito Democratico.
Slogan: "SI PUO' FARE"

A me ricorda qualcosa... E a voi?
La campagna elettorale è ufficilamente iniziata.
I candidati erano già alle griglie di partenza ed ora sono partiti.
La noia per i dibattiti politici e la disillusione non si sono ancora totalmente impadroniti di me e riesco a mantere una certa curiosità per quello che succede e succederà.
Sarà deformazione professionale, non so, ma le prime cose che catturano la mia attenzione sono gli slogan.
Ed ecco che parte il pullman di Veltroni e del Partito Democratico.
Slogan: "SI PUO' FARE"

A me ricorda qualcosa... E a voi?
lunedì 4 febbraio 2008
Evviva il Moige!
A volte non ci si rende conto. A volte si rimandano le cose migliori, quelle che ti possono dare più gioia, solo perchè si è troppo occupati in questioni di nessuna importanza. Ed è così che un giorno all'improvviso ti accorgi di tutto quello che ti sei perso...
Così eccomi qua. Ho rimandato per troppo tempo di visitare con particolare attenzione il sito del Moige. Sarò molto sincera. Sul Movimento Italiano Genitori penso le peggiori cose possibili. Così l'ho detto e su questo sono a posto.
Ma sul loro sito ci sono davvero delle chicche da collezione, che mi riprometto di postare prontamente nei prossimi giorni.
Per adesso, giusto per scaldarci un po', vi segnalo questa campagna: "PROMUOVI LA FAMIGLIA. FIRMA A FAVORE DEL QUOZIENTE FAMILIARE".
Aspetto solo di poter firmare a favore del Quoziente Intellettivo. Che non sarebbe mica male.
Così eccomi qua. Ho rimandato per troppo tempo di visitare con particolare attenzione il sito del Moige. Sarò molto sincera. Sul Movimento Italiano Genitori penso le peggiori cose possibili. Così l'ho detto e su questo sono a posto.
Ma sul loro sito ci sono davvero delle chicche da collezione, che mi riprometto di postare prontamente nei prossimi giorni.
Per adesso, giusto per scaldarci un po', vi segnalo questa campagna: "PROMUOVI LA FAMIGLIA. FIRMA A FAVORE DEL QUOZIENTE FAMILIARE".
Aspetto solo di poter firmare a favore del Quoziente Intellettivo. Che non sarebbe mica male.
domenica 3 febbraio 2008
venerdì 1 febbraio 2008
Pino dei Palazzi
Pino dei Palazzi era già il mio mito, con questa sua performance mi ha conquistato.
Sì perchè io di nome faccio Rosanna.
E provate a pensare ad una bambina che si chiama Rosanna e che viene portata a messa ogni domenica.
Intorno ai 5 anni mi sono convinta che quando in chiesa tutti cantavano "Osanna", stessero in realtà dicendo il mio nome.
Vabbè, non pensavo proprio il mio, ma mi dicevo che chissà, magari qualche Santa che si chiamava come me o qualcosa di simile.
Vedo con piacere che Pino dei Palazzi è arrivato alla mia stessa conclusione.
Sì perchè io di nome faccio Rosanna.
E provate a pensare ad una bambina che si chiama Rosanna e che viene portata a messa ogni domenica.
Intorno ai 5 anni mi sono convinta che quando in chiesa tutti cantavano "Osanna", stessero in realtà dicendo il mio nome.
Vabbè, non pensavo proprio il mio, ma mi dicevo che chissà, magari qualche Santa che si chiamava come me o qualcosa di simile.
Vedo con piacere che Pino dei Palazzi è arrivato alla mia stessa conclusione.
All'ufficio postale
Cliente: "Buona sera, io vorrei fare una Carta Poste Pay"
Impiegata: "Ok, ho bisogno dei suoi documenti e del codice fiscale."
Cliente: "Il codice fiscale va bene se lo so a memoria?"
Impiegata: "No, devo fare la fotocopia della tessera."
Cliente: "Ah, non ce l'ho. Si è rotta nel '79."
Io pensavo di avere dei tempi lunghi...
Impiegata: "Ok, ho bisogno dei suoi documenti e del codice fiscale."
Cliente: "Il codice fiscale va bene se lo so a memoria?"
Impiegata: "No, devo fare la fotocopia della tessera."
Cliente: "Ah, non ce l'ho. Si è rotta nel '79."
Io pensavo di avere dei tempi lunghi...
Bramante 00
Lui: "Oggi tornando a casa sono entrato per caso in una chiesa del centro... bellissima, con uno splendido pulpito del Bramante.."
Lei: "Ah bene. Ma Bramante cos'è? Una farina?"
Nota a margine. Ma perchè un pulpito dovrebbe essere fatto di farina?
--- Nota aggiunta il 18 luglio 2008----
Figlio di Lei: "Vabbè ma alla fine sei sicura che la farina Bramante non esista? Magari c'è... del resto c'è lo zafferano leprotto!"
Lei: "Ah bene. Ma Bramante cos'è? Una farina?"
Nota a margine. Ma perchè un pulpito dovrebbe essere fatto di farina?
--- Nota aggiunta il 18 luglio 2008----
Figlio di Lei: "Vabbè ma alla fine sei sicura che la farina Bramante non esista? Magari c'è... del resto c'è lo zafferano leprotto!"
lunedì 28 gennaio 2008
La banalità del bene
Si è appena conclusa la Giornata della Memoria e faccio la mia microscopica parte, invitando tutti coloro ne avessero voglia a leggere un bellissimo libro intitolato "La banalità del bene", scritto da Enrico Deaglio e pubblicato da Feltrinelli.Odio raccontare le trame dei libri, quindi leggetelo. Mi limito a dire che si tratta della storia di Giorgio Perlasca, un imprenditore padovano che, senza mai sentirsi un eroe, riuscì a salvare molti ebrei dalla loro imminente deportazione.
A distanza di molti anni (l'ho letto diciassettenne dietro saggio consiglio del mio professore di storia e filosofia ed è passato un bel po' di tempo da allora...) la riflessione che mi sembra sempre molto interessante è proprio nel titolo.
A distanza di molti anni (l'ho letto diciassettenne dietro saggio consiglio del mio professore di storia e filosofia ed è passato un bel po' di tempo da allora...) la riflessione che mi sembra sempre molto interessante è proprio nel titolo.
"La banalità del bene"è un esplicito riferimento ad un libro che Hanna Arendt pubblica nel 1963, intitolato "La banalità del male".
Facciamo un piccolo passo indietro.
Hanna Arendt è una delle poche figure femminili della filosofia e della politica del novecento. Di origini ebraiche, cresce e studia alla cattedra di Martin Heidegger, di cui diventa anche l'amante pur senza rinunciare ad un'aspra critica nei confronti del filosofo, quando questi si schiera a favore del nazismo.
Hanna Arendt lascerà la Germania e anche l'Europa, per riparare come molti altri intellettuali negli Stati Uniti.
Nel 1961 si reca a Gerusalemme per assistere al processo contro il gerarca nazista Eichmann. "La banalità del male" è lo scritto che raccoglie i resoconti giornalistici del processo, nonchè le riflessioni politiche e filosofiche della Arendt.
Ed un concetto aggiacciante: Eichmann, come molti altri gerarchi, non ebbe mai la reale percezione del male che stava compiendo. Eseguiva degli ordini, tutto qua. In un'assurda e inspiegabile sospensione del libero arbitrio, si limitava ad obbedire, trovando tutto sommato molto banale ogni sua azione, perchè la semplice risposta ad un ordine che gli era stato impartito.
E' proprio con la stessa naturalezza che si comporta, in modo opposto, Giorgio Perlasca. Sul finire del romanzo Enrico Deaglio, che ha raccolto dallo stesso Perlasca la sua storia, gli domanda se abbia mai avuto la consapevolezza di essere stato un eroe, di aver salvato molte vite umane. Ma Giorgio Perlasca ritiene che la sua condotta sia stata, dopo tutto, molto banale. Afferma che chiunque altro al suo posto si sarebbe comportato come lui.
Ovviamente tutti noi sappiamo che non è vero.
E' questo che Deaglio sembra voler sottolineare. Che esistono persone che coltivano una profonda etica, che non si compiacciono della loro bontà. Che non si preoccupano di guardarsi allo specchio, ma che agiscono.
Giorgio Perlasca, forse senza saperlo, rappresenta il migliore esempio di imperativo categorico kantiano: l'azione morale è quella che l'uomo compie pensando che questo è ciò che qualsiasi altro uomo al suo posto dovrebbe fare. Come se rispondesse ad un imperativo categorico, appunto, ad un ordine etico a cui non si può mai rispondere di no.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Hanna Arendt è una delle poche figure femminili della filosofia e della politica del novecento. Di origini ebraiche, cresce e studia alla cattedra di Martin Heidegger, di cui diventa anche l'amante pur senza rinunciare ad un'aspra critica nei confronti del filosofo, quando questi si schiera a favore del nazismo.
Hanna Arendt lascerà la Germania e anche l'Europa, per riparare come molti altri intellettuali negli Stati Uniti.
Nel 1961 si reca a Gerusalemme per assistere al processo contro il gerarca nazista Eichmann. "La banalità del male" è lo scritto che raccoglie i resoconti giornalistici del processo, nonchè le riflessioni politiche e filosofiche della Arendt.
Ed un concetto aggiacciante: Eichmann, come molti altri gerarchi, non ebbe mai la reale percezione del male che stava compiendo. Eseguiva degli ordini, tutto qua. In un'assurda e inspiegabile sospensione del libero arbitrio, si limitava ad obbedire, trovando tutto sommato molto banale ogni sua azione, perchè la semplice risposta ad un ordine che gli era stato impartito.
E' proprio con la stessa naturalezza che si comporta, in modo opposto, Giorgio Perlasca. Sul finire del romanzo Enrico Deaglio, che ha raccolto dallo stesso Perlasca la sua storia, gli domanda se abbia mai avuto la consapevolezza di essere stato un eroe, di aver salvato molte vite umane. Ma Giorgio Perlasca ritiene che la sua condotta sia stata, dopo tutto, molto banale. Afferma che chiunque altro al suo posto si sarebbe comportato come lui.
Ovviamente tutti noi sappiamo che non è vero.
E' questo che Deaglio sembra voler sottolineare. Che esistono persone che coltivano una profonda etica, che non si compiacciono della loro bontà. Che non si preoccupano di guardarsi allo specchio, ma che agiscono.
Giorgio Perlasca, forse senza saperlo, rappresenta il migliore esempio di imperativo categorico kantiano: l'azione morale è quella che l'uomo compie pensando che questo è ciò che qualsiasi altro uomo al suo posto dovrebbe fare. Come se rispondesse ad un imperativo categorico, appunto, ad un ordine etico a cui non si può mai rispondere di no.
sabato 12 gennaio 2008
Napoli's Garbage
Io adoro Ebay. Questa è una premessa doverosa.


In questi giorni di eco-delirio in quel di Napoli, sono comparsi alcuni annunci per vendere, devo dire con una certa professionalità, l'immondizia accumulata.
Chi è che diceva che per uscire dalla crisi bisogna inventarsi un lavoro?
Posto gli annunci perchè sono veramente pregevoli e vorrei stringere la mano a questi signori.
1. Immondizia originale di Napoli e provincia.
IMMONDIZIA ORIGINALE DI NAPOLI E PROVINCIA.
SOLO LA NOSTRA E' DI QUALITA', STAGIONATA E NON RICICLATA.
ACQUISTA L'ORIGINALE!!!!!
ANCHE IN CONFEZIONE REGALO.
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FAI UN REGALO ALLA PERSONA CHE TI HA LASCIATO, CHE TI HA FATTO QUALCHE SGARRO O UTILIZZALA COME SCHERZO........
SARA' RECAPITATA IN UNA BELLISSIMA CONFEZIONE REGALO PERSONALIZZATA...
SARA' RECAPITATA IN UNA BELLISSIMA CONFEZIONE REGALO PERSONALIZZATA...
2. Immondizia per fare Business _ Monnezza 2008
NON PERDERE LA TUA OCCASIONE,IMMONDIZIA UN PO' STANTIA MA DI BUON LIVELLO E MANIFATTURA, SICURO BUON AFFARE, IN QUANTO HA PASSATO IL FINE D'ANNO 2007 SENZA BRUCIATURE E HA INIZIATO L'ANNO 2008 ALLA GRANDE, DAI SU NON PERDERE LA TUA OCCASIONE.
P.S. SI RICAVA ENERGIA C'E' SOLO UN PROBLEMA DICE CHE PRODUCE DIOSSINA MA CMQ ANCHE QUELLO A QUALCHE COSA SERVIRA'...
P.S. SI RICAVA ENERGIA C'E' SOLO UN PROBLEMA DICE CHE PRODUCE DIOSSINA MA CMQ ANCHE QUELLO A QUALCHE COSA SERVIRA'...
3. Immondizia campana DOC varie metrature, affarone entra-acquistate con la massima fiducia... siamo Power Seller.
IMMONDIZIA CAMPANA DOC DI OLTRE 30 GIORNI OFFRIAMO VARIE TIPOLOGIE E METRATURE. ANDIAMO DA QUELLA DELLE STRADE FINO AD OFFRIRVI QUELLA FUORI ALLE SCUOLE ELEMENTARI.
SIAMO POWER SELLER DI EBAY SINONIMO DI GARANZIA E PROFESSIONALITA'..OLTRE 1000 TRANSAZIONI ANDATE A BUON FINE CON LA SODDISFAZIONE DEI NOSTRI CLIENTI.
SE ACQUISTI PIU' IMMONDIZIA PAGHI SEMPRE UNA SOLA SPEDIZIONE........
RINGRAZIAMENTI VANNO SENZA DUBBIO A QUANTI COLORO DA QUESTA TRAGEDIA HANNO TRATTO PROFITTO ECONOMICO...AI NOSTRI POLITICI DA SEMPRE ATTENTI A QUESTE TEMATICHE ED AI REALI PROBLEMI DELLA GENTE.
GRAZIE ANCORA DA PARTE NOSTRI FIGLI CHE RESPIRANO QUESTA ARIA,CHE VANNO A SCUOLA TRA ALI DI IMMONDIZIA....GRAZIE DAVVERO...
LE PROSSIME ELEZIONI NON ESITEREMO A CONFERMARVI!!!!
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4. Immondizia - monnezza napoletana - Napoli's garbageThe only ones to send monnezza/garbage worldwide...
Vero sacchetto di monnezza Napoletana!!!
Per risolvere il problema immondizia a Napoli compra anche tu un sacchetto di O.G.M.(Original & Genuine Monnezz') Napoletana.Diffida delle imitazioni solo questa è vera immondizia napoletana, prodotta ed assemblata da appositi e specializzati operatori del settore, direttamente in città. Ogni pacchetto viene creato con vena artistica puramente casuale, ma dentro ogni busta puoi trovare: cartoni di vera pizza napoletana D.O.C., pose di caffè, semi e bucce di frutta, buste del latte, lattine di fagioli o ceci o altri legumi, scatolette di tonno, avanzi di pasta, fazzoletti, bottiglie di plastica, giornali e se sei fortunato anche qualche preservativo! Natale è appena passato ma resta sempre e comunque una grande idea regalo, per compleanni, onomastici, lauree o anche solo per portare quella imprevedibile allegria alle feste. Distinguiti dalla massa, compra O.G.M. Napoletana. Potresti essere il primo o uno dei pochi detentori di questi sacchetti che sono in edizione limitata!Affrettati allora e compra la tua monnezza!!!A tua discrezione potrai anche scegliere la tipologia di sacchetto. Ne abbiamo: neri piccoli, neri grandi e gialli medi. Fai la tua offerta e scegli il tuo sacchetto!!!
Buona asta a tutti e che vinca il migliore...
E adesso, qualche immagine che ci riscalda il cuore e ci illustra magnificamente la merce in vendita!


Bere, frizzare, digerire.
No, non è una battuta. E' scritto sulla confezione da 6 bottiglie dell'acqua San Benedetto. Ovviamente frizzante.
Che strano... adesso mi sfugge la parola che starebbe a pennello al posto di "frizzare"...
Che fosse "ruttare"?
Va bene, che sarà mai. Del resto cosa c'è di meglio di quei sani ruttini liberatori che ci insegnano a fare quando siamo tanto piccoli e tanto carini?
Propongo che sulle nuove confezioni sia scritto "Rutto libero". Perchè alla fine io sono per una comunicazione diretta, immediata ed efficace.
Che strano... adesso mi sfugge la parola che starebbe a pennello al posto di "frizzare"...
Che fosse "ruttare"?
Va bene, che sarà mai. Del resto cosa c'è di meglio di quei sani ruttini liberatori che ci insegnano a fare quando siamo tanto piccoli e tanto carini?
Propongo che sulle nuove confezioni sia scritto "Rutto libero". Perchè alla fine io sono per una comunicazione diretta, immediata ed efficace.
domenica 6 gennaio 2008
Ma devo proprio smontare tutto?
Il detto recita che l'Epifania tutte le feste si porta via.
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mercoledì 2 gennaio 2008
questa sì che è vita...
Se il lavoro nobilita l'uomo, le vacanze? Due settimane a casa per le feste di Natale e la vita cambia.
Tralasciamo i primi giorni di panico totale, fino all'impacchettamento, la distribuzione e la consegna di tutti i regali. Dal 26 in poi, inizia la pacchia.
Che poi io mi accontento di molto poco: trascorro le mie giornate a dormire, mangiare, navigare su Internet e guardare tutta la prima serie di Heroes.
La necessità di prendere ritmi di vita differenti al momento onestamente mi sfugge.
Tralasciamo i primi giorni di panico totale, fino all'impacchettamento, la distribuzione e la consegna di tutti i regali. Dal 26 in poi, inizia la pacchia.
Che poi io mi accontento di molto poco: trascorro le mie giornate a dormire, mangiare, navigare su Internet e guardare tutta la prima serie di Heroes.
La necessità di prendere ritmi di vita differenti al momento onestamente mi sfugge.
lunedì 17 dicembre 2007
Chi è Pris?
Apro una piccola parentesi, per spiegare la mia citazione al mondo della fantascienza. Pris è il personaggio del film di Ridley Scott “Blade Runner”, tratto dal famoso libro di Philip K. Dick “Androids Dream of Electric Sheep?”
(in Italia, a seconda delle edizioni, diventa “Cacciatore di Androidi” oppure “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”).
Lo conoscete?
Tutta la trama si gioca sullo scontro di due personaggi chiave: il poliziotto Deckard (nel film Harrison Ford) e il replicante Roy Batty (nel film Rutger Hauer). A Deckard viene assegnata un’importante missione: eliminare i replicanti della serie Nexus 6.
Non sono come tutti gli altri androidi. Chi li ha progettati, infatti, li ha resi quasi identici agli esseri umani, confezionando per ognuno di loro anche ricordi e personalità.
Neanche i replicanti sanno di essere tali. E quando lo scoprono, trovano anche una bella sorpresa: per evitare che la loro capacità di provare emozioni potesse rivelarsi un problema, ad ognuno di loro è stato posto un termine di vita di 4 anni.
I replicanti Nexus 6 quindi si uniscono e, sotto la guida del glaciale Roy Batty, fuggono a Los Angeles dove sperano di poter forzare il dispositivo di controllo e conquistare il loro diritto a vivere.
E Pris? Pris è la ragazza di Roy Batty. Bella e complicata. Affascinante e sfuggente.
Sua è la frase con cui cerca di spiegare che assegnare etichette non è poi così facile: “Io penso Sebastian, quindi sono.”
Da Cartesio ad un mondo cyperpunk. Ecco quello che mi piace della fantascienza: ogni domanda, ogni questione che ha impegnato secoli e secoli di filosofi e pensatori, può cambiare scenario e diventare improvvisamente nuova.
Allora mi sembrava che fosse un bel nome per il mio blog. Alla fine, si dicono sempre le stesse cose. Però può succedere di riuscire a dirle in modo diverso. E potrebbe persino essere utile o interessante.
domenica 16 dicembre 2007
“Come ti sentiresti con l’erba in bocca?”
Con un sacco di roba verde tra i denti, come nel peggiore dei miei incubi.
(Spot Tv AZ Complete alle Erbe)
(Spot Tv AZ Complete alle Erbe)
Lista numero 1: Le cose che mi piacerebbe fare
1. Vincere un milione di euro da Gerry Scotti (e preparare relativa lista di cose da comprare con tutti questi soldi);
2. Trasferirmi definitivamente a Cesenatico;
3. Fare un viaggio a New York che duri possibilmente qualche mese;
4. Aprire una libreria di fantascienza e cercare di non chiuderla nel giro di un anno;
5. Saper suonare il pianoforte coordinando la mano destra con quella sinistra (non ho grandi pretese, tutto sommato!);
6. Essere intervistata da Gigi Marzullo;
7. Ricordarmi una buona volta come si fa ad andare in bicicletta;
8. Prendere un gatto.
2. Trasferirmi definitivamente a Cesenatico;
3. Fare un viaggio a New York che duri possibilmente qualche mese;
4. Aprire una libreria di fantascienza e cercare di non chiuderla nel giro di un anno;
5. Saper suonare il pianoforte coordinando la mano destra con quella sinistra (non ho grandi pretese, tutto sommato!);
6. Essere intervistata da Gigi Marzullo;
7. Ricordarmi una buona volta come si fa ad andare in bicicletta;
8. Prendere un gatto.
Mille liste, una pervesione
Pare che fare liste sia la nuova moda del momento.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/27/rizzo_cinque_cose_che_vorrei_fare.shtml
E allora vuol dire che io ho sempre preceduto i tempi, perché da sempre passo la maggior parte della mia vita a stilare liste.
All’università potevo dire di aver iniziato davvero a preparare un esame solo dopo aver preso un foglio e deciso come suddividere tutti i libri da studiare: ogni giorno, un tot di pagine di ogni libro, più giorni dedicati a schemi e riassunti e ripasso generale …
Una volta terminato il mio bel programmino inutile, avevo perso talmente tanto tempo, che una giornata era andata e la lista era già da rifare.
Da qui in poi ho preparato: liste per le cose da fare prima di partire per ogni vacanza, lista dei regali di natale (con relativo archivio dei regali fatti), lista delle cose che vorrei comprare avendo abbastanza soldi a disposizione, lista delle persone da invitare al compleanno, lista delle cose da mettere in ordine, lista delle telefonate da fare e via dicendo.
La lista della spesa, invece, di solito la lascio a casa.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/27/rizzo_cinque_cose_che_vorrei_fare.shtml
E allora vuol dire che io ho sempre preceduto i tempi, perché da sempre passo la maggior parte della mia vita a stilare liste.
All’università potevo dire di aver iniziato davvero a preparare un esame solo dopo aver preso un foglio e deciso come suddividere tutti i libri da studiare: ogni giorno, un tot di pagine di ogni libro, più giorni dedicati a schemi e riassunti e ripasso generale …
Una volta terminato il mio bel programmino inutile, avevo perso talmente tanto tempo, che una giornata era andata e la lista era già da rifare.
Da qui in poi ho preparato: liste per le cose da fare prima di partire per ogni vacanza, lista dei regali di natale (con relativo archivio dei regali fatti), lista delle cose che vorrei comprare avendo abbastanza soldi a disposizione, lista delle persone da invitare al compleanno, lista delle cose da mettere in ordine, lista delle telefonate da fare e via dicendo.
La lista della spesa, invece, di solito la lascio a casa.
giovedì 28 giugno 2007
Web 2.0
Non si parla d'altro e come spesso accade, anche a sproposito.
Così aumentano i clienti che chiedono un nuovo progetto "ma mi raccomando, che abbia dentro del web 2.0!"
Tutti dicono di sì ed annuiscono con una determinazione che mi incute un po' di timore, poi in macchina, di rientro dalla riunione, mi chiedono: "ma esattamente... che cos'è?"
Molto bene.
Alla fine mi ritrovo a leggere, studiare, documentarmi, raccogliere dati.
Poi un pensiero mi attraversa la mente e vado a ripescare un progetto scritto due anni e mezzo fa, tra l'altro per lo stesso cliente. C'era dentro una community che diventava già una specie di social network, una bacheca che assomigliava ad un photosharing, aree private che ricordano my space ed una navigazione tridimensionale che adesso farebbe dire a chiunque "ma c'è già Second Life!"
Ma allora? Eravamo dei geni quando in un brain storming delirante abbiamo prodotto questo progetto?
Forse no. Forse è un po' la stessa storia della guerrilla marketing, che è una gran bella rivoluzione, ma alla fine i volantini sono venuti giù dal cielo parecchi decenni fa, per la prima volta.
La morale? Quello che è rivoluzionario non è mai uno strumento, ma piuttosto una prospettiva di pensiero. Per quanto mi riguarda, il web 2.0 è fatto da qualcuno che non sta davanti al computer a cercare un'informazione e poi a leggerla. E' un salto in avanti del pensiero.
E come tutte le rivoluzioni, quindi, ci ritroviamo a raccontarle quando sono già accadute da un pezzo, anche se magari non ce ne siamo accorti subito.
La cosa bella, è che comunque ne siamo stati protagonisti.
Così aumentano i clienti che chiedono un nuovo progetto "ma mi raccomando, che abbia dentro del web 2.0!"
Tutti dicono di sì ed annuiscono con una determinazione che mi incute un po' di timore, poi in macchina, di rientro dalla riunione, mi chiedono: "ma esattamente... che cos'è?"
Molto bene.
Alla fine mi ritrovo a leggere, studiare, documentarmi, raccogliere dati.
Poi un pensiero mi attraversa la mente e vado a ripescare un progetto scritto due anni e mezzo fa, tra l'altro per lo stesso cliente. C'era dentro una community che diventava già una specie di social network, una bacheca che assomigliava ad un photosharing, aree private che ricordano my space ed una navigazione tridimensionale che adesso farebbe dire a chiunque "ma c'è già Second Life!"
Ma allora? Eravamo dei geni quando in un brain storming delirante abbiamo prodotto questo progetto?
Forse no. Forse è un po' la stessa storia della guerrilla marketing, che è una gran bella rivoluzione, ma alla fine i volantini sono venuti giù dal cielo parecchi decenni fa, per la prima volta.
La morale? Quello che è rivoluzionario non è mai uno strumento, ma piuttosto una prospettiva di pensiero. Per quanto mi riguarda, il web 2.0 è fatto da qualcuno che non sta davanti al computer a cercare un'informazione e poi a leggerla. E' un salto in avanti del pensiero.
E come tutte le rivoluzioni, quindi, ci ritroviamo a raccontarle quando sono già accadute da un pezzo, anche se magari non ce ne siamo accorti subito.
La cosa bella, è che comunque ne siamo stati protagonisti.
lunedì 14 maggio 2007
Essere Ugly
Ok, il nuovo Ugly Betty non l'ho ancora visto e nutro una certa antipatia per quelli che commentano prima di conoscere.


Se questo è un brutto anatroccolo, vorrei esserlo anch'io.
Ma la mia è una considerazione di contorno, o forse neanche tanto, non lo so...
Insomma, la storia gravita intorno ai tentativi, per lo più goffi, che una giovane donna intelligente ma brutta compie per affrancarsi dalla considerazione che tutti hanno di lei: quella del brutto anatroccolo. Fin qui ci siamo, non incredibilmente originale, ma contiamo tutti su una buona dose di ironia. (Che per definizione sempre si abbina al non essere molto carine...)
Però mi è venuta la curiosità di vedere chi è l'attrice, immaginando che non fosse proprio un brutto anatroccolo..
Bene. Questa è America Ferrera nei panni di Betty Suarez, protagonista della sitcom:
Questa è invece l'attrice che posa per i fotografi con una maglietta che richiama il telefilm, come una vera ragazza della porta accanto:

E per finire, questa è una foto in cui l'attrice è protagonista di un vero ritratto fotografico molto patinato:

Se questo è un brutto anatroccolo, vorrei esserlo anch'io.
Che te lo Dico a fare....
Se quella di ieri è stata la giornata del "Family Day", oggi è davvero il "The Day After". Ognuno dice la sua e si accapiglia scagliandosi contro qualcuno e rendendosi paladino di qualcunaltro.
Però.
Onestamente.
Confesso che mi annoio mortalmente. Io che amo appassionarmi per la politica. Io che non sono certo per il "qualunquismo" del tipo "ma sì, tanto è tutto uguale, tutta una questione politica" (in questi casi, stranamente bisogna leggere "politca" con "merda" o con un sinonimo, ugualmente disgustoso).
Però mi annoio.
A me non frega nulla di quello che altre persone decidono per la loro vita.
Trovo incredibile che qualcuno non abbia di meglio da fare che occuparsi della mia.
Anzi. Forse non mi sposo perchè al mio matrimonio inevitabilmente qualcuno dovrebbe farsi i fatti miei.
E' possibile che gli altri non provino la stessa noia?
Non si accorge nessuno che ci sono cose più interessanti ed importanti?
Però.
Onestamente.
Confesso che mi annoio mortalmente. Io che amo appassionarmi per la politica. Io che non sono certo per il "qualunquismo" del tipo "ma sì, tanto è tutto uguale, tutta una questione politica" (in questi casi, stranamente bisogna leggere "politca" con "merda" o con un sinonimo, ugualmente disgustoso).
Però mi annoio.
A me non frega nulla di quello che altre persone decidono per la loro vita.
Trovo incredibile che qualcuno non abbia di meglio da fare che occuparsi della mia.
Anzi. Forse non mi sposo perchè al mio matrimonio inevitabilmente qualcuno dovrebbe farsi i fatti miei.
E' possibile che gli altri non provino la stessa noia?
Non si accorge nessuno che ci sono cose più interessanti ed importanti?
martedì 27 marzo 2007
Signor sindaco Letizia Moratti,
non desidero certo insegnarle il mestiere, ma vorrei raccontarle un paio di cose sulla città che dovrebbe “governare”.
La prima cosa è che a Milano la gente verso le 8 di sera cerca di tornare a casa dal lavoro. Alcuni usano la macchina. Ha mai notato il traffico a quell’ora? Insomma, lo si può intuire. Corso Buenos Aires è una delle arterie della città e non solo viene percorsa, ma soprattutto attraversata.
Ecco perché non è particolarmente furbo, alle 8 di sera, bloccare la città da Porta Venezia a Piazzale Loreto. Personalmente ci ho messo un’ora e mezza per superare il blocco del traffico, ma immagino che le istanze personali non siano significative.
Però ha mai pensato al perché, in genere, le manifestazioni si fanno nel week end e si prediligono le strade già normalmente chiuse al traffico? Non so, magari le signore ingioiellate che ho visto passare con i loro cartelli, sarebbero state più contente di sfilare, ops manifestare, in Corso Vittorio Emanuele.
L’altra cosa è che manifestare è un diritto sacrosanto, ci mancherebbe altro.
Però la invito a riflettere sul fatto che la sicurezza non è semplicemente figlia del presidio delle forze dell’ordine. Soprattutto è figlia di servizi e di strutture efficienti.
Se Milano cominciasse ad essere una città all’altezza delle sue potenzialità, se sapesse essere accogliente e solidale, se esistessero infrastrutture e soluzioni su misura delle esigenze dei singoli e della collettività, se fosse in grado di offrire luoghi di incontro per i cittadini dagli 0 ai 100 anni, se le aspettative sulla qualità di vita e di relazione fossero migliori, allora forse (ma dico forse) qualcosa in più si potrebbe ottenere.
Se vuole, mettiamo più polizia.
Ma non è che mi sentirei più sicura così. E lei?
La prima cosa è che a Milano la gente verso le 8 di sera cerca di tornare a casa dal lavoro. Alcuni usano la macchina. Ha mai notato il traffico a quell’ora? Insomma, lo si può intuire. Corso Buenos Aires è una delle arterie della città e non solo viene percorsa, ma soprattutto attraversata.
Ecco perché non è particolarmente furbo, alle 8 di sera, bloccare la città da Porta Venezia a Piazzale Loreto. Personalmente ci ho messo un’ora e mezza per superare il blocco del traffico, ma immagino che le istanze personali non siano significative.
Però ha mai pensato al perché, in genere, le manifestazioni si fanno nel week end e si prediligono le strade già normalmente chiuse al traffico? Non so, magari le signore ingioiellate che ho visto passare con i loro cartelli, sarebbero state più contente di sfilare, ops manifestare, in Corso Vittorio Emanuele.
L’altra cosa è che manifestare è un diritto sacrosanto, ci mancherebbe altro.
Però la invito a riflettere sul fatto che la sicurezza non è semplicemente figlia del presidio delle forze dell’ordine. Soprattutto è figlia di servizi e di strutture efficienti.
Se Milano cominciasse ad essere una città all’altezza delle sue potenzialità, se sapesse essere accogliente e solidale, se esistessero infrastrutture e soluzioni su misura delle esigenze dei singoli e della collettività, se fosse in grado di offrire luoghi di incontro per i cittadini dagli 0 ai 100 anni, se le aspettative sulla qualità di vita e di relazione fossero migliori, allora forse (ma dico forse) qualcosa in più si potrebbe ottenere.
Se vuole, mettiamo più polizia.
Ma non è che mi sentirei più sicura così. E lei?
Keroro Corona
Diciamocelo: Keroro è la migliore rana extraterrestre che la televisione ci abbia mai regalato.E bisogna anche ammettere che Keroro è sempre sul pezzo.
Oggi ho avuto la fortuna di vedere una puntata che è pura attualità.
La puntata inizia con Keroro che non sopporta più di ascoltare gli sproloqui di Natsumi (la ragazzina terrestre di cui è “ospite”) nei confronti di un fantomatico cagnolino che desidererebbe tanto avere.. Così per non saper né leggere né scrivere, si vendica e la trasforma direttamente in un cane. E fin qua, è solo una rana con il senso dell’umorismo.
Ed ecco il tocco di genio: attraverso un’astuta strategia, Keroro fa in modo che Natsumi-cane sia accolta in casa dal ragazzo di cui lei è da sempre innamorata, per scattarle poi fotografie equivoche e compromettenti. Eh sì, perché in realtà Keroro ha la facoltà di vederla nelle sue sembianze umane e quindi la può ritrarre mentre si fa coccolare dall’amichetto come solo un cucciolo potrebbe fare e come invece una simpatica fanciulla sarebbe opportuno non facesse.
Ma allora Keroro è forse il guru di Corona?
Ma non è che adesso Woodcock fa intercettare anche lui?
lunedì 26 marzo 2007
Moratti e l’ombrello
Presidente, la prego, non si curi di loro.
Se qualcuno ha il diritto di fare il gesto dell’ombrello è lei, e solo lei.
Parafrasando De Gregori “non è mica da questi particolari che si giudica… un presidente”.
Io aggiungerei anche, un signore.
Ma perché, secondo lei, la gente confonde “signore” con “pirla”?
Lei, Presidente, è un signore. Mica un pirla.
Se qualcuno ha il diritto di fare il gesto dell’ombrello è lei, e solo lei.
Parafrasando De Gregori “non è mica da questi particolari che si giudica… un presidente”.
Io aggiungerei anche, un signore.
Ma perché, secondo lei, la gente confonde “signore” con “pirla”?
Lei, Presidente, è un signore. Mica un pirla.
Pubblicità Vigorsol
Una volta le gomme da masticare rinfrescavano l’alito.
Adesso producono flatulenze da brivido.
Che ci sia un messaggio subliminale, tipo che ormai abbiamo tutti la faccia come il culo?
Adesso producono flatulenze da brivido.
Che ci sia un messaggio subliminale, tipo che ormai abbiamo tutti la faccia come il culo?
Evviva il cliente bastardo!
L’ennesimo cliente che si crede furbo.
Richiede un lavoro, lo annulla quando è già stato realizzato, poi però lo usa lo stesso.
E si rifiuta di pagarlo, ma soprattutto mi dice:
“non sei professionale! Devi guardare avanti, archiviare questa esperienza considerandomi semplicemente uno stronzo e lavorare su nuovi progetti. Se perdi tempo a richiedere pagamenti arretrati vuol dire che non sei un professionista e non hai da lavorare!”
Congratulazioni.
Questa sì che la archivio perché è davvero pregevole.
Richiede un lavoro, lo annulla quando è già stato realizzato, poi però lo usa lo stesso.
E si rifiuta di pagarlo, ma soprattutto mi dice:
“non sei professionale! Devi guardare avanti, archiviare questa esperienza considerandomi semplicemente uno stronzo e lavorare su nuovi progetti. Se perdi tempo a richiedere pagamenti arretrati vuol dire che non sei un professionista e non hai da lavorare!”
Congratulazioni.
Questa sì che la archivio perché è davvero pregevole.
Cecchi Paone forever
Omosessuali di tutto il mondo unitevi.
Avete già i vostri problemi. Perché adesso anche lui?
I tempi in cui viviamo stanno temprando la vostra capacità di sopportazione, lo so.
Portate pazienza.
Avete già i vostri problemi. Perché adesso anche lui?
I tempi in cui viviamo stanno temprando la vostra capacità di sopportazione, lo so.
Portate pazienza.
venerdì 23 marzo 2007
Giorgino mio!
Lunedì 19 marzo 2007 – Ore 15.30 (più o meno)
TG1 Edizione Straordinaria per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Giorgino è in diretta telefonica con Gino Strada.
“Dove si trova ora Mastrogiacomo?” chiede.
Gino Strada risponde “a pochi metri da me”.
Wow. Scoop, penso io.
Zapping veloce: gli altri si barcamenano con inviati ed agenzie stampa.
Torno sul TG1.
Giorgino, con grande rispetto e prudenza, chiede se sia possibile parlare con Matrogiacomo, anche soltanto per portargli i saluti e la gioia degli italiani.
Gino Strada risponde: “Ci provo…”
Ultra wow. Mega Scoop!
Caspita, penso io, Giorgino ha fatto il colpaccio. Il primo in assoluto ad avere l’ex-ostaggio in diretta telefonica e neanche mezz’ora dalla sua liberazione!
Ma è un attimo.
Appaiono sul monitor di Giorgino le immagini della conferenza stampa di Prodi.
“Grazie Strada, siamo in collegamento con il Presidente del Consiglio per la dichiarazione ufficiale …”
Giorgino, ma sei impazzito?
Fede ti avrebbe mangiato vivo…
TG1 Edizione Straordinaria per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Giorgino è in diretta telefonica con Gino Strada.
“Dove si trova ora Mastrogiacomo?” chiede.
Gino Strada risponde “a pochi metri da me”.
Wow. Scoop, penso io.
Zapping veloce: gli altri si barcamenano con inviati ed agenzie stampa.
Torno sul TG1.
Giorgino, con grande rispetto e prudenza, chiede se sia possibile parlare con Matrogiacomo, anche soltanto per portargli i saluti e la gioia degli italiani.
Gino Strada risponde: “Ci provo…”
Ultra wow. Mega Scoop!
Caspita, penso io, Giorgino ha fatto il colpaccio. Il primo in assoluto ad avere l’ex-ostaggio in diretta telefonica e neanche mezz’ora dalla sua liberazione!
Ma è un attimo.
Appaiono sul monitor di Giorgino le immagini della conferenza stampa di Prodi.
“Grazie Strada, siamo in collegamento con il Presidente del Consiglio per la dichiarazione ufficiale …”
Giorgino, ma sei impazzito?
Fede ti avrebbe mangiato vivo…
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